
![]()
(29/11/2004)
di Mike
Ormai
solida e credibile realtà della scena punk rock
italiana, i Minnie's si raccontano un po' tramite la voce
del frontman Luca in occasione del prestigioso traguardo
dei dieci anni di carriera tagliato recentemente
|
||
D - Beh, parecchi anni,
ormai. Cos'è cambiato nel frattempo? Cosa ti viene in mente
ripensando ai primi momenti?
R - Tanta inesperienza su tutti i fronti. Ancora
mi chiedo con che coraggio si andava a suonare in giro con le
nostre chitarre "Best Music" e un basso recuperato
chissà dove. Ripensando a quel periodo, mi vengono in mente un
sacco di buoni gruppi di riferimento: i primi Arturo, i Nuvola
Blu, Frammenti, i Fichissimi, gli Eversor di "Friends"
e qualsiasi cosa avessimo a tiro dei Kina. E poi ricordo i
concerti dei Sottopressione con una marea di gente (e credimi,
poche volte ho rivisto tanta gente tutta insieme per un gruppo
hardcore italiano). Credo sia naturale avere nostalgia per il
momento in cui abbiamo iniziato a suonare e probabilmente quello
che noi ricordiamo enfaticamente per chi ha vissuto certi anni
'80 è già una merda. Piuttosto sarebbe interessante chiedersi
se le bands di adesso stanno lasciando un minimo segno in quelli
che oggi ascoltano la nostra musica. A volte mi sembra proprio di
no
![]() |
D - Sul palco del "Rolling Stone" a Milano lo scorso inverno hai detto: "Non siamo abituati ai palchi grandi. Di solito suoniamo in posti con palchi piccoli, ma con gente col cuore grande". Cosa intendevi dire di preciso?R - A volte, su certi palchi, ti senti fuori luogo, la brutta copia di una di quelle bands americane che corrono da un lato all'altro della scena per fare le facce interessanti, spesso molto più della musica che suonano. Ho detto quella frase per presentare una canzone, "We Don't Want You To Dance", perché in mezzo alla folla distratta di un venerdì sera qualunque, quella sera c'era la nostra gente. |
|
Quella che va a vedere i Minnie's e poi i PHP, i De Crew, i Rifiuti, gli Out Of Reach gente che ha fame di musica prima di tutto, non di intrattenimento. Ma questo è un argomento rischioso. Il problema non è semplicemente il posto in cui suoni, ma il contesto. Ad esempio, quella sera al "Rolling Stone" con i Seed'N'Feed, i Friday Star e i Delicious, ci siamo sentiti più a casa che in altre occasioni. |
||
D - Siete stati in tour
per tre settimane con i Nothing In Common. Com'è andata? E'
diverso l'approccio nei vostri confronti da parte del pubblico
straniero rispetto a quello italiano?
R - In aprile siamo stati in tour per due
settimane da soli; poi, nel corso della terza, la nostra agenzia
tedesca ci ha affiancato i Nothing In Common così da portarli
con noi in Italia, visto che non c'erano ancora stati.
L'atmosfera ai concerti è sempre la stessa ovunque tu sia:
all'estero come in Italia, a volte c'è quell'aria di festa che
non sai descrivere, a volte sembra tutto sbagliato. Capita anche
questo a volte, e fa parte del gioco. Piuttosto cambia il nostro
approccio nel suonare quando siamo in giro per tanti giorni. C'è
una consapevolezza diversa quando sei in tour, che cresce di
giorno in giorno
e si sente! E poi quest'anno era la terza
volta che tornavamo in meno di due anni in Germania, così ci è
capitato di ritrovare chi avevamo già conosciuto insieme a chi
non ci aveva mai visto ed è stato fighissimo. Come a Weimar, ad
esempio, dove abbiamo suonato tutte e tre le volte che siamo
stati in tour in Germania. I tedeschi, e in generale gli
stranieri, sono più curiosi di noi
sono capaci di andare a
vedere un gruppo mai sentito prima e di coinvolgersi appieno
nella musica. Noi quando mai l'abbiamo fatto?
D - Dammi tre aggettivi
per definire "Un'Estate Al Freddo".
