Primo appuntamento con la rubrica "Diggin' Out", in cui tratteremo di volta in volta una manciata di dischi appositamente non nuovissimi, e in qualche caso anche abbastanza datati, che hanno, comunque, uno o più punti d'interesse che vale la pena mettere in evidenza. Nonché per cercare di tirare fuori dall'anonimato alcune realtà più sotterranee. Ancora, per ampliare il più possibile la panoramica sulle diverse scene musicali che trattiamo quotidianamente. Perché parlare di tutto e in tempi immediati è umanamente impossibile…

 

recensione

Ambrose - "The Grace Of Breaking Moments" (Defiance)

Track List
1.
Been there done that 2. Analysis of beauty 3. Full moon minute 4. Sleeper 5. Tiny universe 6. Thin 7. Silent spring 8. Mediated 9. Eclipse 10. But worth of denying 11. Nowhere no. 35 12. Everday wish 13. Untold 14. Reminder

file under:
emo/indie-rock


rsvp:

The Get Up Kids, Mineral.

contatti: Defiance Records website


 

recensione

The Closer I Get - "Once, Like A Spark" (autoproduzione)

Track List
1.
East Coast is for lovers 2. Take two fake hopes and go to sleep 3. Bedside stories of Allegheny County 4. Bleeding gets you nowhere 5. Marie 6. I'm a wanter 7. The hottest state

file under:
rock-punk-emo-pop acustico


rsvp:

Dashboard Confessional, Feeling Left Out, Midtown, The Ataris, Yellowcard.

contatti: The Closer I Get official website


 

recensione

Death On Wednesday - "Songs To ____ To" (SideCho)

Track List
1.
Simple life 2. Born to bleed 3. Falling 4. Sympathy 5. Wait for love 6. untitled

file under:
indie-rock'n'roll


rsvp:

Social Distortion, Alkaline Trio, Misfits, The Smiths, Smoking Popes.

contatti: Death On Wednesday official website


 

recensione

Element 101 - "More Than Motion" (Tooth and Nail)

Track List
1.
Fade away 2. Stop breathing 3. The fragile 4. Love has no sound 5. This time around 6. Something like a dream 7. Angel blue eyes 8. A song 9. Under the ocean 10. My darkest night

file under:
indie pop-rock


rsvp:

The Sundays, The Rocking Horse Winner, The Start, The New Pornographers, The Go Go's.

contatti: Element 101 official website


 

recensione

Long Since Forgotten - "All The Things You Said" (Rocketstar)

Track List
1.
What she said 2. Some sort of meaning 3. Posters on the wall 4. Call you later 5. The stars and you 6. Bridge it or break it 7. Considering you 8. Once more 9. A million reasons 10. All our words

file under:
emo/indie-rock


rsvp:

Jimmy Eat World, Spitalfield.

contatti: Long Since Forgotten official website


 

recensione

Pale - "How To Survive Chance" (Defiance)

Track List
1.
Girl afraid 2. Goodbye trouble 3. Sometimes somewhere 4. Karaoke queen 5. Pinky tunes 6. Everytime you say "Hey" 7. (I am your) 808 8. Let's get it on 9. All walls are bricks 10. Drop that beat 11. Thank you finsbury 12. Hello, lucky thing 13. How to survive chance

file under:
indie-rock/emo


rsvp:

Ben Folds Five, Jets To Brazil, Jimmy Eat World, Counting Crows.

contatti: Pale official website


 

recensione

Seville - "Waiting In Seville" (Fiddler)

Track List
1.
Reformer 2. Transmission 3. Cold shoulder 4. Cast it 5. Sleep on my side 6. Waking up

file under:
emo-punk/college rock


rsvp:

Jawbreaker, Samiam, Braid, Duvall, Smoking Popes.

contatti: Fiddler Records website


 

recensione

Sonny - "A Temporary Remedy" (Fastmusic)

Track List
1.
Open for suggestions 2. 40/35 3. Through the looking glass 4. Invitation of a lifetime 5. Really a wonderful night 6. It's never too late 7. The reflection 8. We're better than Boston 9. A southern Belle 10. Capturing a conversation 11. Avoid every 2nd thought

file under:
punk-emo-pop


rsvp:

Midtown, New Found Glory, Fall Out Boy, The Starting Line, Friday Star.

