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(4/5/2005)
di MeVsMaradonaVsElvis
Oggi
come oggi i Settlefish sono probabilmente IL gruppo indie-rock
italiano per eccellenza. I ragazzi bolognesi fanno uscire
i propri dischi per la cult label Deep Elm e hanno
estimatori in tutto il mondo: non è cosa da poco, non
siete d'accordo? Li abbiamo intervistati per voi in pieno
tour promozionale per il loro ultimo, bellissimo, lavoro,
"The Plural Of The Choir"
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La cosa che
ci importava era che il nuovo materiale venisse recepito
e da questo punto di vista non ci possiamo decisamente
lamentare. |
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D - Parliamo del vostro
ultimo disco, "The Plural Of The Choir": com'è nato?
E. - E' stato concepito ed è nato nei primi
sett/otto mesi del 2004. Tutto è venuto fuori molto
spontaneamente in sala prove. E' stata la volta in cui abbiamo
composto e registrato più velocemente. Tutto ciò ha avuto una
buona ripercussione sul disco finito, in quanto lo ha reso molto
più veritiero rispetto a quello che eravamo e pensavamo nel
momento in cui è stato creato.
J. - Sì, è stata una buona cosa partire con la
scrittura dei pezzi appena tornati da un lungo tour europeo.
D - Cos'è cambiato
rispetto a "Dance, A While Upset"? Sia per il modo di
scrivere che per il modo di intendere la musica
E. - Beh, anzitutto "Dance, A While Upset"
raccoglieva musica che era anche vecchia di un paio di anni, ci
mettemmo dentro cose molto diverse tra di loro, è un disco che
non ha una grossa unità tra i pezzi. Naturale, poi, che da
allora ci siamo aperti a molte musiche differenti. Credo che in
qualche modo noi come gruppo fagocitiamo quello che ci segna
davvero. Un esempio potrebbe essere il lungo drone che c'è
all'inizio della prima traccia, credo che sia un'eredità
subconscia del nostro vecchio bassista che era appassionato di
quel tipo di musica. Noi ne abbiamo preso un aspetto e l'abbiamo
usato in modo funzionale per le nostre canzoni. Ci siamo accorti
che questi tappeti sonori davano grande spazio ed ambiente
a determinate situazioni musicali e più volte nel disco abbiamo
tentato di utilizzarli. Stefano (Pilia, il nostro vecchio
bassista) ha davvero cambiato il nostro modo di concepire la
musica e nonostante se ne sia andato ha lasciato qualcosa di suo
e di importante nella band.
J. - Sì, vero. Allo stesso tempo Paul (il nuovo
bassista) ha portato al disco altrettanti nuovi stimoli: gli
inserti di campioni, la voglia di sperimentare su alcune
strutture, una maggiore solidità nel suono ritmico.
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D - A me sembra un disco sicuramente più maturo rispetto al vostro esordio, più "pensato": nulla, neanche il minimo dettaglio, è lasciato al caso mi sbaglio? E. - In realtà è un disco molto spontaneo e molto punk come attitudine. E' stato concepito in totale naturalezza e suonato con altrettanta spontaneità, in presa diretta, tutti insieme, in una grande stanza. |
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Ormai l'affiatamento
tra noi è molto buono, sappiamo qual è il terreno
comune su cui discutere, nonostante ognuno di noi abbia
dei gusti diversi, e mentre prima c'era come una forza
centrifuga che faceva sì che i pezzi durassero parecchi
minuti per dare spazio alle passione musicali di tutti,
ora invece collaboriamo alle canzoni insieme, e come
avrai notato anche i minutaggi sono più brevi. |
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D - Rispetto al passato,
in questo album si sente una dimensione rock più marcata. Un
lavoro più attento sulle melodie, insomma. Siete d'accordo? Se
sì, a cosa pensate sia dovuto? E' stata una scelta deliberata o
si è trattato di un processo "naturale"?
E. -
D - Com'è stato
lavorare con il produttore Brian Deck?
E. -
D - Quali sono i gruppi
che a vostro parere vi hanno più influenzato musicalmente ed
"attitudinalmente", quelli che ascoltate più di
frequente?
E. -
J. - Non posso non aggiungere Sonic Youth,
Modest Mouse, Storm & Stress e la scuola noise di Chicago,
nonostante non sia uninfluenza diretta.
