(20/9/2002)
di aob

Siamo felicissimi ed orgogliosi di ospitare sul nostro web-magazine la band rivelazione di quest'anno in ambito hardcore, i Bigoz Quartet.

In giro da dieci anni, ancora poco conosciuti, ma ora finalmente pronti ad esplodere con l'uscita dello straordinario "Leave The Guns And Bring The Cannoli" su NH-N Records: ne parliamo con Tommi, il chitarrista e cantante del gruppo piemontese…


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AOB - Ciao ragazzi, presentatevi brevemente ai vostri lettori...
Tommi@The Bigoz Quartet -
Ciao, siamo i Bigoz Quartet sotto forma di Tommi, il cantante dalla voce irritante…

D - E' vero che siete insieme da dieci anni? Da cosa deriva il nome del gruppo? La parola "Quartet" sa molto di jazzistico...
R -
L'aggiunta di "Quartet" non è casuale, infatti noi siamo in quattro. Bigoz è una storpiatura di Bigots. Ebbene sì, o meglio, quasi. Siamo insieme da quasi nove anni, e per il 26 settembre 2003 è già prevista l'uscita di "10", il disco commemorativo per il decennale del gruppo.

D - Se definissi i Bigoz Quartet una emo band avresti qualcosa da obiettare o da precisare, oppure accetteresti la definizione?
R -
La musica è piuttosto emo, anche se noi preferiremmo definirci rock con espliciti riferimenti punk, ma l'attitudine dei membri non lo è affatto. Soffriamo di gravi malattie veneree, tendiamo all'omofobia e alla misoginia, odiamo i musicisti e vorremmo vedere molti di loro giacere esangui su un qualsiasi pavimento sporco.

The Bigoz Quartet

D - Ho ascoltato il vostro ultimo album "Leave The Guns And Bring The Cannoli" e me ne sono innamorato: siete contenti del risultato finale? Parlateci un po' di questo disco…
R -
A noi piace molto, siamo soddisfattissimi di come sono usciti i suoni: il tecnico dello studio, al secolo Danny Giordana, si è rivelato un grande sia come professionista che come persona. Lunga vita a Danny, Robea e la bambina! I pezzi ci piacciono, anche se è prevista una drastica sterzata in senso rock. E quando dico rock intendo rock.

D - Quale significato si nasconde dietro a questo particolare titolo? Non ci sarà mica dietro qualche messaggio pacifista…
R -
E' una frase presa da "Il Padrino". Marlon Brando sta seduto lì e tutte le famiglie mafiose dell'emisfero nord stanno a litigà nel suo salotto… Varrebbe la pena chiamare i ragazzi e far fare piazza pulita? No, meglio una soluzione che accontenti tutti, ed ecco che il grassissimo e saggissimo don Corleone pronuncia la fatidica frase: "Posate le pistole e portate i cannolazzi". Il disco potrà farvi schifo, ma il titolo è il più bello che abbia mai sentito.

The Bigoz Quartet

D - Parlando delle canzoni, "South Korean Bombshell" non parla della putroppo celebre partita Italia-Sud Corea dei maledetti mondiali asiatici (…), ma piuttosto dello "scandalo" ecclesiastico di qualche tempo fa riguardante il matrimonio del cardinale Milingo… Poi ci sono pezzi come "Mercedes Song" e "Valeria" nei quali si fa riferimento alle automobili… Sono insomma liriche tutte piuttosto particolari: chi le scrive e ci spieghi come nascono?
R -
I testi li scrivo in prevalenza io (Tommi - ndr). Non è che parlino di molto, alla fine anche i testi seri delle persone serie non parlano di niente. Noi ci limitiamo a mettere delle parole che suonino bene insieme e che rispettino le metriche stabilite per le canzoni: nascono così delle perle di saggezza orientale come: "What's red and not there no tomato and sake" (da "Manifold") o "In our game of sumo fighting your ponytail is through", e così via.

D - Così siete in giro da tantissimo tempo, eppure il vostro nome è circolato solo in ambienti ristretti della già ristretta di per sè scena "alternative" italiana. E' stata una vostra scelta quella di non esporvi troppo e di voler rimanere una band essenzialmente underground?
R -
Il fatto che siamo rimasti sconosciuti (perchè, per essere schietti, è così) dipende da molti fattori: evidentemente non siamo bravi/accattivanti/originali/fighi/ammanicati abbastanza (scegliete voi l'opzione tra quelle da noi proposte), ma è anche una questione dell'approccio alla musica che ognuno di noi ha. Suonare ci piace, ma soprattutto stare insieme a suonare ci piace (se rileggete bene le due affermazioni troverete una sottile differenza). Siamo appagati dalle sole prove in saletta anche se - per carità - i concerti sono una figata. La terza spiegazione è che non lo so.

D - Credete che i nuovi media (internet su tutti) abbiano un merito particolare nel processo di emersione di parte del sottobosco musicale indipendente nazionale?
R - No, perché alla fine rimane tutto nella solita nicchia per pochi eletti (parlo della scena italiana). Quello che rimprovero al pubblico italiano è la scarsissima curiosità, e non mi riferisco solo alla scena punk e affini, ma di tutto il panorama musicale. Quello che ti sbattono in faccia le radio e le televisioni lo assimili, tutto il resto rimane sconosciuto. Ci sono migliaia di gruppi fighi che non vengono promossi e cagati da nessuno, ma non crediate che questo dipenda dalle etichette, ma solo dalla gente che ai concerti preferisce comprarsi 35 spille piuttosto che un disco o un sette pollici.

D - Cosa ci dite della vostra etichetta Nh-N Records?
R -
Siamo felici. Francesco ci piace. Speriamo di fare uscire al più presto qualcosa di nuovo con lui. Ci fa suonare coi Sensefield.

D - Siete d'accordo se dico che I Get Up Kids (soprattutto quelli pre-"Something To Write Home About") ed Hot Water Music rappresentano due forti influenze per i Bigoz Quartet?
R -
Sicuramente: sono due gruppi che abbiamo ascoltato per anni e che ancora ascoltiamo, e che hanno finito per influenzarci molto.

The Bigoz Quartet
The Bigoz Quartet

D - Quali sono i vostri gruppi preferiti e quali generi musicali ascoltate?
R -
I miei gruppi preferiti (parlo solo a nome mio questa volta) al momento sono i Firebird Band, i Weezer, i Braid e i Beatles. Piacciono molto anche agli altri, ve lo assicuro.

D - Siamo ai saluti... Prima di congedarci ci anticipate alcune delle prossime mosse del gruppo? Avete progetti particolari da realizzare da qui ai prossimi mesi?
R -
A settembre dovrebbe andare in stampa lo split nostro coi Blood Red, che - liquidità permettendo - farà uscire Francesco (ci terremmo molto che uscisse per NH-N). Abbiamo preso dei contatti, solo accennati per ora, coi Sinatras, perché siccome sono fighi e diversi da noi, fare uno split con loro ci manderebbe in sollucchero. Stiamo sfornando pezzi, viviamo di espedienti.

(a cura di aob)

   

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