
Stiff
Little Fingers
26/2/2004
- "Black Out", Roma
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Aspettavamo
questo concerto, io e una mia amica, dal 28 dicembre
2003, quando scoprimmo che gli Stiff Little Fingers, dopo
quasi sei anni, sarebbero tornati a Roma per un concerto. |
Dopo di
loro salgono gli A10, che conoscevo solo
di nome. Punk rock con voce femminile bella potente, ma a
lungo andare hanno un po' "stuccato",
come si suol dire. Si spengono le luci, la gente inizia a
rumoreggiare e ad accalcarsi sotto il palco (intanto il
numero dei presenti è aumentato a dismisura, sicuramente
più di duecento). Gli Stiff Little Fingers
fanno il loro ingresso trionfale sotto gli applausi della
gente: quattro padri di famiglia un po' stempiati e con
accenni di pinguedine che ancora hanno la voglia di
suonare quello che ventisette anni fa segnò in maniera
radicale la musica rock. |
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L'odio per l'"Union Jack" del Regno Unito non si è sopito negli anni; ed ecco "Fly The Flag" puntuale e violenta come gli anni che furono. Dopo un'ora di concerto ininterrotto (alla faccia delle pseudo rockstar dei tempi nostri che spesso abbandonano il palco cento volte) i quattro si concedono due minuti di orologio di pausa e ricominciano a suonare. |
"Inflammable
material is planted in my head / It's a suspect device
that's left 2000 dead"; "Suspect
Device" parte lanciatissima e finisce con piu' di
duecento persone con dito all'aria a gridare "Don't
believe them / Don't be bitten twice / You gotta suspect
device!". Si avvicina la fine; parte
l'assoletto che tanto ha significato per il punk e per
chi nell'Ulster ci vive e ci combatte: "Alternative
Ulster". La gente vola; il microfono viene tolto un
paio di volte allo stanco ma divertito Burns. Un'Irlanda
del Nord non troppo diversa da come lo è oggi con
l'esercito nelle strade a controllare tutto e tutti. "Dicono
che hanno il controllo su di voi ma non è vero, lo sai.
Dicono che sono parte di voi, ma è una bugia, lo sai.
Dicono che non sarete mai liberi, liberi, liberi!". |
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| (a cura di Papo) |