Settlefish

(4/5/2005)
di MeVsMaradonaVsElvis

Oggi come oggi i Settlefish sono probabilmente IL gruppo indie-rock italiano per eccellenza. I ragazzi bolognesi fanno uscire i propri dischi per la cult label Deep Elm e hanno estimatori in tutto il mondo: non è cosa da poco, non siete d'accordo? Li abbiamo intervistati per voi in pieno tour promozionale per il loro ultimo, bellissimo, lavoro, "The Plural Of The Choir"…

MeVsMaradonaVsElvis - Ciao ragazzi, come sta andando il tour?
Emilio Torreggiani@Settlefish -
Il tour italiano si è appena concluso, ci siamo parecchio divertiti. Alcune date erano piuttosto affollate, altre decisamente meno, ma in entrambe le situazioni la gente ha acquistato il disco.


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La cosa che ci importava era che il nuovo materiale venisse recepito e da questo punto di vista non ci possiamo decisamente lamentare.
Jonathan Clancy@Settlefish - Per la prima volta siamo riusciti a suonare in lungo e largo per l’Italia anche grazie al booking Labile del nostro amico Angelo. Insomma, per la prima volta scendere a sud di Roma è stato per noi molto importante, per vedere la risposta anche lontano da Bologna dove è un minimo falsata.

D - Parliamo del vostro ultimo disco, "The Plural Of The Choir": com'è nato?
E. - E' stato concepito ed è nato nei primi sett/otto mesi del 2004. Tutto è venuto fuori molto spontaneamente in sala prove. E' stata la volta in cui abbiamo composto e registrato più velocemente. Tutto ciò ha avuto una buona ripercussione sul disco finito, in quanto lo ha reso molto più veritiero rispetto a quello che eravamo e pensavamo nel momento in cui è stato creato.
J. - Sì, è stata una buona cosa partire con la scrittura dei pezzi appena tornati da un lungo tour europeo.

D - Cos'è cambiato rispetto a "Dance, A While Upset"? Sia per il modo di scrivere che per il modo di intendere la musica…
E. - Beh, anzitutto "Dance, A While Upset" raccoglieva musica che era anche vecchia di un paio di anni, ci mettemmo dentro cose molto diverse tra di loro, è un disco che non ha una grossa unità tra i pezzi. Naturale, poi, che da allora ci siamo aperti a molte musiche differenti. Credo che in qualche modo noi come gruppo fagocitiamo quello che ci segna davvero. Un esempio potrebbe essere il lungo drone che c'è all'inizio della prima traccia, credo che sia un'eredità subconscia del nostro vecchio bassista che era appassionato di quel tipo di musica. Noi ne abbiamo preso un aspetto e l'abbiamo usato in modo funzionale per le nostre canzoni. Ci siamo accorti che questi tappeti sonori davano grande spazio ed ambiente a determinate situazioni musicali e più volte nel disco abbiamo tentato di utilizzarli. Stefano (Pilia, il nostro vecchio bassista) ha davvero cambiato il nostro modo di concepire la musica e nonostante se ne sia andato ha lasciato qualcosa di suo e di importante nella band.
J. - Sì, vero. Allo stesso tempo Paul (il nuovo bassista) ha portato al disco altrettanti nuovi stimoli: gli inserti di campioni, la voglia di sperimentare su alcune strutture, una maggiore solidità nel suono ritmico.

D - A me sembra un disco sicuramente più maturo rispetto al vostro esordio, più "pensato": nulla, neanche il minimo dettaglio, è lasciato al caso… mi sbaglio?
E. - In realtà è un disco molto spontaneo e molto punk come attitudine. E' stato concepito in totale naturalezza e suonato con altrettanta spontaneità, in presa diretta, tutti insieme, in una grande stanza.

Ormai l'affiatamento tra noi è molto buono, sappiamo qual è il terreno comune su cui discutere, nonostante ognuno di noi abbia dei gusti diversi, e mentre prima c'era come una forza centrifuga che faceva sì che i pezzi durassero parecchi minuti per dare spazio alle passione musicali di tutti, ora invece collaboriamo alle canzoni insieme, e come avrai notato anche i minutaggi sono più brevi.
L'impressione che sembri molto curato è dovuto al fatto che questo disco è una storia, un racconto, scritto di getto, ma con molta lucidità, e con l'idea ben chiara di cosa volesse rappresentare.

