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(22/10/2005)
di Kodiak
Gli Emanuel sono uno dei gruppi emergenti statunitensi più interessanti dell'ultimo periodo, e Vagrant giustamente sembra voler puntare molto su di loro. Abbiamo avuto l'occasione di intervistare il frontman della band, Matt Breen, che si è dimostrato un ragazzo semplice, comunicativo, e comunque ben determinato a portare la sua band verso traguardi importanti. Kodiak - Avanti con le
presentazioni: chi sono i ragazzi che stanno dietro a
questo monicker Emanuel? Cosa combinate e cosa volete
dalla vita? |
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Siamo quattro amici che vengono da Louisville, KY e che suonano insieme dal 1998. Non usiamo trucchi, non ci mettiamo il mascara e non indossiamo maschere. Niente di tutto questo. Abbiamo scritto un album che parla di avere vent'anni, di non sentirsi completamente a proprio agio in questa vita e di essere fregato dalle droghe: parliamo di questo perchè sono cose ci hanno toccato e ci toccano personalmente. |
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D - Parliamo un po' di
"Soundtrack To A Headrush". Siete contenti di come è
venuto fuori? Io se fossi in voi lo sarei del tutto: è un disco
completo, eterogeneo e pure abbastanza personale. Non per fare il
lecchino, ma è davvero raro riuscire ad esserlo all'esordio e
avendo poco più di vent'anni...
R - "Soundtrack To A Headrush" è stato
un grosso impegno, ci abbiamo messo davvero molto tempo per
imparare come scrivere queste canzoni ed anche di più a
scriverle effettivamente. Questo disco è il nostro bambino e ci
ha portato ad essere da una piccola band che provava nel rustico
di mia nonna ad un gruppo vero che suona concerti in tutto il
mondo. Io penso che una cosa che attiri dell'album sia l'attitudine
selvaggia, suoniamo come se avessimo appena imparato i nostri
strumenti e avessimo dovuto aspettare troppo tempo prima di poter
esternare questi sentimenti, e questo in parte è vero. Un'altra
cosa di cui sono molto fiero circa il disco è il livello di
onestà che ho provato a metterci nel farlo. Parla davvero della
mia vita reale, sebbene un sacco di avvenimenti e di sensazioni
sono espresse attraverso delle metafore. Sono sorpreso che tante
persone mi hanno chiesto chiarimenti riguardo ai testi: forse
credono che questo sia un argomento sensibile?
D - Domanda banale, ma in questo caso assai necessaria: quali gruppi vi hanno influenzato maggiormente? Nel vostro album ci si sentono un bel po' di cosette: dal rock'n'roll allo screamo moderno, generi difficilmente assimilabili. ..R - Quando abbiamo formato la band avevamo quattordici anni ed ascoltavamo musica con la quale potevamo relazionarci più facilmente, come quella di MXPX e Blink-182. Penso che sia cambiato moltissimo non appena abbiamo scoperto i Saves The Day, che restano una nostra enorme influenza: una band che aveva le radici nell'hardcore, ma espandeva questo genere. Nel processo di scrittura di questo lavoro abbiamo ascoltato principalmente At The Drive-In, Saves The Day, Refused e i Beatles, perciò penso che le influenze siano queste. |
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D - E negli ultimi tempi,
parlando di uscite fresche, cosa ci consigliate tra tutto quel
che gira nello stereo del vostro furgone o nei vostri lettori mp3?
Qualche band da raccomandarci?
R - Recentemente stiamo ascoltando un sacco di
musica leggera ed orecchiabile. Forse è una reazione al fatto di
suonare per così tanto tempo musica dura. Comunque nel furgone
mischiamo i Daft Punk con Bright Eyes, e sentiamo anche cose più
vecchie.
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D - Tornando al vostro album, come ci si sente a esordire dal nulla su una delle più importanti indie label come la Vagrant? Sentivate una certa pressione intorno a voi o vi siete trovati a vostro agio da subito? R - Beh, quando abbiamo registrato l'album non avevamo un contratto discografico. Per cui lo abbiamo inciso da soli con il nostro produttore Machine e lo abbiamo spedito a tutte le etichette a cui sarebbe potuto piacere. Quando abbiamo avuto un'offerta dalla Vagrant eravamo eccitati ed interessati perchè questa era una label che in passato aveva pubblicato dischi che ci erano piaciuti molto. La pressione ora è solo quella di essere sempre all'altezza di appartenere al roster della Vagrant. D - Com'è la scena nel
Kentucky da dove venite? Non si sentono troppe bands
delle vostre parti, o sbaglio? |
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D - Noto che adesso
siete in tour perenne (quest'estate avete girato tutti gli States
con Say Anything e Circa Survive) e credo che possiate definirvi
"professionisti" a tutti gli effetti. Cosa facevate
prima del grande salto e cosa fareste se non foste dei musicisti?
R - Sì, siamo stati e saremo in tour spesso da
ora, non ci fermeremo quasi mai. E' stupendo stare sempre in giro,
ma poi chiaramente ti comincia a pesare il fatto di non poter
stare con la tua famiglia e i tuoi amici. Fortunatamente io ho
una ragazza che è tollerante e sostiene totalmente la mia scelta
professionale. Prima di fare questo passo abbiamo avuto lavori
part-time e poi la sera alle dieci ci trovavamo per le prove.
Suonavamo e scrivevamo per tutta la notte. Se io non avessi avuto
questo gruppo sarei stato uno studente universitario di filosofia.
D - So che a settembre parteciperete al prestigiosissimo "Reading & Leeds Festival". Siete emozionati sapendo di dover dividere il palco con mostri sacri come Bad Religion e Foo Fighters o in fondo non ve ne frega nulla? R - Sono proprio impaziente di vedere i Foo Fighters, loro sono una leggenda. D - Oltre a questo show,
sapete già se farete altre date in Europa o dopo l'Inghilterra
ve ne tornerete dritti dritti a casa? |
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D - Ottimo, vi ringrazio
per la disponibilità, per la stupenda maglietta verde che ho
preso al vostro show l'inverno scorso in occasione del "Vagrant
Tour", per l'album e tutto quanto. Qualcosa da aggiungere?
Non so: insulti, perle di saggezza, consigli... a voi!
R - Niente di particolare, se non davvero grazie
per il tuo supporto: non vediamo l'ora di tornare a suonare nel
vostro bellissimo Paese.
| (a cura di Kodiak) |
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