Seconda puntata della rubrica "Diggin' Out" (leggi la prima). In questa spazio, come al solito, parleremo di dischi di uscita non recente che vale la pena, per un motivo o per l'altro, scoprire (o riscoprire…).

 

recensione

The Cancer Conspiracy - "The Audio Medium" (Big Wheel)

Track List
1.
…To sleep 2. Broken heartbeats gathered and rebroadcast 3. Our minds active nightlife 4. Loft complication 5. Silence of underwater traffic 6. Audio Medium: A. Conversation with a wall 7. B. Interrupt feed 8. C. Divided heir 9. D. Live through the age of radio

file under:
post-rock/psychedelic/math-rock


rsvp:

Godspeed You! Black Emperor, Sigur Ròs, Cave In, Pink Floyd.

contatti: Big Wheel Recreation website


 

recensione

Codeseven - "A Sense Of Coalition" (The Music Cartel)

Track List
1.
2. Back and forth 3. H.T.S. 4. Menthol kings 5. What makes them tick 6. Snowballing 7. Hymn 8. Misled 9. Daily ethic 10. Incommunicado 11. Boys of summer (Don Henley cover)

file under:
hardcore/crossover


rsvp:

BoySetsFire, Snapcase, Refused, Deftones, Korn.

contatti: Codeseven official website


 

recensione

DNTEL - "Life Is Full Of Possibilities" (Plug Research)

Track List
1.
Umbrella 2. Anywhere anyon 3. Pillowcase 4. Fear of corners 5. Suddenly is sooner than you think 6. Life is full of possibilities 7. Why i'm so unhappy 8. Fireworks 9. (This is) The dream of Evan and Chan 10. Last songs

file under:
indietronica


rsvp:

The Postal Service, Múm, Figurine, The Notwist.

contatti: Plug Research website


 

recensione

The Gloria Record - "S/T" (Crank!)

Track List
1.
Ozona & Sonora 2. Grace the snow is here 3. Torch yourself 4. Ode to new grass 5. Grain towers, telephone poles 6. Sonora & Ozona

file under:
emo


rsvp:

Mineral, Sunny Day Real Estate.

contatti: The Gloria Record official website


 

recensione

The Honor System - "Single File" (Asian Man Records)

Track List
1.
Nails 2. The blaming game 3. Saints 4. Decompose 5. Facelift 6. Flight 7. Fool's gold 8. Muffled by concrete 9. Sit pretty 10. Wax wings

file under:
indie-rock/emo-punk


rsvp:

The Lawrence Arms, Jawbreaker, Jets To Brazil.

contatti: The Honor System official website


 

recensione

Justin Sane - "Life, Love, And The Pursuit Of Justice" (A-F Records)

Track List
1.
For Pat 2. On the streets tonight 3. If it's good for the economy, I'm for it! 4. 61C days turned to mights 5. The youth of the modern world 6. The worst case scenario survival handbook 7. The critical writing assignment 8. We found a place (These are the days) 9. Thanks for the letter 10. Cassette deck, road trip, Grand Canyon 11. Where has my country gone? 12. College Avenue 13. Tommy Gun

file under:
folk-punk/punk rock solo chitarra e voce


rsvp:

Joe Strummer, Anti-Flag, The Bouncing Souls.

contatti: A-F Records website


 

recensione

Planes Mistaken For Stars - "S/T" (Deep Elm Records)

Track List
1.
Copper and stars 2. Division 3. The time it took 4. The past two 5. Somewhere in september 6. Standing still fast 7. Knuckle hungry 8. Where the arrow went out

file under:
post-hardcore/emocore


rsvp:

Hot Water Music, Small Brown Bike, Sunny Day Real Estate.

contatti: Planes Mistaken For Stars official website


 

