Ascolti, in breve - #1

 

The Cesarians - "Flesh Is Grass / Woman" (Imprint)
Cheope -
"Downloadideas"
(Ammonia)
The Immediate -
"In Towers & Clouds"
(Fantastic Plastic)
Karin -
"I've Tried With Sport But It's Not My Cup Of Tea"
(autoproduzione)
Le Singe Blanc -
"Strak!"
(Keben)
Ritual -
"Wolves"
(Still Life)
State Radio -
"Us Against The Crown"
(Ruff Shod)
Terror -
"Rhythm Amongst The Chaos"
(Reflections)
X-State Ride -
"Against Me"
(Indelirium)
The Zico Chains - "S/T"
(Hassle)

 
The Cesarians


Cheope


The Immediate


Karin


Le Singe Blanc


Ritual


State Radio


Terror


X-State Ride


The Zico Chains
 

E' un buon gruppo questo di Dublino che si fa chiamare The Immediate (www.fantasticplasticrecords.com). Nome azzeccato, oltretutto, perchè le melodie vanno subito a segno, pur evitando la banalità in virtù di un approccio compositivo ed esecutivo abbastanza complesso. Difficile appiccicare un'etichetta: diciamo che spesso risultano essere una versione un po' meno moderna e un po' meno frenetica dei Bloc Party, oppure una sorta di Franz Ferdinand ben più sobri, ma queste sono descrizioni parziali, superficiali e forse anche fuorvianti. Più che altro si tratta di (brit) pop-rock di ottima fattura dalle venature new-wave e psichedeliche. Ecco, se proprio fossi costretto a paragonarli ad una band dell'area britannica, per certi aspetti opterei per i Doves. Il full length di debutto "In Towers & Clouds" è un disco davvero interessante, che si pone in maniera un po' trasversale all'interno dell'attuale scena indie/alternative anglosassone, non sempre foriera di prodotti d'indiscutibile qualità.

Mi ricordano un po' i Nirvana di "Bleach", gli inglesi The Zico Chains (www.zicochain.com), in questo loro mini-album di sei tracce che sprizza rock duro/veloce e proto-grunge da tutti i pori. La classe, l'urgenza e la genuinità, però, non sono ovviamente le stesse. Insomma, vanno consigliati solo agli adepti al culto cobaniano e ai patiti del genere (o meglio, di un certo tipo di approccio musicale), in particolare a chi si trastulla con Zeke e/o Mudhoney e/o Queens Of The Stone Age.

L'orizzonte espressivo dei bostoniani State Radio (www.stateradio.com) si muove tra il reggae e il rock, un po' alla maniera dei Bedouin Soundclash (per citare un nome "fresco"), ma senza trascurare le influenze americane più tradizionali (talvolta, vedi Mr. Larkin, si va a parare dalla parti dei Counting Crows, altre volte ci si avvicina a Dave Matthews), le divagazioni pop e funky (Man in the hall evoca i Maroon 5) e, soprattutto, un certo substrato "socio-politico" nei testi comparabile in qualche maniera a quello dei Rage Against The Machine. La miscela è questa, le canzoni sono carine, gli interpreti sono convincenti: a questo "Us Against The Crown" potete senz'altro dedicare un ascolto, anche nel caso in cui il reggae (e derivati) non fosse proprio la vostra prima passione.

Sulla copertina del dischetto autoprodotto dei Karin (www.myspace.com/karinband), ironicamente intitolato I've Tried With Sport But It's Not My Cup Of Tea, c'è un disegno raffigurante due giocatori di baseball: la cosa non mi stupisce visto che questa giovane band è di Parma, bellissima città che, oltre alla gloriosa squadra di calcio, vanta anche una forte tradizione nei cosiddetti sport "minori" (definizione quanto mai ingiusta e riduttiva). Passando alla musica, direi che è un bene che i ragazzi abbiano lasciato perdere le velleità agonistiche e abbiano imbracciato gli strumenti per produrre le loro graziose canzoncine pop/lof-fi dai risvolti electro, emo, indie e folk forse un po' troppo sappy (direbbero gli american boyz… e vi lascio l'aggettivo in inglese perchè non saprei rendere meglio il concetto in italiano), ma sicuramente piacevoli. Tra le varie influenze i Karin citano esplicitamente Death Cab For Cutie, Sparklehorse, Pavement, The Gloria Record e Bright Eyes: direi che ci siamo, ma io aggiungerei anche Notwist (e buona parte del catalogo Morr), Aqueduct e The Postal Service. Se abitassero In America invece che in Emilia, potrebbero seriamente puntare ad entrare nelle grazie dei curatori delle colonne sonore dei telefilm per teenager più di moda tipo "O.C.", ma forse - o almeno per adesso - si devono accontentare delle belle parole dei recensori nostrani.