contatti: Sonny official website


 

Se andate sul sito della Defiance Records, nella pagina degli Ambrose v'imbatterete nella laconica sentenza "Ambrose are dead". Un modo forse esagerato per dire che questa band non esiste più, artisticamente parlando: il loro terzo disco, l'ep omonimo uscito l'anno scorso - seguito all'esordio del 2000 costituito da questo "The Grace Of Breaking Moments" e al successivo full lenght "Transatlantic Blues" - è infatti stato il lavoro d'addio.
"The Grace Of Breaking Moments" è un discreto ellepì che passa in rassegna una serie di pezzi che intervallano momenti di relax impreziositi dai tipici arpeggi di chitarra clean ad altri caratterizzati da ritmiche più decise, con un tono melodico chiaramente indotto dall'abbondante esposizione al materiale sonoro di gruppi come Jimmy Eat World, Mineral, Texas Is The Reason e Get Up Kids.
Insieme alle prevedibili piccole ingenuità dettate dall'inesperienza (per esempio, la prova vocale non è impeccabile) e ad un songwriting che - se fortunatamente non è banale - qui, però, ancora risente troppo degli ascolti che hanno provocato la nascita della band, si possono, comunque, già apprezzare sinceri spunti di buona emotività punk. Spunti sviluppati meglio nelle successive produzioni.
Per nulla trascendentale, solo un dischetto che non stonerebbe affatto nella discoteca dei più accaniti consumatori del genere.

Il poco più che ventenne Jacob Hileman vive ad Ocean City, nel Maryland, e ama scrivere e registrare in pura condotta DIY piccole canzoni d'amore più che altro con il solo ausilio della sua voce accompagnata dalla chitarra acustica, sebbene quando va sul palco a supportarlo c'è una vera e propria band composta da fidati amici.
"Once, Like A Spark" è il secondo lavoro solista autoprodotto da Jacob, che si è avventurato nel progetto
The Closer I Get dopo alcune delusioni derivate dall'essere parte di un normale gruppo rock; il mini-album include sette tracce con linee melodiche semplici, cantato "teen", chitarre sobrie e note di pianoforte innocue; va meglio quando - Marie - compaiono degli archi, malasorte vuole che resti un caso singolo. Alla fine, più che un seguace del primo Dashboard Confessional, o tantomeno di Pedro The Lion, Elliott Smith (RIP), Vermont e matt pond, PA, Hileman sembra semplicemente la versione acustica dei vari maestri del "new pop-punk" quali New Found Glory, Midtown, Ataris e Yellowcard. Persino in Italia abbiamo di meglio in questo campo. Tirando le somme: una prova tutt'altro che impressionante, che resta, però, consigliata ai fans dell'ultima ora di Dashboard Confessional et similia.
La cosa bella, ad ogni modo, è che questo album è completamente - e, ovvio, legalmente - scaricabile direttamente dal sito ufficiale di The Closer I Get; di più: questa è la sola maniera per venirne in possesso, dato che l'album non è né stampato né distribuito in alcun altro modo. Mezzo punto in più per tale scelta, come pure per l'artwork
very cool (c'è anche una copertina alternativa, altrettanto bella): avanti.

A circa tre anni dal debutto avvenuto con l'album "Buying The Lie", i Death On Wednesday fanno uscire nella primavera del 2003 questo mini-cd di sei tracce (una, piuttosto countryeggiante nonché dai tratti beat, è "nascosta" e untitled), prima di prendere l'estrema decisione di sciogliere la band.
Band non convenzionale questa, una di quelle che dentro ad un'etichetta ci stanno strette: chiamalo rock'n'roll, pop-punk, indie, ma nessuna di queste definizioni riuscirà spiegare il sound dei Death On Wednesday; d'altra parte, ciò non vuole automaticamente dire che questo disco sia né del tutto originale né - come direbbero gli americani per identificare qualcosa d'eccezionale -
groundbreaking: il quartetto californiano non fa (faceva) altro che mischiare senza preoccuparsi troppo un pugno di influenze musicali tra le più disparate, che vanno dal tono "gotico" dei Misfits al "SoCal Punk" dei Social Distortion, dalle melodie emo-pop-rock degli Smoking Popes (rinvigorite da ritmi più sostenuti) al rockabilly, dal jangle pop britannico fino al folk/country, appunto. Lo stile vocale di Nate Lawler, inoltre, è un particolare incrocio tra Morrissey, Matt Skiba, Josh Caterer e Mike Ness.
Bravi intrattenitori, sicuramente divertenti: almeno non è la solita minestra (scotta) punk-pop. Ma non è nemmeno qualcosa per cui vale la pena eccitarsi: sufficiente, o poco più.

