

(12/11/2002)
a cura di Stefano "noise" Opipari
I
Monkey Punx sono uno dei nomi nuovi della scena punk
italiana ed hanno da poco pubblicato il loro secondo
album, "Dovrà Cambiare" (Paniko Rekords/KOB
Records), grazie al quale il loro nome sta girando sempre
di più
Sentiamo cosa ci dice Papo, chitarrista della band
veronese
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Paniko Rekords
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Stefano
"noise" Opipari - Siete in giro fin dal 1996, ma
sinceramente è da poco che vi conosco
Vuoi farmi un breve
riassunto della vostra storia?
Papo@Monkey Punx - Abbiamo iniziato a suonare insieme
molto giovani, sia come età che musicalmente. Dopo un demo, e la
comparsa su qualche compilation, abbiamo registrato un primo cd
nel 1999 ma che poi è uscito solo nel 2000 per la KOB Records di
Verona, la nostra città. Il suono era prettamente ska-punk
(eravamo tutti affascinati da gruppi come i Punkreas, per
capirci) pur cercando sempre di accelerare i ritmi! Nei due anni
che sono succeduti sono cambiate molte cose, una delle più
importanti è sicuramente l'abbandono del progetto da parte del
bassista e del sassofonista. Nello stesso periodo abbiamo
finalmente iniziato a scrivere musica più personale, scoprendo
poi di essere finiti tra le grinfie dell'hc. Il nuovo lavoro è
uscito nel luglio 2002, e tuttora siamo in piena promozione, sia
con live che con compilation. La formazione attuale vede Denni
(voce/chitarra), Andrea (basso), Pane (batteria) e Papo
(chitarra)
D - Venite da Verona e
tutti sanno quanto sia fervente la scena o quanto meno il
movimento nell'area veneta. Quali sono state le difficoltà ad
inserirvi in quella scena così piena di gruppi?
R - Sì, effettivamente il Veneto è una terra attiva,
da questo punto di vista, ma forse credo che spesso ci si
riferisca con "scena" ad un pugnetto di gruppi, quelli
il cui nome ormai è sulla bocca di tutti. Ciò che voglio dire
è che altrettanto fermento c'è più o meno in tutt'Italia, solo
che mancando gruppi noti in altre zone è minore la conoscenza
(e, purtroppo, a volte anche l'interesse) per quelle situazioni.
Ti cito semplicemente una cosa vissuta in prima persona: mi
reputo orgoglioso di aver conosciuto il "Salento HC",
una terra piena di bella gente e di grandissime band. E prima di
approdarci devo ammettere che ignoravo l'esistenza di questa
realtà.
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D -
Il vostro primo disco, "Skaccomatto", è uscito
nel 2000 per la KOB Records: come siete entrati in
contatto con Enrico?
R - Questa è facile come domanda! Siamo di
Verona, un posto che non ha mai offerto molto come
alternativa ai soliti schemi. Nel suo piccolo l'attività
musicale della KOB è stata sempre un punto di
riferimento: non mi riferisco alle scelte musicali,
intendo proprio come attitudine di vivere la musica
"dal basso". Il disco, una volta registrato, è
piaciuto molto ad Enrico e così abbiamo deciso di
collaborare. Dobbiamo molto a questo iperattivo
personaggio! D
- L'ultimo lavoro invece è una co-produzione tra la KOB
e la Paniko Rekords, etichetta che gestisci tu. La Paniko
è nata, quindi, principalmente per supportare le uscite
dei Monkey Punx?
R - Come etichetta è nata semplicemente per
poter distribuire sotto un simbolo comune della musica
che mi piaceva, e questo significava i demo di alcune
band concittadine, semplicemente. Poi la cosa ha preso
forma ed è diventata quello che vedete. Ho sempre
sperato di poter far uscire un giorno un disco con la mia
label, ma giuro che non ci credevo più di tanto. Mi
sento un po' Brett con l'Epitaph! Passatemela, dai
(ok,
te la passo! - nda).
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D - Quali gruppi sono
attualmente su Paniko records e quali gruppi arriveranno?
R -
Questa è un po' più difficile come domanda, nel
senso che non abbiamo quasi mai detto ad una band: "Siete
con noi". Si è trattato sempre di collaborazioni che
nascevano e finivano con un singolo lavoro (mini-cd,
compilation)
Dovresti rigirare la domanda alle varie band.
