"Independent Days Festival 2004"
4-5/9/2004 - "Arena Parco Nord", Bologna

Settembre… finisce l'estate, si torna a scuola, si tira il bilancio sull'estate trascorsa… e si va all'"Independent Days". Se poi il cartellone è interessante come quello di quest'anno ci si va ancora più volentieri. E se oltre al cartellone si riesce ad avere al proprio fianco anche una degna rappresentante della Perugia fashion-core (et voilà, il ringraziamento ufficiale per avermi sopportato per due interi giorni è fatto) si può solo immaginare come l'interesse per questi due giorni di musica possa salire alle stelle!

Giorno 1:
Il primo giorno, a mio personalissimo avviso, era quello con il cartellone più interessante: meno panc e simili e più spazio a sonorità rock e indie. E poi, signori miei… SONIC YOUTH… cioè, basta la parola! (un po' come il confetto falqui, però in positivo).
Il primo impatto con l'"Independent Days" non è dei migliori: la fila davanti alla cassa accrediti è piuttosto lenta a smaltirsi, e così l'esibizione dei senesi Ray Daytona and the Googoobombos (
recensione) è finita prim'ancora che io potessi metter piede nell'Arena Parco Nord. Ahimè, non scoprirò mai se anche in questa occasione erano accompagnati dal loro meraviglioso circo di pseudo-lottatori.

Julie's Haircut

Il secondo gruppo a sfilare sono i "reucci" dell'indie-rock nostrano: i Julie's Haircut. E c'è poco da dire, non possiamo altro che essere orgogliosi di essere della patria natia di un gruppo simile. Ottime melodie, ottime chitarre, ottimo tutto. E nonostante me li sia goduti comodamente seduto sulla collinetta dell'arena, sulla conclusiva "Set The World On Fire" ho dovuto lottare per resistere alla voglia di ridicolizzarmi esibendomi in balletti d'ogni sorta.

Sul palco è il momento dei Blueskins: pare che la stampa d'Oltremanica li stia pompando parecchio… ecco, secondo me, invece, sono stati uno dei gruppi più inutili, se non il più inutile, di tutto il festival. La loro musica dovrebbe essere un rock di chiara matrice anni '70. Peccato solo che il risultato finale assomigli molto di più ad un esercizio di stile che a delle canzoni. Non so, sarà stata anche la situazione poco adatta a loro (e in effetti inizialmente credo fossero previsti alla tenda "Estragon", ma dopo le defezioni di dEUS e Keane (recensione) si sono ritrovati sul "main stage"), ma l'unica vera impressione che mi hanno trasmesso è stata la totale assenza di personalità…
Meglio di loro hanno fatto sicuramente i Colour Of Fire. Musicalmente non sono sicuramente geniali, un rock non particolarmente brillante con qualche chitarra sul metalluso andante, ma dopo i Blueskins non hanno avuto grandi problemi a spiccare, anche perché sinceramente tenevano il palco molto, molto, molto meglio. E signori miei, sinceramente preferisco un gruppo che mi fa movimento a quattro scope piantate per terra. Degno di nota, infine, il loro cantante: un incrocio tra Bellamy e Molko.

Dopo questa prima trance di gruppi è il momento di testare anche le qualità dei gruppi della tenda "Estragon", ma soprattutto di riempirsi lo stomaco. E devo dire che la tradizionale "Festa de l'Unità" si rivela molto utile in questa occasione. Già, perché se si dovesse mangiare agli stand interni probabilmente non basterebbe un mutuo sulla casa per togliersi la fame. Dunque, pausa con gnocco fritto ed acqua minerale e poi via alla tenda "Estragon"!

Il primo gruppo ad esibirsi su questo palco sono i Morticia's Lovers (
recensione). Che dire, rock'n'roll e stupidità sono forse le due parole che meglio sintetizzano la loro musica, ma non posso che apprezzare un gruppo che dedica una sua canzone allo Strap On! Adorabili.
Il tempo di una birra e di scambiare quattro chiacchiere con la signorina Giulia ed ecco che sul palco salgono i Nitrojuice (
recensione). E qui devo fare mea culpa. Ammetto che avevo sentito parlare molto bene di loro, ma non credevo che fossero parole meritate. Ed ho avuto il piacere di esser smentito. Oh, se mi hanno smentito. I quattro sono carichi, il loro concerto è stato semplicemente trascinante, e soprattutto coinvolgente. E tutto ciò nonostante il pubblico latitasse. E questo può essere imputato all'unica pecca dell'organizzazione: la tenda "Estragon", infatti, non è molto pubblicizzata, difficilmente si vengono a sapere gli orari, anche approssimativi, in cui i gruppi suoneranno e spesso e volentieri le esibizioni si sovrappongono, obbligando a scegliere tra due gruppi. Mi chiedo, insomma, se sia proprio impossibile allestire un palco più piccolo all'interno dell'Arena, o quantomeno indicare meglio la locazione del secondo palco. Ma tralasciamo questo particolare e torniamo alla musica…