Influenzati abbondantemente da alcune celebri "female" pop-rock bands degli anni Ottanta come Bangles e Go Go's, gli Element 101 nel settembre del 2002 hanno dato una clamorosa scossa alla loro carriera piazzando un album sfaccettato che si distanzia nettamente dal pop-punk degli inizi ("Future Plans Undecided", 2000; "Stereo Girl", 2001).
Il terzo album della band del New Jersey evidenzia la notevole cifra tecnica dei musicisti coinvolti e presenta arrangiamenti ricchi e ben dosati, ma gli Element 101 non si fermano affatto ai lustrini, dimostrando più volte e in modo indiscutibile di sapere come scrivere una coinvolgente pop song senza scadere nel banale. Tocca, poi, all'incantevole voce della
front-woman Crissie Verhagen - che a dispetto degli argomenti religiosi trattati nei testi, sa rendersi sorprendentemente sexy - a completare le cose al meglio: in My darkest night sembra esserci Gwen Stefani dei No Doubt al microfono, mentre in Angel blue eyes lo stile vocale mi ricorda moltissimo quello della tipa dei Corrs!
La musica oscilla tra il brio dei New Pornographers (per fare un nome al momento "caldo") e l'intensità emotiva dei Rocking Horse Winner, con in più una bella dose di personalità e di eclettismo, che porta gli Element 101 tanto a darci dentro con le chitarre nella più classica tradizione rock quanto a sperimentare ritmi, suoni, strumenti ed espedienti alternativi. Che comprendono anche puntate in certa new wave, nell'emo di stampo Further Seems Forever (
A song, l'unico pezzo cantato dal chitarrista Chris Mizzone), nell'indie-pop caro a Death Cab For Cutie.
L'ascolto di questo lavoro prodotto dalla coppia Stevenson/Egerton (rispettivamente batterista e chitarrista degli All/Descendents nonché affermati fonici, per i profani) risulta estremamente piacevole per tutta la sua durata. E' un disco che si rende da subito interessante, reclamando altri ascolti. Che non deludono, ma che anzi delineano più chiaramente il talento puro di questa formazione. Gli Element 101 erano proprio un grande gruppo, e forse è per questo che si sono sciolti non appena
"More Than Motion" è venuto alla luce…

I Long Since Forgotten sono probabilmente il miglior gruppo del loro genere, quello che potremmo ribattezzare con una consistente dose di fantasia, e di coraggio, "Dawson Creek emotional rock" (!).
Debitori quanto mai ai vari Jimmy Eat World, Get Up Kids e Promise Ring del periodo d'oro, i ragazzi della East Coast - decisivamente supportati dalla comprovata bravura in cabina di regia di Ed Rose - neanche un anno e mezzo fa hanno realizzato uno dei più riusciti album di indie-rock/power-pop emotivo che la storia recente ricordi dai tempi dei vari
"Clarity", "Very Emergency" e "Something To Write Home About".
"All The Things You Said" è un tripudio di sopraffino college rock che mette in luce l'eccezionale propensione della band a creare melodie di grande pregio e d'impatto immediato, il tutto contornato da una produzione stellare "Made in Eudora, KS". L'unica riserva concerne la tempestività: è chiaro che se questo disco fosse stato stampato solo un paio di anni prima, ora sarebbe stato tutto un altro discorso.
Ciò non toglie che i Long Since Forgotten debbano essere riconosciuti tra le formazioni con maggior talento nell'attuale scenario emo/indie-rock, e l'opportunità di confermare tale status è dietro l'angolo:
"Standing Room Only", il nuovo full lenght, esce proprio in questi giorni.