R - Fresco, frenetico, spontaneo.
D - E' uscito da poco un
vostro mini-cd in inglese. Come mai l'idea di lasciare
l'italiano? E' una scelta definitiva?
R -
D - Come nasce un pezzo
dei Minnie's?
R - Nasce dall'idea di uno, o dall'improvvisazione
collettiva. Come quelli di tutti, insomma. E poi si cerca di
trovargli una strada originale
D - Si sente sempre parlare di generi, ultimamente in special modo di emo/emo-screamo/emo-pop/pop-punk Cosa ne pensi di queste definizioni? Talvolta sono solo forzature a tuo avviso? R - Dacché esiste la musica la si definisce. E' normale, no? Noi per primi all'interno di un negozio tendiamo a cercare i dischi per genere. Per quanto ci riguarda non gli diamo particolare importanza. Non a caso il più delle volte guardando i flyer dei nostri concerti ridiamo di come i vari promoters oscillano nel definirci dall'hardcore all'indie al pop-punk. Ci manca che qualche pazzo scriva che i Minnie's fanno emo-grind |
![]() |
|
D - Cosa suonano i
Minnie's, allora?
R - Noi facciamo musica nervosa!
D - Avete suonato al
"Deconstruction Tour" quest'anno, sullo stesso palco
dei migliori gruppi internazionali. Vuoi dire qualcosa a
riguardo? Una sensazione che hai avuto, qualsiasi cosa!
R - Suonare al "Deconstruction" è
quella cosa che non ti aspetteresti mai quando decidi di formare
un gruppo a quindici anni. Per noi è arrivato in un momento
bellissimo e importante, ma non inaspettato. Dopo tanti anni
abbiamo imparato ad avere un giusto rapporto con la musica, con
le cose che ci succedono. Suonare in una situazione così grande
ci ha gratificato tantissimo, ma non ci ha cambiato. La voglia è
sempre quella di misurarsi su ogni palco con la stessa
determinazione e la stessa voglia. Ma mi piace pensare anche che
lì con noi il primo giugno c'erano tutti quei gruppi con cui
abbiamo condiviso anni di concerti e progetti.
D - Secondo te esiste
una scena italiana? Vedi più invidia o collaborazione tra i
gruppi?
R - Vedo un sacco di scene diverse in Italia,
circuiti che funzionano bene, ma ristretti. Forse è anche giusto
sia così
Non tutti i gruppi hanno aspirazioni di classifica,
come non tutti gruppi hanno la stessa attitudine e semplicemente
ognuno preferisce condividere la propria musica con chi si trova
più a suo agio. Per cui, più che di scena mi piacerebbe parlare
di musica, dei tanti gruppi validi che esistono in Italia e di
quanto andrebbero supportati almeno il doppio da chi ascolta
punk/hardcore nel nostro Paese.
![]() |
D - Penultima domanda: siete praticamente cresciuti nell'ambiente dei centri sociali (il "Bulk" su tutti). Pensi che ciò vi abbia arricchito, o che abbia condizionato in qualche modo la vostra musica? R - Ci ha arricchito, ma non condizionato. Non credo possa essere un luogo fisico a condizionare quello che canti! E poi il "Bulk" e "Smokers", che è il progetto che ci ha visto più direttamente coinvolti, è stata prima di tutto un'idea, qualcosa che influirà per sempre sulle nostre scelte! |
|
D - Hai qualche
consiglio per chi vuole iniziare a suonare?
R - Avere curiosità! Non basta starsene in
cameretta a cercare accordi su una chitarra per sentirsi
musicisti, non funziona così
bisogna andare ai concerti,
ascoltare musica, tanta musica, e poi leggere fanzine. Forse non
diventerete mai John Lennon, perché John Lennon ci nasci, ma
sicuro avrete gli occhi più aperti!
D - Grazie mille per la
disponibilità, Luca. Hai una riga per dire quello che vuoi
R - Suoneremo su e giù per l'Italia per tutto
l'inverno fino a primavera 2005: venite a trovarci! Le date le
trovate sul nostro sito, www.minnies.it. Thumbs Up!
| (intervista a cura di Mike) |
Contatti: