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Architecture In Helsinki - "Places Like This" (Polyvinyl) Credo
proprio di non sbagliare dicendo che tra gli ingredienti
che rendevano i primi due album degli Architecture In
Helsinki ( |
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Bad Religion - "New Maps Of Hell" (Epitaph) Il
problema per band con un curriculum come quello dei Bad
Religion, cose tipo venticinque anni di carriera e
quattordici album all'attivo, è se dopo tutto questo
tempo la loro proposta musicale possa ancora definirsi
credibile. Se andate a sbirciare il voto in calce
capirete già come la penso, ma andiamo con ordine. Le
nuove mappe dell'Inferno sono ben sedici
tracce che segnano una sorta di evoluzione nella
continuità per l'accoppiata creativa Graffin-Gurewitz.
Perché se le vecchie abitudini dei cori scanditi a tre
voci resistono ancora alla grande, ad esempio nell'anthem
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Evergreen Terrace - "Wolfbiker" (Metal Blade) Ho
sempre avuto un rapporto di |
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Liars - "S/T" (Mute) Arriviamo
subito al dunque: i Liars sono una delle più importanti
espressioni della moderna musica rock. Uno
dei pochi gruppi che già ad ascoltarli ora possiamo
considerarli al livello dei mostri sacri, certi che fra
venti o trent'anni si parlerà di loro come oggi parliamo
di gente come Captain Beefheart e Can. Per quello che è
il loro quarto disco, gli americani trapiantati a Berlino
pescano a piene mani lungo tutto lo spettro musicale
dando vita ad un lavoro eterogeno, multifaccia, che
rifiuta ogni punto di riferimento spaziando dal punk al
funk passando per il krautrock, il free noise, l'improv e
bordate drones-elettroniche da far rizzare i capelli.
Più a fuoco dell'importante boa espressionista di |
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Silverstein - "Arrivals And Departures" (Victory) Ai
tempi di |
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The Smashing Pumpkins - "Zeitgeist" (Reprise) Si
potrebbero perdere ore, pagine e parole per parlare della
reunion dell'anno, della sincerità presunta o vera di
Corgan, del fatto che metà formazione originale non sia
presente o del recente passato dello storico leader della
band. Ma siamo qui per parlare di questo nuovo disco e lo
farò cercando di mettere da parte ogni pregiudizio
facendo, il più possibile, tabula rasa. L'attacco è
davvero elettrizzante: si parte a mille con ritmiche
nevrotiche e veloci e suoni piuttosto pesanti, a cui si
aggiunge la produzione portata al limite dell'eccesso
soprattutto nei momenti più rock. Non è un caso,
infatti, che il produttore scelto dalla band sia lo
stesso di Queen e The Darkness, uno insomma abituato a
stare in bilico tra genio e cattivo gusto. Da questa
situazione a ricavarne il massimo sono però i pezzi
riflessivi, in cui i suoni si fanno più precisi, leggeri,
e la voce di Corgan riesce a dare moltissimo: rende
felice infatti trovarsi di fronte a momenti di rara
intensità capaci di riportare la mente alla seconda
metà degli anni 90. L'idea che affiora sin dai primi
ascolti è quella di avere di fronte il disco di una
giovane band, spontaneo e diretto nonostante la
produzione un po' grezza. Certo, la qualità dei pezzi
cala durante l'ascolto, così come la tensione, ma il
ritorno delle zucche soddisfa soprattutto chi ha evitato
di farsi aspettative affrontando l'ascolto con totale
ingenuità. |
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Spoon - "Ga Ga Ga Ga Ga" (Merge) Ostili
come pochi - e in questa occasione più che mai - in
principio, gli Spoon sono come quelle ragazze
perennemente imbronciate che sembrano fuori portata da
quanto se la tirano, ma che al solo conoscerle meglio,
lasciarle parlare in un angolino al riparo dalle
distorsioni della massa, iniziano a svelare sempre più
inattesi lati nascosti sotto lo spesso strato di
altezzosità iniziale. E anche la nuova creatura degli
Spoon si presenta in questo modo: più complessa e
versatile sia del loro più omogeneo predecessore |
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Strung Out - "Blackhawks Over Los Angeles" (Fat Wreck Chords) Quasi
tutte le band calano alla distanza. Prima o poi capita,
è così, non si scappa. Soprattutto in un genere come il
punk. Siamo arrivati a constatare l'agonia di gruppi che
sette/otto anni fa erano all'apice della loro carriera e
rendevamo la scena un ottimo posto dove sguazzare per noi
adolescenti vogliosi di musica ribelle e pogo assassino.
E quindi largo al canto del cigno di NOFX, Pennywise, No
Use For A Name, e tante altre band che hanno avuto il
buon gusto di capire quando fermarsi, piuttosto che
scimmiottare se stesse. Ora, fortunatamente, ogni tanto
sono contento che esista qualcuno capace di smentirmi. E
gli Strung Out mi tirano dietro al coppino questo |
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Yellowcard - "Paper Walls" (Capitol) Gli
Yellowcard sono il classico gruppo che ha raggiunto il
successo per meriti extramusicali. Esattamente come i
Kiss, le Donnas e Corona. E con loro condividono anche il
talento. Nel senso che ne hanno una dose divisa per
quattro. E la parte più grossa è toccata a Fabrizio.