D - Rispetto al passato, in questo album si sente una dimensione rock più marcata. Un lavoro più attento sulle melodie, insomma. Siete d'accordo? Se sì, a cosa pensate sia dovuto? E' stata una scelta deliberata o si è trattato di un processo "naturale"?
E. -
A noi le melodie sono sempre piaciute! Il fatto è che non è così facile riuscire a crearne delle buone… eh eh eh! A parte gli scherzi, come ti dicevo prima, eravamo alla ricerca di sintesi e di semplicità, e le melodie sono un ottimo mezzo per raggiungere questi obiettivi. In realtà non è vero neanche questo: il disco è molto stratificato, ci sono ancora tempi dispari, ma credo che questo ormai faccia parte di noi… cioè, noi sappiamo suonare così, le melodie sono state il mezzo per portare il discorso ad un livello più colloquiale, e meno distaccato e "prog" come accadeva in "Dance, A While Upset".

D - Com'è stato lavorare con il produttore Brian Deck?
E. -
Brian ama il rock, ma sa anche come lavorare con gli ambienti, le stanze e i riverberi. Brian è un gran ragazzo (eh eh eh, ha 40 anni!), è molto divertente e totalmente contrario a George W. Bush. Brian è stato molto paziente con noi, non è il tipo di ingegnere del suono che non glie ne frega nulla, e spinge solo "rec" e mixa: se una cosa non gli piaceva, o aveva una sbavatura, ce la faceva rifare. Brian è stato il nostro babbo per quindici giorni, gli vogliamo tutti molto bene e non smetteremo mai di ringraziarlo.

D - Quali sono i gruppi che a vostro parere vi hanno più influenzato musicalmente ed "attitudinalmente", quelli che ascoltate più di frequente?
E. -
Una domanda complicatissima. Ti ho già detto che ascoltiamo tutti roba diversissima? In ogni caso, farò una carrellata di nomi che piacciono bene o male a tutti: Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, minutemen, Fugazi, Rites Of Spring, Cap’n Jazz, Califone, Joan Of Arc, The Shins, Arcade Fire, Joy Division… Sono già una miriade… Troppi, troppi davvero!
J. - Non posso non aggiungere Sonic Youth, Modest Mouse, Storm & Stress e la scuola noise di Chicago, nonostante non sia un’influenza diretta.

D - Avete iniziato suonando un tipo di musica più vicino al crossover/nu-metal, ed in breve siete arrivati ad un suono decisamente più legato alle radici emo/post-hardcore: ci spiegate le tappe e i motivi di questa evoluzione?
E. -
Semplicemente quando abbiamo iniziato andava di moda quella roba lì, eravamo dei ragazzini, e non credo riuscissimo ad essere troppo canonici anche come gruppo nu-metal… Ci ha fatto cambiare rotta l'arrivo dell'università, e l'arrivo di Ste nel gruppo. Vedendo la piega che ha preso quel filone, cioè un branco di pagliacci attenti più a quanto può essere ribassata la loro chitarra che alla canzoni, non mi pento affatto di quel cambio di rotta (avvenuto ormai 5/6 anni fa).

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Per quanto riguarda l'emo, al di là del fatto che Deep Elm ha prodotto parecchi gruppi di quel genere, noi non ci sentiamo affatto di ricadere nella definizione, almeno per quello che vale oggi: io ho troppi pochi capelli per tingermeli di nero e portarli lunghi davanti, e ho qualche chilo di troppo per pantaloni così stretti… Noi siamo un gruppo di rock indipendente, anzi un gruppo di pop indipendente.
J. - Ha ha ha! Pop indipendente, questa è bella.