Dopo una lunga chiacchierata con i Nitrojuice nella figura del loro cantante, è il turno di un trio romano: i Friday Star (recensione). La situazione non era certamente delle migliori: suonare davanti a cinque/sei persone smonta le gambe a chiunque, ed infatti il loro show non è stato particolarmente memorabile. Un lavoro pulito ed efficace, ma non particolarmente brillante.
Dopo questa parentesi alla tenda "Estragon", la mia attenzione ritorna al palco principale. Arrivo giusto in tempo per vedermi qualche pezzo del Signor Lanegan: non male, tra rock, sperimentazioni (non eccessive) e suoni "desertici".

Mark Lanegan

Libertines Subito a ruota salgono sul palco i Libertines (recensione), i "nuovi Clash" secondo buona parte della stampa italiana ed internazionale. E non si può certo negare che delle forti influenze "clashiane" si sentano, ma il loro suono non si ferma lì.
Insomma, ci sono spruzzatine di country-rock e qualche accenno di pop. Uno show tirato, che non raggiunge mai particolari vette ma che non annoia…

Dopo di loro la sorpresa della giornata e forse di tutto il festival: Franz Ferdinand (recensione). I quattro scozzesacci hanno riproposto buona parte del loro disco d'esordio, con risultati ESALTANTI. Sarà stato merito della cassa che ricordava molto la dance (e "ricordava" è un eufemismo), sarà stato merito dei riff di chitarra molto anni '80, sarà stato merito di quel che volete, ma almeno tre quarti dei presenti non hanno mai smesso di muovere il loro culetto. E credo che sia una cosa importante nella riuscita di un concerto. Trascinanti!

Franz Ferdinand

Sonic Youth

Veloce pausa cena e poi Sonic Youth. Che dire: il gruppo non si tocca, la loro capacità artistica è indubbia, hanno una storia alle spalle che molti gruppi si sognano, ma il loro concerto non è stato quello show indimenticabile che aspettavo. Insomma, hanno suonato bene, hanno coinvolto il pubblico, ma certe scene di "divismo" le ho trovate al limite del patetico, con le dovute proporzioni mi hanno ricordato quello che Lux Interior aveva messo in scena durante la precedente edizione… E non fu un bello spettacolo, per quanto mi fece ridere… Una mezza delusione, o forse li aspettavo troppo io.

 

Giorno 2:
Il cartellone della seconda giornata era molto più impostato sul punk rock e sul rock'n'roll, vuoi per la presenza dei vari New Found Glory, Yellowcard, Velvet Revolver, MC5 e, last but not least (anche perché headliners della giornata), Darkness.
Arrivo all'arena che i poco prima della fine del set dei Persiana Jones: questo significa che ho risparmiato alle mie orecchie lo strazio dei Derozer.
Gli S.T.P. sono il primo gruppo che riesco a godermi per intero. E devo dire che la parola "godermi" non è abbastanza per la carica che è riuscita a trasmettere il gruppo sul palco: rock'n'roll uber alles!

Non faccio in tempo a riprendermi che è il turno dei New Found Glory (recensione); prima delusione: mi ero sempre immaginato Jordan un po' più gracile, mentre sembra un boscaiolo del Nebraska, magari il merito e della camicia che indossava…

New Found Glory

Seconda delusione: mi ero immaginato Ian molto più grasso, mentre in realtà è giusto un pelo in soprappeso, ma magari è merito della calura che fa perdere a chiunque litri e litri di sudore e di sugna. Per ovviare a questo inconveniente ecco apparire l'amatissima pompa dell'acqua a rinfrescare gli spettatori. Lo show dei New Found Glory è qualcosa di quasi perfetto: ottimi stacchi, ottima tenuta scenica, pochissime sbavature, ottima scelta della scaletta e soprattutto un ospite d'eccezione: James Deewes al synth. E se vi state chiedendo: "Chi cazzo è?", la risposta è semplice: il signor James è il tastierista di due gruppetti quali Get Up Kids e Reggie and the Full Effect… e scusate se è poco.

