
SPECIALE
"LA STORIA DELLO SKA"
(a
cura di Saverio Bugliani)
Speciale di approfondimento sulla storia dello ska a puntate.
#1: dagli albori al 1968
13/7/2002
La Jamaica non è esattamente
l'isola felice descritta da innumerevoli spot pubblicitari o
locandine di villaggi vacanze. E' una terra in cui la
disoccupazione, la povertà e la miseria regnano sovrani. I due
maggiori partiti (PNP e JLP), spesso protagonisti di episodi di
corruzione, più che sui programmi politici si basano
sull'abilità dei "gunmen" incaricati di zittire gli
avversari (dal 1962, anno dell'indipendenza, in poi, in Jamaica
iniziò un grosso commercio di armi), e il potere è detenuto
dalle solite "40 famiglie" (ovviamente di pelle
bianca); tuttora la Jamaica è il paese col più alto numero di
brutalità poliziesche.
Siamo nella seconda metà degli anni '50 e nelle strade di
Kingston (la capitale) si muovono gruppi di giovani spesso amanti
della violenza, i cosiddetti Rude Boys ("agitatori"),
che saranno poi i protagonisti di un numero incredibile di
canzoni ska, rocksteady e reggae. L'altra passione dei Rude Boys,
era però la musica. A distanza di più di un decennio dalla
piccola esplosione (anni '30-'40) del Calypso (la musica
originaria dell'isola di Trinidad), che era stato esportato fino
negli USA, in Jamaica sono piuttosto popolari il Mento (una
musica popolare mischiata ad un sacco di generi, dal gospel al
samba al calypso), e il Buru Drumming (dalle forti origini
africane), ma a regnare era il Rythm & Blues americano,
contornato da Swing e Be Bop.
Ma la maggior parte della gente non poteva permettersi l'acquisto
di dischi (per non parlare dei fonografi), e neanche l'entrata ai
primi concerti dei famosi artisti americani (tra i più amati
c'era ad esempio Fats Domino) che cominciavano ad includere la
Jamaica nei loro tour. Fu così che, con l'ausilio di rudimentali
e gigantesche casse e giradischi montati su furgoni, personaggi
come Tom The Great Sebastian (considerato secondo la leggenda
l'inventore dei soundsystem), Sir Coxson Dodd (che anni dopo
sarà produttore di ska con la storica Studio One), Duke Reid the
Trojan, King Edwards e Duke Vin the Tinkler, lanciarono la moda
dei SoundSystem, delle discoteche ambulanti che portarono la
musica nelle strade e nei ghetti anche a chi non avrebbe
altrimenti potuto permettersela, e che lanciarono una vera e
propria epopea che avrebbe segnato moltissimo la vita sociale in
Jamaica. Gli operatori di Sound System, i cosiddetti
"Selecter", si recavano spesso negli States, per
riuscire a catturare singoli rari e le ultime uscite degli
artisti più in voga (la competizione tra i diversi Sound era
spietata), quand'ecco che, durante i loro viaggi, scoprirono che
in USA la musica era cambiata, che il R&B e i suoi artisti
erano stati spazzati via dalla nascita del Rock And Roll.
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Si trattava di un grosso
problema, visto che il r'n'r non prese piede in Jamaica, dove la
gente continuava ad apprezzare i vecchi artisti... Dopo aver
quasi esaurito le vecchie incisioni e non essere riusciti a
recuperare altro, gli operatori dei sound, presi in contropiede,
decisero di far incidere pezzi R&B a musicisti locali. Gli
studi della Radio JBC (gli unici a Kingston) furono quindi presi
d'assalto da musicisti jamaicani, di estrazione jazz, folk o
latina (presi da Bond Street, la strada dove i musicisti si
ritrovavano), invitati dai selecter, reinventatisi produttori, a
registrare brani nello stile che piaceva alla gente. Ed ecco che
accadde ciò che per fortuna nostra è accaduto: piano piano le
influenze di questi artisti locali (di grandissima qualità
musicale; tra loro ricorderei i Blues Busters, The Maytals,
Laurel Aitken, detto "el cubano" perchè originario di
Cuba, Theophilus Beckford, Prince Buster, Lord Tanamo, che aveva
debuttato come cantante di calypso, Jackie Opel, Tommy McCook,
Rolando Alphonso) si fanno sentire, e portano alla nascita di un
nuovo tipo di musica: lo Ska, il cui nome non è chiaro come
fosse venuto fuori (forse un'onomatopea che indicava il ritmo
saltellante delle canzoni o il suono grezzo di chitarra e
pianoforte, o forse ancora un qualche vocabolo storpiato in
patois, lo slang jamaicano). Ed è all'inizio degli anni '60
(anche se il primo pezzo che si può definire ska è forse
"Easy Snappin" del 1958 suonato da Theophilus Beckford
e Rolando Alphonso e arrangiato dal chitarrista Ernest Ranglin,
ma che fu commercializzato dopo, tanto che probabilmente il primo
singolo ska che la storia ricordi è "Little Sheila" di
Laurel Aitken, 1959, cosa che gli vale tutt'ora il titolo di
Padrino dello ska), che lo ska si propone come genere musicale
autonomo ed è nel 1964 che il primo successo ska invade il
mondo: si tratta di "My boy lollipop", cantato da una
giovanissima jamaicana, Millie Small, e prodotto dalla Island,
che si piazza ai primi posti di tutte le classifiche, soprattutto
in Inghilterra (per inciso, "My boy lollipop", o
"My girl lollipop" se cantato da band maschili, è uno
dei pezzi più coverizzati della storia, ultimamente gli Arpioni
ne hanno fatto una cover in dialetto bergamasco!).
