The Others
16/12/2006 - "Transilvania", Milano

Arriviamo alle 20.30 di sabato davanti al locale. Non c'è nessuno. La situazione non migliorerà molto nelle tre ore (!) successive! Infatti, non più di settanta persone saranno gli spettatori. Nelle tre ore d'intermezzo offriamo (io, morosa e l'amico Cecco) da bere (grazie ad una miracolosa bottiglia di spumante "Martini no party" rinvenuta nel mio bagagliaio) ad un altro paio d'infreddoliti spettatoti da Brescia e rischiamo di uscire dal seminato con tre gin lemon a testa durante l'attesa.

Passate le undici, sale sul palco il gruppo spalla, The Styles, un terzetto dalla provincia di Como, due chitarre e batteria che per meno di trenta minuti convincono con una buona e agitata presenza scenica (un particolare: gli strumenti tutti con la predominanza del color giallo…) e la proposizione di un semplice ma diretto rock'n'roll che va veloce come i Ramones ma che respira sound made in UK da tutti i pori, Who in testa. Convincenti.

The Others

Quando salgono sul palco i The Others rimango sconcertato dalla aurea di loser dei Nostri, tra un cantante che sembra un liceale ancora in quinta, un bassista uguale a Robert Smith dei Cure, un batterista tipo boscaiolo americano del Nevada e alla chitarra un vero nerd inglese stempiato e con una maglietta a righe da vergogna. Di solito gli americani sono quelli svaccati e gli inglesi quelli trendy e fighi. Ma tant'è.

The Others

Tornando alla musica, mi aspettavo però moooolto di più dal concerto. Con un primo disco davvero entusiasmante (per me) e un secondo più fiacco, la band inglese propone quel classico sound di molte band inglesi di questi ultimi tempi: roba pop introversa suonata con piglio punk, tipo Art Brut o Maxïmo Park tanto per andar giù di falcetto con paragoni.

Teoricamente le canzoni ci sono (almeno quelle del primo disco) ma dal vivo tutto suona abbastanza loffio e scontato: sarà che non balla nessuno a parte il loro manager (alle mie spalle) e noi (il gin lemon ha preso il sopravvento) ma la band dimostra che dal vivo o non è in serata o è davvero di poco spessore (e sono più per la seconda ipotesi).

Non c'è grinta, feeling, capacità di elettrizzare e rendere il rock'n'roll pericoloso e incendiario (o almeno farlo sembrare tale!). Fanno il loro compitino un po' da scazzati, noi ci agitiamo ancora un po' alla hit di turno ma poi tutto finisce lì. Sciatti e un po' inutili. Il rock dovrebbe essere altro.


(a cura di Dj Kremlino)