Diciamo che per ora sicuramente del team fanno parte oltre ai
nostri Monkey Punx anche i Garage di Termoli - tanto che ormai
credo ci sposeremo a breve tanta è l'affinità! - e poi i
Carillon di Genova, anche se stanno passando un periodo
nell'ombra, credo una pausa di riflessione. In futuro ci saranno
ulteriori collaborazioni per nuovi dischi in uscita, ma non posso
sapere ora se avranno un seguito al di fuori del disco.
D - Immagino che tra
gruppo ed etichetta avrete una fitta rete di conoscenze. Con
quali gruppi siete maggiormente in contatto?
R -
Sì, i contatti sono moltissimi e spesso mi
dimentico se mi conoscono come Paniko o come Monkey Punx! Allora,
oltre a Garage e Carillon, siamo in stretto contatto con i Mannix
di Piacenza e direi anche con un nuovo acquisto di quest'estate,
i Belintesta di Lecce, che anche se lontani li sentiamo molto
vicini.
D -
Tornando a parlare di musica suonata
Essendo
giovani credo che vi siate avvicinati al punk con i
gruppi californiani
o sbaglio?
Quali sono le influenze che, secondo voi, sono più
facilmente individuabili ascoltando i vostri pezzi?
R - Allora, mi riferisco esclusivamente al nuovo
lavoro, anche perché la distinzione con il sound vecchio
è parecchio netta. Le influenze sono molteplici (credo
sia buona abitudine per ogni musicista): le mie band
preferite sono Good Riddance, Satanic Surfers e
Propagandhi. Come vedi avevi azzeccato riguardo la nostra
cultura: non posso infatti nascondere che ho solo 21 anni
e il primo amore è firmato Epitaph, Fat Wreck o Burning
Heart.
D -
Quali sono i dischi che girano di più nei vostri stereo
ultimamente?
R - Aspetta che controllo
Allora,
"Con La Gente Che Mi Va" dei Belintesta,
l'ultimo disco degli svizzeri Snitch, "Sympthoms Of
A Levelling Spirit" dei Good Riddance, gli ultimi
due lavori dei Thrice e i fantastici Belvedere!
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D - A proposito di
dischi
Se dico Napster o WinMX o altri software per
scaricare musica dalla rete, cosa mi rispondete?
R -
Che i nostri dischi li riusciamo a vendere anche
perché qualcuno ha già scaricato qualche mp3, chissà da dove,
non importa. E poi è un invito costante a confermare il nostro
intento a tenere i prezzi dei dischi il più basso possibile.
D - Siete rimasti
soddisfatti del vostro ultimo lavoro?
R -
Certo, lo ascolto spesso, mi piace. Cambierei
qualcosa, ma sicuramente mi aiuta ad avere le idee più chiare
rispetto a quello che voglio che sia il nostro suono. Ci stiamo
evolvendo, è stato un disco "di passaggio", credo, e
ne vado molto fiero.
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D -
Le vostre canzoni hanno una componente di denuncia
sociale. Cosa ne pensate dell'attuale situazione politica
e sociale,appunto?
R - Penso che non siamo messi meglio di altri
paesi, che la "globalizzazione" è sempre
esistita, nel senso che c'è un sottofondo di ingiustizia
e tristezza ovunque. Le nostre scelte e idee non hanno
nulla di stravolgente, non siamo paladini di qualcosa:
ascoltiamo intorno, diciamo le stesse identiche cose che
dicono molti altri, sperando che serva a sistemare un po'
le cose.D
- Un punto dolente per molte bands nostrane è riuscire a
farsi conoscere suonando in giro. Voi riuscite a suonare
abbastanza frequentemente? Ed in quale misura contano i
contatti attraverso la Rete?
R - Beh, qui mi devo proprio confessare, nel
senso che la Rete mi aiuta tantissimo. Io per ora studio
a tempo pieno, questo significa che non ho tantissimo
tempo per le mie attività. Per questo tengo i contatti
molto spesso via e-mail. Inoltre in Rete si possono
spesso trovare nuovi contatti. Ciò non toglie che però
alla fine serve sempre una telefonata, un contatto
diretto.
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D - Ok
Siamo alla
fine: cosa ci riserveranno i Monkey Punx per il futuro?
R -
Spero un bellissimo nuovo lavoro (parliamo di
futuro, no? Meglio non mettere scadenze!). Poi più concerti
possibile, nuove comparse su compilation, recensioni un po'
ovunque, dove riusciamo ad arrivare. Insomma, quello che le
nostre forze ci permetteranno di conquistare.
(a cura di
Stefano "noise" Opipari)
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