Proprio in Inghilterra si erano già trasferiti artisti come
Laurel Aitken, Rico Rodriguez e Owen Gray, e già dal 1961 la
BlueBeat (il cui nome in Europa diventerà sinonimo di ska)
produceva i dischi in UK. In Jamaica intanto la scena è in pieno
fermento: nel 62/63 Lord Tanamo raduna i migliori musicisti
dell'isola (Rolando Alphonso - sax tenore, Don Drummond -
trombone, Baba Brooks - tromba, Lester Starling - sax alto, Tommy
McCook - sax, Jackie Mittoo - piano, Lloyd Brevett- basso, Lloyd
Knibbs - batteria, Jah Jerry- chitarra) e li fa suonare insieme
col nome di Satellites, che verrà cambiato poco dopo in
Skatalites... e non aggiungo altro! Comiciano poi a mietere
successi Derrick Morgan (futuro padrino dello Skinhead reggae),
Alton Ellis, Dandy Livingstone, Desmond Dekker, Eric Monty
Morris, il mitico Jimmy Cliff (che debuttò a soli 13 anni) e un
certo Robert Nesta Marley che nel '61 aveva fondato insieme a
Peter Tosh e Neville Livingstone (aka Bunny Wailer) gli Wailers.
Nel frattempo nascevano altre etichette come la Melodisc, la già
citata Studio One e la Beverley del grande Leslie Kong. In quegli
stessi anni ('64-'66) vari artisti cominciarono a esser
influenzati nei loro testi dalla filosofia/religione Ras Tafari
(comunemente chiamata Rasta, Ras Tafari era il nome del Negus
Hailè Selassiè, ultimo imperatore d'Etiopia, prima dell'ascesa
al trono), che predicava l'emancipazione alla razza nera
attraverso il ritorno alla madrepatria Africa (ed allora ogni
rasta avrebbe riposato sul Monte Zion, il paradiso), attendeva il
crollo della società razzista bianca (chiamata Babylonia in
quanto i rastafariani si consideravano come la Nazione di Israele
ai tempi dell'esilio e della schiavitù appunto a Babylonia) e
venerava Jahovia (Jah), il Dio che si era incarnato appunto in
Hailè Selassiè, inoltre dava molte regole piuttosto rigorose
(non mangiare carne di maiale o pesci senza squame, lumache e
molluschi, non usare sale, non stringere la mano o lavorare per
un non rasta, non sposarsi, non battezzare i propri figli e non
recarsi ai funerali). La tipica acconciatura "Dread"
(cesto), tipico aspetto etnico delle tribù africane orientali,
era fatta sia per assomigliare ad un leone, sia per il tabù
biblico di non avvicinare lame taglienti al proprio corpo (un
rasta infatti non potrebbe farsi tatuare), mentre il fumare
marijuana (l'unica cosa che gli autodefiniti simil-rasta attuali
sembra sappiano!) era semplicemente un fattore di comunione
cerebrale con la divinità (un pò come l'incenso per i
cristiani!), non un semplice sballo.
Non tutti sono però felici dell'influenza della cultura Rasta
sui Rude Boys (in effetti spesso un pò confusa): Toots Hibbert,
leader dei Maytals disse "Ci sono molte persone che non
afferrano veramente il senso della cosa. Non conoscono i Salmi,
non sanno nulla di Dio, dicono solo - Rastafari... Dread! - e
usano pistole". In effetti le gesta violente dei Rude Boys
(pur esaltate sotto certi aspetti), vengono criticate da diversi
cantanti dell'epoca: in "Dance Crasher" Alton Ellis
dice ai Rude Boys di non usare il coltello, in "Judge
Dread" Prince Buster (che pure si era meritato il nome in
una maxi rissa a Orange Street) punta il dito contro un giudice
etiope che voleva "sistemare" i Rude Boys, in "We
are rude" Dandy Livingstone equipara la violenza al
potere...
Sta di fatto che proprio in questo periodo lo ska passa la fase
del cosiddetto "Rude Boy Sound", ossia la nascita del
cosiddetto Rocksteady (1965). Il motivo sembra essere, oltre alla
crescente influenza del soul nordamericano di Stax e Motown,
l'ondata di caldo torrido che invase la Jamaica nell'estate '65:
lo ska era troppo veloce per essere ballato senza stancarsi
troppo e si preferì rallentarlo, con sezione ritmica più
pesante, cantati più curati e meno fiati... Sembra leggenda ma
le fonti concordano... Proprio con il Rocksteady uscirono fuori
Wailers, Claredonians, Ethiopians, Melodians, Pioneers,
Upsetters, la Pama Records (1967) e un'etichetta come la storica
Trojan Records, che diverrà il simbolo stesso dello ska e del
reggae, fondata da un'imprenditore di origine indiana, Lee
Gopthal. E nel 1968, i già citati Maytals di Toots Hibbert (che,
nel frattempo, era stato in galera per due anni per possesso di
ganja, e appena uscito scrisse su quell'esperienza quel
capolavoro che è "54-46 (That's my number)") se ne
escono con un pezzo che farà storia, non tanto per il pezzo in
sè, ma per il fatto che fu il primo a contenere una parolina
magica... Il pezzo era "Do the reggay", il primo pezzo
della storia considerato propriamente reggae.
di Saverio Bugliani
L'appuntamento è da queste parti alla prossima puntata