Incantevole e talora sorprendente il post-rock psichedelico dei The Cancer Conspiracy, tutto giocato su litanie pianistiche alà Godspeed You! Black Emperor ed aperture decisamente "siguròsiane" (vedi l'incipit …To sleep, oppure Silence of underwater traffic) avvicendate da tecnicismi progressive e math che guardano un po' dalla parte dei Cave In più sperimentali (ricordate certe uscite di "Creative Eclipses" e "Jupiter"?).
"The Audio Medium", licenziato nel 2001 dalla Big Wheel Recreation (etichetta interessante ma, nell'ultimo periodo, inspiegabilmente paralizzata), è un'esperienza sonora ai limiti della realtà terrena: sognanti, imprevedibili e molto dilatate, le composizioni strumentali - solcate da sintetizzatori ed effettistica varia ma anche cariche di strumenti tradizionali, in primis il pianoforte - rapiscono l'ascoltatore e lo portano davvero in una dimensione "altra"; le vorticose variazioni di ritmi e di atmosfere assicurano, inoltre, adeguata complessità al disco, tenendo lontano il rischio della monotonia. Nelle circostanze maggiormente energiche, per dire, in mente possono venire alcune moderne espressioni post-hardcore: nonostante non si raggiungano assolutamente mai, nemmeno in casi circoscritti, picchi di violenza/intransigenza sonora di rilievo, pieces come Our minds active nightlife e Loft complication (una sorta di post-jazz fuori di testa, quest'ultima), debitamente rinvigorite, potrebbero far parte del repertorio di gente come Dillinger Escape Plan e Converge!
Inutile precisare che questo è un prodotto rivolto essenzialmente ad un pubblico, per così dire, già "erudito", ovvero ad una tipologia di ascoltatori con un determinato background musicale, sicuramente alquanto "colto": insomma, non è facile per tutti saper accettare di buon grado tre quarti d'ora di musica di siffatta foggia e per di più interamente senza parti vocali.

Notizia di solo qualche giorno fa: i Codeseven hanno appena firmato un contratto con Equal Vision Records, con la quale presto faranno uscire un nuovo album. L'occasione è propizia, dunque, per andare ad indagare nel passato di questa band di base nella Carolina del Nord.
I Codeseven nel corso della propria carriera hanno, disco dopo disco, continuamente evoluto il proprio sound; questo
"A Sense Of Coalition", pubblicato nell'ormai lontana estate del 1998, presenta un hardcore duro ma assolutamente non monolitico che via via si ammanta di svariate influenze - metal, crossover (H.T.S. sembra uno dei pezzi più robusti dei Rage Against The Machine!), rock alternativo, noise - per dipanarsi in maniera inconsueta fino a sfociare in pezzi estremamente "nu-metallosi" come Hymn, tra Korn e Coal Chamber, o nella melodia di Incommunicado. Dulcis in fundo, una cover di Boys of summer, il successo di Don Henley degli Eagles recentemente interpretato anche dagli Ataris (i quali addirittura ne hanno fatto un singolo del loro ultimo album); per inciso, la versione dei Codeseven è di gran lunga migliore di quella di Kris Roe e soci.
Concludendo: se teniamo conto anche dell'epoca di uscita di questo disco, abbastanza remota, allora abbiamo più chiaro il quadro di un gruppo di qualità e con delle idee che era destinato ad ampliare la propria audience. Ciò avviene con un po' di ritardo, è vero, ma d'altra parte molte realtà ugualmente promettenti non arrivano mai a far parte dei roster di etichette come Equal Vision.

