
The
Mars Volta
6/3/2005
- "Rolling Stone", Milano
E' domenica 6 marzo, giorno dell'unica data italiana dei Mars Volta. Dopo un pomeriggio caratterizzato dalla noia (come ogni "last day of the week"!), parto per il "Rolling Stone", luogo del concerto. Da circa un mese nel mio lettore ruotano i tre dischi dei Mars Volta ossessivamente, e vista la poco ortodossa composizione dell'ultimo "Frances The Mute" (cinque pezzi in settantasette minuti! - recensione) sono proprio curioso di sentire come i ragazzi lo svilupperanno in sede live. Arrivo intorno alle 20.30 ed il locale è già pieno (si parla di tutto esaurito): molte magliette degli At The Drive-In, molti testoni ricci, molte faccie note l'ambiente è ok! |
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Puntuali alle 21
salgono sul palco sette personaggi che ci faranno
divertire parecchio e
soffrire altrettanto! Perché,
premetto, un concerto dei Mars Volta è un'esperienza
unica, ma anche molto faticosa: lo testimoniano i primi
novanta minuti di concerto, occupati da soli tre pezzi!
Follia pura ed energia da vendere! |
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La voce di Cedric Bixler è quanto di più acuto ed emozionante si possa sentire, credo proprio che il ragazzo non avrebbe sfigurato su un disco dei Led Zeppelin; Omar Rodriguez-Lopez alterna ritmi di stampo latino a riff psichedelici e armonici ambient; il batterista (uomo o macchina?!) non si ferma un secondo e certe sue progressioni lasciano davvero senza parole! A completare il super-gruppo, un polistrumentista che si dà da fare con sax, tromba ed altro, un percussionista molto coinvolto, un bassista circondato da effetti vari ed un tastierista un po' isolato alla sinistra degli altri, ma che si fa sentire per bene |
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Insomma, un gruppo di
un'altra categoria che con solo due dischi ed un ep
all'attivo è già nell'Olimpo della musica. Pubblico in
delirio, ritornelli cantati all'unisono e sul palco tanta
carica quanta tecnica: forse non sbaglia chi parla di
prog-punk, anche se un suono così è proprio impossibile
da canalizzare in un genere
La loro libertà creativa
è la strada da seguire in questo periodo con poche idee
nel rock, ed il pubblico del "Rolling Stone" lo
ha capito bene. Unico neo: sentire otto pezzi
(l'apripista "Drunkship Of Lanterns", la
bellissima "The Widow", l'interminabile
"Cassandra Gemini"
) in due ore e venti di
concerto è un po' frustrante, ma se tutti i gruppi
suonassero brani del genere non ci sarebbe proprio da
lamentarsi! |
| (a cura di Steve) |