Finito il travolgente set non resta che spostarsi alla tenda "Estragon", che a mio avviso offriva un cartellone più interessante del "main stage".
Arrivo mentre i Forty Winks (
recensione) salgono sul palco. Avevo sentito parlare molto bene di loro e letto ottime recensioni, ma detto sinceramente il loro cd non mi aveva colpito. Beh, dal vivo è tutta un'altra cosa. Travolgenti, ma soprattutto personali, che non è cosa da poco per un gruppo italiano. Talmente convincenti da far passare in secondo piano la non eccelsa qualità dei loro suoni. E sarà che per loro era uno show in casa, ma il pubblico era abbondante e partecipe.

Coheed And Cambria

Sarà perché l'intervista con i sopraccitati Forty Winks dura più del previsto, ma quando mi riaffaccio nella tenda "Estragon" è già il turno dei Coheed And Cambria. Voce in falsetto e chitarre sempre sospese tra il cosiddetto emo ed il metal più ruffiano.

Purtroppo ho potuto seguire solo metà show, dato che sul "main stage" suonavano in contemporanea dei "ragazzetti" che rispondono al nome di MC5. Nonostante la corsa da squilibrato non riesco a vedere il loro concerto per intero.

MC5

Ma quel che vedo è più che sufficiente per convincermi di una cosa: certe reunion vanno evitate a tutti i costi. Insomma, se un gruppo ha la fama di essere dannatamente selvaggio, incendiario e chissa quali altre cose, è bene che se la mantenga e non che vada a rovinarsela riunendosi e proponendo uno show moscio e assolutamente deludente… Bocciati su tutta la linea, il rock'n'roll purtroppo o per fortuna è ancora una materia adatta ai corpi giovani.

Torno alla tenda "Estragon" dove si esibiranno i due nomi più chiacchierati del momento in ambito punk-rock-pop o quel che è: Vanilla Sky (recensione) e Yellowcard.
I romani salgono sul palco e si trovano la tenda quasi piena. Ammetto che avevo qualche aspettativa sul loro spettacolo, li avevo visti in un'altra occasione e mi avevano convinto. Aspettativa delusa, l'unica impressione che mi hanno dato è stata quella di assistere ad un concerto suonato da un gruppo di plastica. Certe cose potevano risparmiarsele, li hanno fatti apparire più come una filiale di "Amici di Maria de Filippi" che come un sano gruppo rock. Non si può però negare che le canzoni facciano il loro porco lavoro: ritornelli come si deve, ottime melodie e tutto sommato anche una buona esecuzione fanno raggiungere al loro show la sufficienza. Anche se alla fine il pezzo che mi ha convinto di più è stata la cover di Vanessa Carlton.

Yellowcard

Se lo show dei Vanilla Sky mi aveva lasciato in bocca il sapore, il live set degli Yellowcard (recensione) ha aumentato questa sensazione. Non sono mai stato un integralista del punk rock. Ho sempre amato le commistioni del suddetto genere col pop. Non credo nell'integrità artistica dei gruppi. Ma porca puttana, tutto voglio vedere tranne che dei bambolottini sul palco.

Ecco, gli Yellowcard mi hanno dato questa impressione: bambolottini che mettono in scena una recita già stabilita e già provata molte volte. Un esempio lampante, il cantante che si mette sulla pedana della batteria per iniziare il concerto saltando… E poi quel violino… sarà un idea sbagliata la mia, ma se si usa uno strumento non convenzionale all'interno di un genere come il punk rock va saputo sfruttare al massimo, cosa che durante questo show non è avvenuta, anche se magari non per colpa loro. Insomma, bocciati su tutta la linea anche loro.

E alla fine è il momento dei Darkness. Che dire, le immagini dei concerti che avevo avuto modo di vedere mi avevano dato l'impressione di un gruppo trascinante e divertente. Beh, probabilmente avrò avuto la sfortuna di incrociare una serata storta, ma mi sono parsi un po' mosci. Musicalmente nulla di più di quello che hanno dato i singoli: hard-rock-pop. Apprezzabilissime le luci kitsch che a ripetizione componevano cuoricini e/o la scritta "Sex". Un po' meno apprezzabili i tentativi di Ironia e di Divismo, e soprattutto i cambi d'abito… Meglio su disco insomma, almeno non si è costretti a vedere un uomo decisamente brutto in pantaloni attillatissimi e petto al vento.


E cosi' si chiude quest'edizione dell'"Independent Days", caratterizzata da dei suoni sicuramente migliori rispetto alle precedenti, ma soprattutto dalle ottime prestazioni di alcuni gruppi "minori" e dalle mezze defiance degli headliners. Ed oltre all'"Independent Days" si chiude la mia permanenza a Bologna, la mia estate ed anche la zip dei miei pantaloni, lasciata inavvertitamente aperta per tutta la durata del concerto…

The Darkness
 
(a cura di Gnappen)