"Indietronica" lo chiamano - con un bel tocco di classe linguistica - già da un po' di tempo questo tipo di musica che unisce il modus operandi dell'elettronica propriamente detta con atmosfere, temi e sentimenti presi direttamente in prestito dal rock "indipendente". Musica fatta sì con l'ausilio quasi esclusivo dell'elettronica (inserti di voci e di chitarre a parte) ma dove, in parole povere, si privilegia sistematicamente l'aspetto emotivo a quello tecnico/produttivo (nonché, ovviamente, commerciale).
In fondo, non si tratta di niente di più della contrazione dell'espressione "Indie + Elettronica", ma vuoi mettere l'effetto che fa a chiamarla "Indietronica"?! Beh, tutta un'altra cosa, senz'altro! Amenità a parte, questo cappello è da una parte dovuto, dall'altra funzionale all'introduzione di
"Life Is Full Of Possibilities" di
DNTEL (2001, Plug Research), semplicemente uno dei dischi fondamentali nell'eventualità si voglia iniziare ad inquadrare il fenomeno ed entrare in contatto con questa frangia dell'elettronica "calda" che, come dicevamo, a ben vedere ha molti più punti di contatto - non solo intellettuali ed "attitudinali" - con l'indie, il post-rock e persino con lo shoegazing che non con il mondo dei club o delle discoteche.
Insomma, parliamo delle cose che abitualmente fanno Mùm, Notwist, Lali Puna, gruppi di cui la maggior parte di voi avrà sicuramente perlomeno sentire parlare, e che qualcun altro, sempre tra di voi, apprezza ed ascolta regolarmente. Dietro all'acronimo DNTEL si nasconde Jimmy Tamborello, artista di cui parlammo già parecchio tempo fa in occasione del progetto The Postal Service: è lui che, insieme a Benjamin Gibbard dei Death Cab For Cutie, ha messo su la band "virtuale" autrice del fortunato
"Give Up". Ma non solo: Jimmy ha fatto parte della ormai sciolta rock band Strictly Ballroom e attualmente suona anche nella formazione techno-pop Figurine.
E' chiaro che questo retroterra culturale ibrido ha influito decisamente sul suono di DNTEL - che è lento, malinconico, penetrante, evocativo, arricchito da melodie pop e rimandi emo, anche se in un'occasione (parliamo di
Fireworks) Tamborello non disdegna di lanciarsi anche in beat più che vagamente dance! - ma non da meno è stato il peso dei tanti ospiti apparsi su questo lavoro, in veste di vocalist o di chitarristi: Chris Gunst (Beachwood Sparks, ex Strictly Ballroom), Mia Doi Todd, Meredith Figurine (Figurine), Rachel Haden (ex That Dog), Paul Larson (Athalia, ex Strictly Ballroom) e Brian McMahan (The For Carnation, e un tempo nei seminali Slint). Naturalmente risponde presente anche Ben Gibbard: la collaborazione in (This is) The dream of Evan and Chan ha, di fatto, preparato il terreno a The Postal Service.
Un compact disc assolutamente raccomandato a chiunque ami la musica che proviene direttamente dal muscolo cardiaco, al di là di quali strumenti vengano utilizzati per crearla.

La storia è piuttosto nota, e probabilmente l'abbiamo già raccontata in queste pagine: come conseguenza della dipartita dei grandi Mineral, si formarono due nuovi gruppi, Pop Unknow e The Gloria Record. Nei primi confluì il batterista Gabe Wiley e il chitarrista Scott McCarvery, nei secondi si ritrovarono il cantante/axeman Chris Simpson e il bassista Jeremy Gomez.
Questo ep di sei tracce è il primo prodotto discografico targato The Gloria Record, uscito a fine '98 su Crank! Records, e presenta in modo schietto e assolutamente non mediato tutti quegli elementi e quelle idee che nei lavori successivi la band ha, poi, affinato e portato a maturazione (si veda, ad esempio, la più complessa ed ambiziosa opera del 2002,
"Start Here"). Le atmosfere pigre e languide, l'inconfondibile e magico timbro di Simpson che a volte va ben al di là della ipotetico confine che divide una voce intonata da una sgraziata (o, meglio, svogliata), le melodie struggenti che colpiscono istantaneamente al cuore.
Un mini-cd fantastico che non può assolutamente mancare nella collezione di ogni amante del genere. Da lacrime: è l'apoteosi dell'Emo.

Disco di debutto per questa ottima band, allora - era il 2000 - accasata presso la Asian Man Records, ed in seguito passata anche su Double Zero ("100% Synthetic", 2001) e Grey Flight ("Rise And Run", 2003). Le note biografiche raccontano che The Honor System è il risultato dello split-up dei The Broadways, combo dell'underground di Chicago a sua volta derivato dagli Slapstick e dalle cui ceneri sono scaturiti anche i Lawrence Arms di Brendan Kelly e Chris McCaughan: un bell'intreccio di storie (e di probabili litigi), non c'è che dire.
"Single File" forse non è neppure la produzione migliore della formazione capeggiata da Dan Hanaway e Rob DePaola, ma di sicuro è la più sincera e, in ogni caso, mette in mostra completamente la loro capacità di saper scrivere ed interpretare canzoni di spessore tra indie-rock melodico (tipo primi Jets To Brazil) e proto-emo-punk (alla Jawbreaker): un personaggio quale Blake Schwarzenbach deve evidentemente aver significato molto a livello d'ispirazione per questi ragazzi, ma ciò non va a discapito di un certo piglio personale sempre piuttosto presente.
Un articolo stra-consigliato agli amanti del punk rock "adulto" e passionale.