Per gli Yellowcard la motivazione principale che ha
concesso loro di sfondare è avere un violinista in
formazione. Musicalmente il suo ruolo è irrilevante (il
suo violino suona quasi come una chitarra) ma durante i
concerti si esibisce in salti mortali all'indietro come
se niente fosse. In poche parole gli Yellowcard sono il
primo gruppo rock che annovera tra i suoi
membri una scimmia ammaestrata. Nonostante questo, |
Gogol Bordello - "Super Taranta!" (SideOneDummy) |
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Adesso che sembra ormai lanciato verso il Successo, complice la mondovisione e l'onnipresente signora Ciccone-Ritchie, sarà facile (s)parlare di Eugene Hutz e dei suoi Gogol Bordello. E si potrebbe, perché no?, iniziare il tiro al bersaglio proprio dal freschissimo "Super Taranta!".Peccato, però, che questa nuova fatica del combo apolide presti poco il fianco alle critiche. Innanzitutto perché, e di questo dobbiamo ringraziare Victor Van Vugt, c'è una produzione adeguata, capace di esaltare il lato meno "bordello" di questi scalmanati senza per questo far venir meno tutto quello che, film a parte, li ha finora resi popolari: danze sfrenate condite da testi inneggianti sia al divertimento - credevate che Alcohol parlasse di enologia? - che ogni tanto ad accendere il cervello, come accade in Your Country. E non è un caso che questo titolo derivi dal "nostro" ballo, per affinità forse quanto di più vicino esista a questa moderna patchanka. Il rischio, arrivati a questo punto, potrebbe essere solo uno: ripetersi fino alla noia. Ma al momento, ne sono convinto, Eugene è riuscito a dribblarlo come un consumato centravanti. Appuntamento quindi rimandato, sembrerebbe, per la pubblica lapidazione. (Giorgio Sala) |
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foto di Luca Benedet |
I Gogol
Bordello portano con sé un'idea intelligente e
interessante: usare un immaginario e certe sonorità che
richiamano con immediatezza i ritmi zingari dei paesi
dell'Est Europa come la chiave di volta di una collezione
sghemba ma robusta di suoni etno-folk pescati in giro per
il mondo. Se "Gipsy Punk" si salvava grazie a determinati episodi in grado di distinguersi dall'amalgama piatto di zum-pa zum-pa salterini, questo nuovo "Super Taranta!" tenta la carta del Bel Paese e della tarantella (che fanno sempre tantissima simpatia) ma, a parte un paio d'eccezioni (Tribal connection, Alcohol), finisce per ripetere se stesso all'infinito o poco più. (Matteo Benni) |
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Hot Water Music - "Fuel For The Hate Game" (No Idea) Non
posso dire che gli Hot Water Music, per quanto mitico sia
e sia stato |
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Mogwai - "Young Team" (Jet Set) Chiunque
abbia assistito ad un concerto dei Mogwai ha un'idea ben
precisa di cosa sia |
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No Use For A Name - "Making Friends" (Fat Wreck Chords) "Making
Friends" |
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Pennywise - "Full Circle" (Epitaph) Cosa
faresti se un tuo compagno di squadra, un amico fraterno,
si uccidesse? Se la tua vita è la musica allora viene
automatico pensare ad un disco in suo onore, e se lo
sfortunato risponde al nome di Jason Matthew Thirsk e la
band in cui suonava il basso erano i Pennywise, beh,
quello che viene fuori si chiama |
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Shai Hulud - "Hearts Once Nourished With Hope And Compassion" (Revelation) Nonostante
abbiano pubblicato soltanto due full length nella propria
carriera, gli Shai Hulud rientrano di diritto fra le più
influenti hardcore band degli ultimi dieci anni. Nato nel
1995 in Florida ma poi trasferitosi nel più vivace stato
di New York, il gruppo di Matt Fox e compagni ha saputo
unire, con classe e personalità, un ottimo senso ritmico
e melodie mai scontate, trascinanti e suggestive. |
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Strongarm - "The Advent Of A Miracle" (Solid State) Le
annate fondamentali nella storia dell'hardcore sono state
parecchie negli anni '80: il 1983 dei primordiali Bad
Brains, il 1985 con la "Revolution Summer", il
1988 delle Youth Crew. Negli anni '90, invece, sono state
assai meno, ma dopo un periodo di crollo motivazionale e
compositivo del genere, tanto che sembrava diventato un
semplice contenitore senza identità in cui band alle
prime armi sfogavano la propria rabbia giovanile prima di
emigrare con la maturità verso altri lidi, il 1997
arrivò e con esso la tanto attesa nuova ondata. Nel giro
di pochi mesi gruppi ora storici come Strongarm, Shai
Hulud e Snapcase plasmarono i rispettivi capolavori con
parallelo senso di innovazione apportando meno
schematicità nelle composizioni, più emozionalità
vocale, chitarre che non si vergognavano di prendere
talvolta dalla potenza metal e ritmiche sempre più
variabili. |
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The Van Pelt - "Sultans Of Sentiment" (Gern Blandsten) I
The Van Pelt sono nati nel 1993 dalle ceneri del primo
gruppo di Chris Leo, i Native Nod. Provenienti dal New
Jersey, questi furono fra i gruppi emo/screamo più
giovani di sempre, iniziando la loro carriera (composta
purtroppo da un solo lp, |
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Yo La Tengo - "I Can Hear The Heart Beating As One" (Matador) La
quintessenza del suono e dell'estetica indie. Gli Yo La
Tengo, da Hoboken, New Jersey, sono stati tra i gruppi
che più hanno traghettato e definito il suono, l'estetica
e l'attitudine underground e indipendente dall'inferno
degli anni '80 agli anni del nuovo Millennio passando per
i 90s che li hanno visti protagonisti "di culto"
con dischi come |