Stiff Little Fingers
26/2/2004 - "Black Out", Roma

Jake Burns @ Stiff Little Fingers

Aspettavamo questo concerto, io e una mia amica, dal 28 dicembre 2003, quando scoprimmo che gli Stiff Little Fingers, dopo quasi sei anni, sarebbero tornati a Roma per un concerto.
Arriviamo intorno alle ore 22 al "Black Out", quartiere San Giovanni, e nel fare la fila scopro che i Duap hanno già iniziato. Si scatena in me un doppia reazione: rodimento di culo perché mi sono perso i primi cinque minuti della loro esibizione; dall'altra parte, un sospiro di sollievo perché il concerto è iniziato e non si dovranno fare attese estenuanti alla "Torre Maura style" (chi è di Roma sa cosa intendo…).

All'interno del locale il pubblico è già sul centinaio abbondante, in un'elogio del casaccius più becero. Gente di ogni tipo e di ogni età riunita per ascoltare uno dei gruppi più rappresentativi e più umili e squisiti a livello umano dell'ondata punk del '77. Ma torniamo al concerto: i Duap mi sono sembrati un po' giù di tono, stanchi e poco motivati, forse anche a causa della gente che sembrava stesse al cinema anziché a un concerto punk-oi!. Sparano la maggior parte del loro cd "Solo Per Noi" (
recensione) e scendono dal palco dopo una mezz'ora di onesta esibizione. Li ho visti in situazioni migliori, comunque…

Dopo di loro salgono gli A10, che conoscevo solo di nome. Punk rock con voce femminile bella potente, ma a lungo andare hanno un po' "stuccato", come si suol dire. Si spengono le luci, la gente inizia a rumoreggiare e ad accalcarsi sotto il palco (intanto il numero dei presenti è aumentato a dismisura, sicuramente più di duecento). Gli Stiff Little Fingers fanno il loro ingresso trionfale sotto gli applausi della gente: quattro padri di famiglia un po' stempiati e con accenni di pinguedine che ancora hanno la voglia di suonare quello che ventisette anni fa segnò in maniera radicale la musica rock.



Pezzi nuovi inframmezzati da vecchi hits come "State Of Emergency", "Wasted Life" e "Barbed Wire Love" cantate e pogate dal pubblico in un'unica, corale voce. Pugni chiusi all'aria, dita puntate, stage diving sotto gli occhi di quattro cinquantenni divertiti di vedere tutti noi, che potremmo essere loro figli, agitarsi come ossessi. Il coverone di "It Doesn't Make It All Right" ci fa ballare al ritmo di un serrato ska-rock e "Listen To Your heart" è accompagnata da un coro riottoso del pubblico non indifferente. Una camicia con su stampato il volto di Joe Strummer indossata da Jake Burns (voce e chitarra) ha dato a tutto il live un sapore marcatamente di "tempi andati". Omaggio doveroso a Strummer ("Dedicata ad una persona della mia età che ci ha prematuramente lasciato") con una ballata in stile celtico che mette in luce le loro origini.

Jake Burns @ Stiff Little Fingers
Stiff Little Fingers

L'odio per l'"Union Jack" del Regno Unito non si è sopito negli anni; ed ecco "Fly The Flag" puntuale e violenta come gli anni che furono. Dopo un'ora di concerto ininterrotto (alla faccia delle pseudo rockstar dei tempi nostri che spesso abbandonano il palco cento volte) i quattro si concedono due minuti di orologio di pausa e ricominciano a suonare.

"Inflammable material is planted in my head / It's a suspect device that's left 2000 dead"; "Suspect Device" parte lanciatissima e finisce con piu' di duecento persone con dito all'aria a gridare "Don't believe them / Don't be bitten twice / You gotta suspect device!". Si avvicina la fine; parte l'assoletto che tanto ha significato per il punk e per chi nell'Ulster ci vive e ci combatte: "Alternative Ulster". La gente vola; il microfono viene tolto un paio di volte allo stanco ma divertito Burns. Un'Irlanda del Nord non troppo diversa da come lo è oggi con l'esercito nelle strade a controllare tutto e tutti. "Dicono che hanno il controllo su di voi ma non è vero, lo sai. Dicono che sono parte di voi, ma è una bugia, lo sai. Dicono che non sarete mai liberi, liberi, liberi!".

Dateci un'"Alternative Ulster", canta il buon vecchio Burns. E la musica si fa nuovamente veicolo di protesta e rabbia come trent'anni fa; il punk non è morto ancora se a distanza di così tanto tempo tanta gente ancora segue e appoggia ciò che agli occhi della maggior parte delle persone è desueto. Quando lo stile è rimasto immutato, quando le vendite dei dischi sono l'ultima cosa che una band guarda nel comporre musica, non si può dire che una cosa sia morta e finita. Lunga vita al punk!

Jake Burns @ Stiff Little Fingers
 
(a cura di Papo)