Oltre ad essere il frontman dei celebri Anti-Flag, Justin Sane si diverte (o perlomeno, si divertiva fino al 2002, anno di uscita di questo disco) ad incidere canzoni punk di protesta anche accompagnato solamente dalla sua chitarra, talvolta acustica, più spesso elettrica pur senza eccessive distorsioni.
Rispetto alle cose fatte con la propria band, che ad ogni modo resta la sua occupazione principale, in
"Life, Love, And The Pursuit Of Justice" l'aspetto intimista risulta, com'era facile prevedere, maggiormente marcato, ma le parole colpiscono sempre e comunque duramente al cuore dell'America, quella peggiore, quella della guerra preventiva, delle contraddizioni sociali e dello sviluppo economico indiscriminato. Woodie Guthrie docet.
Sul lato musicale, l'ammirazione di Justin Sane per un personaggio come Joe Strummer è talmente grande da convincerlo ad intitolare una traccia di questo album, l'ultima,
Tommy Gun: non si tratta, dunque, della cover del ben più famoso brano dei Clash, ma l'omaggio è stato ugualmente tributato. Il Nostro suona punk rock (melodico) come si può suonare punk rock (melodico) con l'esclusivo ausilio di una chitarra e della propria voce, in aggiunta ad un lieve sentore folkeggiante, percepibile di tanto in tanto. I pezzi sono carini, sebbene soffrano fin troppo visibilmente della carenza di un sostegno ritmico.
In definitiva, questo lavoro è poco più di uno sfizio personale: legittimo, sincero e sicuramente dignitoso, per quanto spesso non troppo rilevante sotto il profilo artistico; d'altra parte, Justin Sane ha lasciato in giro qualche appunto sparso che in futuro potrebbe essere ripreso e sviluppato in maniera più interessante e convincente. Sempre che ci sia la volontà dell'autore, il quale potrebbe anche aver già archiviato questa esperienza, di certo tutt'altro che entusiasmante.

L'avventura chiamata Planes Mistaken For Stars inizia qui, con l'uscita dell'omonimo ep su Deep Elm Records nel 1999.
I ragazzi originari dell'Illinois, oltre a vantare - a mio giudizio - il miglior nome in assoluto tra i gruppi in attività (l'immaginario che scatena il loro monicker è da pelle d'oca!), possiedono uno stile unico, che ha influenzato decine di formazioni dell'attuale scena emo, costruito attorno alla continua contrapposizione/giustapposizione di situazioni aggressive, urlate e concitate, ben dentro i recinti dell'hardcore più adrenalinico, con intervalli di pacatezza contraddistinti da soffici arpeggi di chitarre in cui si appoggia la voce sempre roca, ma in questi momenti placida, del singer.
Detto così, ai profani potrebbe sembrare di avere a che fare con una band simile ai vari Finch, Thrice, A Static Lullaby,
and so on, ma in verità questa è tutta un'altra storia. Il suono è vissuto, viscerale, apparentemente (o effettivamente) disorganizzato, a tratti caotico, non freddamente iperprodotto come, ad esempio, l'ultimo album dei Funeral For A Friend. Questo non è "nu-emo": i Planes Mistaken For Stars "questa roba" la suonavano già quando NESSUNO se la cagava, ed ora che suonare così fa addirittura conquistare copertine sulle riviste più patinate in circolazione - pensate un po' - i Planes Mistaken For Stars "questa roba" hanno deciso di non suonarla più.
I loro ultimi lavori mostrano, infatti, uno stile ben più diretto ed ostico. Insospettabili. Imprescindibili.

(aob - 28/3/04)