Non fate confusione, mi raccomando: "X-State Ride" non è il titolo di un nuovo album degli Against Me!, "Against Me" è il nuovo disco degli X-State Ride (www.x-stateride.com). Chiaro? Stabilito questo, diciamo anche che i ragazzi emiliani continuano a giocarsela dalle parti di Strung Out e Satanic Surfers, non dimenticandosi, questa volta, di iniettare una sostanziosa dose di "sound moderno", ovvero di quel metalcore "melodico/emotivo" di stampo attuale e di facile consumo. Le qualità esecutive/interpretative ci sono, la perizia compositiva si attesta su un livello di assoluta dignità, la registrazione è buona: ovviamente manca l'originalità, ma nell'hardcore questa ormai non costituisce più una notizia.

La Still Life Records raccoglie in un unico mini-cd i due sette pollici finora licenziati dai teteschi Ritual (www.ritualtheclub.com) più una cover inedita (Anchor dei Chokehold). Il dischetto si chiama "Wolves" e mitraglia l'ascoltatore con poco più di un quarto d'ora di hardcore d'impronta attuale sulla scia di Modern Life Is War, Give Up The Ghost e The Hope Conspiracy. Siamo, al solito, inevitabilmente, sul generico ben fatto.

Ep di hardcore moderno, duro e senza troppi compromessi anche per i ben più conosciuti Terror (www.terrorhc.com) di Scott Vogel (ex Buried Alive), che - in attesa dl prossimo album - con la pubblicazione di questo "Rhythm Amongst The Chaos" fanno un regalo alla piccola etichetta amica Reaper Records e, in ambito europeo, trovano modo per esordire con la sempre dinamica Reflections. Cinque nuove tracce (tra cui una cover dei Breakdown), dieci minuti. A parte qualche residuo old school e NYHC, nonché una dose di metallo e di mosh leggermente più alta, vale esattamente lo stesso discorso appena fatto per i Ritual.

Mi avevano detto che i Cheope (www.ammoniarecords.it) facevano prog-rock. Mi aspettavo, dunque, di sentire qualcosa di simile a Pink Floyd e King Crimson, invece sulle prime mi sembra di ascoltare i Lacuna Coil attuali, senza la voce Cristina Scabbia. Via via qualche vaga influenza psichedelica e progressive si percepisce, ma sostanzialmente siamo davanti ad un vero e proprio gruppo nu-metal/crossover italiano, sull'onda del successo dei succitati Lacuna Coil, e non all'ambizioso progetto "nu-prog" di cui si accenna. Poco male, comunque: queste sono solo sfumature. Al di là dello stile, il lavoro dei capitolini formalmente può anche reggere ma mi coinvolge e mi appassiona quanto assistere ad una partita di curling. Una parola per la confezione extra-lusso con astuccio in cartoncino e cd nero serigrafato su entrambi i lati per farlo assomigliare ad un vinile: notevole.

Le Singe Blanc (www.lesingeblanc.org). Da Metz, Francia. Anti-pop, dicono loro. Krautrockpostindustrialnowave dico io. Tanto, un neologismo vale l'altro. Comunque, totalmente fuori di testa, 'sti qui. Due bassi distorti, una batteria, e le voci demenziali. Tanto minimali quanto ostici e frastornanti. Una specie di NoMeansNo meets Primus meets Devo meets Mr. Bungle meets Frank Zappa meets l'apocalisse nucleare e la conseguente estinzione di ogni forma di vita complessa. Nella fase di degenero più totale, che segue ad un periodo iniziale leggermente meno radicale, mi sembrano un po' gli ultimi Von Spar. Roba per stomaci forti e per (anti-)esteti nichilisti, debordiani e dadaisti. Ah, mi hanno fatto venire il mal di testa. Grazie, eh.

Chiudiamo questa sessione di ascolti con il singolino d'esordio dei The Cesarians (www.thecesarians.com), nuova band che vanta, tra gli altri, un’ex dei Christian Death. Formazione classica che accoglie pianoforte, trombone e clarinetto per dare vita ad un incrocio fra le teatralità punk-cabaret à la Kurt Weill dei Dresden Dolls, il rock'n'roll decadentista di Nick Cave e rimasugli della musica popolare mitteleuropea (klezmer, walzer e quant'altro). Due brevi atti per un totale di dieci minuti, e poi il sipario si chiude.


(aob - 4/1/08)