In giro fin dal lontano 1993, i tedeschi Pale sono una delle realtà emo europee più consolidate, ma anche tra le meno considerate. Ciò è abbastanza ingiusto, perché tra le cose incise in questi anni dal quartetto di Colonia episodi meritevoli non mancano, altroché: prendiamo ad esempio questo "How To Survive Chance" (datato 2002) il quale, guarda caso, è il disco più controverso della loro carriera in quanto crocevia di una maturazione auto-imposta che nelle intenzioni della band avrebbe dovuto portare il sound dai lidi emocore verso un più classico ma ambizioso rock, possibilmente d'indole inglese.
Obiettivo raggiunto solo a metà, considerando che i frangenti che abbiamo preferito sono proprio quelli più tipicamente emo-oriented, ma quello che c'interessa maggiormente è annotare alcuni punti di forza di questa band, che può contare su un affiatamento strumentistico oramai collaudato e soprattutto su un cantante di alto livello: ottime canzoni come
Goodbye trouble e Everytime you say "Hey" parlano chiaro. Nelle altre tracce gli inserti di tromba, di pianoforte e di synth incuriosiscono ma non sempre riescono a dare quel tocco in più alle composizioni, che toccano diversi umori e generi - pop, emo, rock, indie - e che talvolta rimandano a vecchie conoscenze: l'incipit della strumentale Pinky tunes è praticamente clonata da un brano dei Weakerthans di "Left & Leaving", qualche passaggio ricorda i Counting Crows più sobri e meno tradizionali, in altri si rincorrono i Jimmy Eat World, mentre le cavalcate pianistiche risentono molto dell'insegnamento dei Ben Folds Five.
Si tratta, però, solo di momenti, di singoli istanti, perché invero i Pale quantomeno stanno tentando di (ri)costruirsi uno stile sì vario, ma per quanto possibile anche distintivo. Un nome da tenere d'occhio, dunque: potrebbero riservarci delle sorprese prossimamente, anche nel breve periodo. Una sola raccomandazione: attenzione a non confonderli con i The Pale americani, fuori in questi giorni con un album su SideCho e con uno split insieme ai Copeland.

Seville è un nome che a molti di voi suggerirà poco o niente, ma le cose cambiano sicuramente se vi dico che l'attuale bassista e il vecchio batterista di questa band floridiana - Dan Bonebrake e Mike Marsh - hanno lavorato in studio e sono andati in tour varie volte con Chris Carrabba; Marsh, per la precisione, fa tuttora parte della nuova versione "combo" dei Dashboard Confessional.
Amicizie e collaborazioni di rilievo a parte, i Seville sono una formazione vera, a tempo pieno, che - credo - non disdegnerebbe ricevere più attenzione per sé stessa. Questo ep, prodotto nel 2001 da Fiddler Records, è il primo lavoro in assoluto, poi seguito dall'album
"Take Me Home" dell'anno successivo e da uno split con i Duvall. La loro musica è personale, schietta eppure mai scontata, sempre colma di gustose variazioni sul tema: Cast it suonerebbe un po' come un pezzo "maturo" degli ultimi Blink-182 "maturi", se Hoppus e soci fossero davvero maturati; il resto è ottimo punk emozionale costruito sull'esempio dei vari Samiam, Jawbreaker, Braid e Smoking Popes.
Un buon gruppo: peccato che non abbia ancora addentato quella fetta di successo che tanti loro colleghi - anche meno talentuosi - hanno già avuto modo di assaporare.

I giovanissimi Sonny sono uno degli innumerevoli gruppi che in questi ultimi anni hanno invaso le scene punk con le loro sonorità che strizzano un occhio a certo pop e l'altro a certo "emo" diluitissimo.
"A Temporary Remedy", l'unico disco finora realizzato dal combo, non è niente male se considerato nel contesto dell'uscita (fine 2002), ma è chiaro che se una cosa del genere venisse fuori oggi - e, beninteso, prodotti così ne escono ancora, e a iosa - difficilmente verrebbe notata nella marea: mancano mordente, personalità e soluzioni vincenti.
Un lavoro, quindi, che non ha molto da offrire in aggiunta alle cose migliori emerse nel tempo da questo ambito stilistico e che inoltre, non appena fuori, già anticipava i rischi - poi tramutatisi in realtà - dell'interpretare il genere in maniera eccessivamente didattica. Non è un caso che al momento di questi Sonny non se ne sappia più nulla.

(aob - 5/2/04)