D
- Avete iniziato suonando un tipo di musica più vicino
al crossover/nu-metal, ed in breve siete arrivati ad un
suono decisamente più legato alle radici emo/post-hardcore:
ci spiegate le tappe e i motivi di questa evoluzione? |
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Per quanto
riguarda l'emo, al di là del fatto che Deep Elm ha
prodotto parecchi gruppi di quel genere, noi non ci
sentiamo affatto di ricadere nella definizione, almeno
per quello che vale oggi: io ho troppi pochi capelli per
tingermeli di nero e portarli lunghi davanti, e ho
qualche chilo di troppo per pantaloni così stretti
Noi siamo un gruppo di rock indipendente, anzi un gruppo
di pop indipendente. |
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D - Voi siete uno dei
pochi gruppi italiani a far parte di una label internazionale
importante. La Deep Elm è, a mio parere, tra le dieci migliori
etichette al mondo. Com'è nato il vostro rapporto con loro? Com'è
cambiato dal 2001 fino ad oggi?
E. - Noooo! Basta con questa domanda!
Posso dirti che con Unhip, l'etichetta italiana che ha prodotto e
distribuito il nostro disco nello Stivale, e che ha fatto uscire
"What's Wrong With You People", il disco dei nostri
amici Disco Drive, ci stiamo trovando benissimo: se non ci
fossero stati loro, molti dei progetti che avevamo per questo
disco, tra cui anche la grafica di Tae Won Yu, sarebbero andati a
farsi benedire
Se abbiamo avuto una maggiore esposizione
qui, lo dobbiamo a loro. Anche con Deep Elm le cose vanno bene.
Ci stanno dando una mano a mettere su il tour che inizierà l'8
giugno a Chicago..
D - C'è qualche "compagno
di etichetta" a cui siete più affezionati o di cui
consigliate l'ascolto? Ad esempio, vi piacciono i Sounds Like
Violence?
E. - Noi andremo in tour con i Desert City
Soundtrack, sono la più grande bands che Deep Elm abbia mai
avuto, comprate tutti i loro dischi e supportateli!
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D - Leggendo le date del vostro tour, ci si rende conto che suonate spesso fuori dall'Italia: Germania, UK, Francia, USA e molti altri stati a quale luogo siete più legati? Il pubblico è composto dalla stessa tipologia di persone in tutti i posti in cui suonate o è diverso a seconda dei Paesi? E. - Io il tour americano lo saltai perchè ero (per fortuna) momentaneamente impiegato come cassiere in banca Per quello che riguarda l'Europa, credo che il pubblico inglese sia quello a cui siamo più legati. Mi ricordo lo stupore di vedere le persone che cantavano in coro i pezzi, una grande cordialità, e una grande vicinanza tra le persone. In generale, fuori dai patrii confini l'età media si abbassa di 5/6 anni. |
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Questo è dovuto al fatto che in altri Paesi i concerti iniziano molto prima, anche alle sette del pomeriggio, e questo consente a chi lavora o va a scuola di potere andare ai concerti con molta più costanza! Non c'è niente da fare: il rock all'estero gode di uno status molto più normale e meno "massonico" di quello che ha in Italia |
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D - Tornando all'Italia:
secondo voi esiste la sempre-citata "scena"? Se sì,
cosa ne pensate?
E. - Noi abbiamo molti amici che suonano in
altre bands, e persone che si sbattono nell'underground musicale.
Usciamo con loro, scherziamo, ci divertiamo
Io non la
chiamerei scena, perchè talvolta la lontananza musicale è
gigantesca. Però il fatto che molte bands siano legate tra loro
è un dato inoppugnabile.
D - Allora, quali sono i
gruppi italiani che vi piacciono di più?
E. - L'Italia sta crescendo molto secondo me, ci
sono molte bands valide, che spendono parecchio del loro tempo
fuori dall'Italia: Giardini Di Mirò, Zu, Yuppie Flu, La Quiete,
The Death Of Anna Karina, Franklin Delano, Disco Drive, Jennifer
Gentle, Red Worms' Farm, Fine Before You Came, Bob Corn. Queste
sono le bands che ora ci piacciono e che sentiamo vicine.
D - Se doveste consigliare tre dischi fondamentali nell'ambito indie-rock, a quali vi affidereste E. - Tre sono proprio pochi, ma se devo proprio scegliere, e parlo a titolo personale, ti direi: qualsiasi cosa dei Fugazi (sarebbe meglio "tutto dei Fugazi"); "Zen Arcade" degli Hüsker Dü; "Bug" dei Dinosaur Jr.. D - Ultima domanda prima di
salutarvi: cosa ne pensate di quelli che scaricano il
vostro disco da Internet? E la vostra opinione sui
programmi di file sharing in generale? |
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Speriamo che "The Plural Of The Choir" piaccia a quante più persone lo scarichino! |
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| (a cura di MeVsMaradonaVsElvis) |
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