D - Voi siete uno dei pochi gruppi italiani a far parte di una label internazionale importante. La Deep Elm è, a mio parere, tra le dieci migliori etichette al mondo. Com'è nato il vostro rapporto con loro? Com'è cambiato dal 2001 fino ad oggi?
E. - Noooo! Basta con questa domanda!
Posso dirti che con Unhip, l'etichetta italiana che ha prodotto e distribuito il nostro disco nello Stivale, e che ha fatto uscire "What's Wrong With You People", il disco dei nostri amici Disco Drive, ci stiamo trovando benissimo: se non ci fossero stati loro, molti dei progetti che avevamo per questo disco, tra cui anche la grafica di Tae Won Yu, sarebbero andati a farsi benedire… Se abbiamo avuto una maggiore esposizione qui, lo dobbiamo a loro. Anche con Deep Elm le cose vanno bene. Ci stanno dando una mano a mettere su il tour che inizierà l'8 giugno a Chicago..

D - C'è qualche "compagno di etichetta" a cui siete più affezionati o di cui consigliate l'ascolto? Ad esempio, vi piacciono i Sounds Like Violence?
E. - Noi andremo in tour con i Desert City Soundtrack, sono la più grande bands che Deep Elm abbia mai avuto, comprate tutti i loro dischi e supportateli!

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D - Leggendo le date del vostro tour, ci si rende conto che suonate spesso fuori dall'Italia: Germania, UK, Francia, USA e molti altri stati… a quale luogo siete più legati? Il pubblico è composto dalla stessa tipologia di persone in tutti i posti in cui suonate o è diverso a seconda dei Paesi?
E. - Io il tour americano lo saltai perchè ero (per fortuna) momentaneamente impiegato come cassiere in banca… Per quello che riguarda l'Europa, credo che il pubblico inglese sia quello a cui siamo più legati. Mi ricordo lo stupore di vedere le persone che cantavano in coro i pezzi, una grande cordialità, e una grande vicinanza tra le persone. In generale, fuori dai patrii confini l'età media si abbassa di 5/6 anni.

Questo è dovuto al fatto che in altri Paesi i concerti iniziano molto prima, anche alle sette del pomeriggio, e questo consente a chi lavora o va a scuola di potere andare ai concerti con molta più costanza! Non c'è niente da fare: il rock all'estero gode di uno status molto più normale e meno "massonico" di quello che ha in Italia…

D - Tornando all'Italia: secondo voi esiste la sempre-citata "scena"? Se sì, cosa ne pensate?
E. - Noi abbiamo molti amici che suonano in altre bands, e persone che si sbattono nell'underground musicale. Usciamo con loro, scherziamo, ci divertiamo… Io non la chiamerei scena, perchè talvolta la lontananza musicale è gigantesca. Però il fatto che molte bands siano legate tra loro è un dato inoppugnabile.

D - Allora, quali sono i gruppi italiani che vi piacciono di più?
E. - L'Italia sta crescendo molto secondo me, ci sono molte bands valide, che spendono parecchio del loro tempo fuori dall'Italia: Giardini Di Mirò, Zu, Yuppie Flu, La Quiete, The Death Of Anna Karina, Franklin Delano, Disco Drive, Jennifer Gentle, Red Worms' Farm, Fine Before You Came, Bob Corn. Queste sono le bands che ora ci piacciono e che sentiamo vicine.

D - Se doveste consigliare tre dischi fondamentali nell'ambito indie-rock, a quali vi affidereste
E. - Tre sono proprio pochi, ma se devo proprio scegliere, e parlo a titolo personale, ti direi: qualsiasi cosa dei Fugazi (sarebbe meglio "tutto dei Fugazi"); "Zen Arcade" degli Hüsker Dü; "Bug" dei Dinosaur Jr..

D - Ultima domanda prima di salutarvi: cosa ne pensate di quelli che scaricano il vostro disco da Internet? E la vostra opinione sui programmi di file sharing in generale?
E. - Siamo assolutamente a favore del file sharing, per un gruppo come il nostro è un ottimo modo per farsi conoscere in giro.

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Speriamo che "The Plural Of The Choir" piaccia a quante più persone lo scarichino!

 
(a cura di MeVsMaradonaVsElvis)


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