
"Hellfest
2004"
Misfits, Ataris, Sick Of It All, Shadows Fall, The Juliana
Theory, Strike Anywhere, Terror, Himsa, Every Time I Die,
Halifax, Champion, ecc
23/7/2004
- "RexPlex", Elizabeth, New Jersey (USA)
I parte
Finalmente è arrivato il grande giorno,
il grande evento, quello che aspettavo da qualche mese,
da quando cioè ho visto la line-up dei tre giorni di
"Hellfest"! Dopo dieci ore di volo, uno sbalzo
di fuso orario di sei ore, ho per fortuna un giorno di
riposo prima di poter assistere al festival. |
Si inizia a fare sul serio quando sul "main stage" salgono gli Every Time I Die (leggi la recensione di "Hot Damn!"), band appartenente alla scuderia della Ferret Music, che incomincia a movimentare l'ambiente; i ragazzi presenti sono tantissimi e non si fanno certo pregare per dare il là alle danze, se così si possono chiamare! Ancora prima che inizino le note delle canzoni, i kids si esibiscono in mosse di violent dance, in circle-pit abnormi e il mosh è una costante durante tutte le esibizioni; purtroppo, molti ragazzi ne faranno le spese ma pare che non ci si preoccupi più di tanto.A massacrare le ossa dei ragazzi contribuiscono pure gli Himsa, band di Seattle che si esibisce poco dopo gli Every Time I Die: la musica proposta è un metalcore, più metal che hardcore in verità, suonato come Dio comanda. Partono con "Dominion" e ripercorrono buona parte dell'ultimo lavoro "Courting Tragedy And Disaster" (recensione) e il singer John Pettibone è veramente in forma strepitosa esibendosi tra una canzone e l'atra in stage diving molto graditi. |
Non potendo citare tutti i gruppi presenti per ovvie ragioni di lunghezza passiamo ad una delle bands più attese, più acclamate e più interessanti del momento: sto parlando dei Terror, da poco approdati su Trustkill Records e recentemente usciti col nuovo full lenght "One With The Underdogs". Anche la loro esibizione è sul "main stage", ovviamente, ed è tra le migliori della giornata: grande presenza scenica, buona tecnica, grandissimo coinvolgimento da parte del pubblico. L'esibizione termina dopo i canonici venticinque minuti |
L'unica
performance della giornata che mi vedo su uno dei palchi
minori, il "Dinosaur Stage", è quella degli Ed
Gein, più per curiosità che per interesse. E
devo dire che non sono affatto rimasto deluso: la tecnica
è davvero sopraffina e anche la musica proposta, che non
saprei così su due piedi come classificare, non
conoscendoli tra l'altro moltissimo, è di mio
gradimento. Intanto sul "main stage" suonano
gli As I Lay Dying, che mi piacciono
sì, ma non mi fanno impazzire; a parte i gusti
personali, non si può far altro che apprezzare le
qualità di questa band: la musica proposta è, anche in
questo caso, una contaminazione tra hardcore e metal; tra
headwalking, stage diving, circle-pit
e chi più ne ha più ne metta, il loro concerto scorre
che è un piacere, in attesa di vedere gli Strike
Anywhere! Prima che salgano gli Shadows Fall, sul "main stage" suonano Halifax e Juliana Theory (leggi la recensione di "Love"), le cui performance mi hanno lasciato a dir poco indifferente. Ci tengo a dirlo: solamente per questioni di gusti. Si esibiscono, dunque, gli Shadows Fall: impressionanti da tutti i punti di vista, a cominciare dal cantante con dei rasta che gli arrivano alle ginocchia e autore di un live set a dir poco infuocato; l'abilità dei musicisti non è inferiore e durante tutto il concerto, che stavolta è leggermente più lungo rispetto ai gruppi precedenti, non sbagliano una nota. |
Alle 9:20 è il turno dei mostri sacri newyorkesi, i Sick Of It All ( intervista): entrano in scena con un intro di Ennio Morricone e, oltre ai celebri classici, propongono molte canzoni nuove: "Relentless", "All my blessings", "Paper tiger (fakin' the punk)". Manco a dirlo, il pubblico è letteralmente in delirio, prende d'assalto il palco e i microfoni e rende il tutto davvero fantastico. Vi posso assicurare che vederli suonare in quel modo, in quell'atmosfera e davanti al loro pubblico è tutta un'altra cosa: in Italia li ho visti tre volte e già li reputavo una tra le migliori live bands; beh, dopo averli visti all'opera all'"Hellfest" il mio pensiero è diventato quasi una certezza! |
|
Suonano dopo di loro gli Ataris (leggi la recensione di "So Long, Astoria"), quando ormai quasi tutti se ne sono andati, e sinceramente mi ha fatto un po' pena vedere questi ragazzi suonare quasi da headliner, dopo di loro solo i Misfits, davanti a così poca gente: sull'esibizione c'è poco da dire, nel senso che sbagliano quasi tutto quello che possono sbagliare e non fanno certo una bella figura. |
|
Gli headliner di questa prima giornata sono i Misfits (leggi la recensione di "Project 1950"), o se volete Jerry Only, Dez Cadena e Marky Ramone, perché mi rendo conto che qualcuno si potrebbe offendere sentendoli chiamare "Misfits", e avrebbe ragione. Innanzitutto spuntano fuori dei bambini tra il pubblico, 13/14 anni al massimo, che si vanno a posizionare nelle prime file. |
Poi compare
Jerry con l'immancabile ciuffo e gli altri due musicisti.
Forse sarebbe meglio terminare qua
ma purtroppo
bisogna andare avanti ancora un po': dico subito che alle
recenti apparizioni che hanno fatto nel nostro Paese non
sono volutamente andato a vederli e, sentendoli questa
sera, me ne rallegro. Le canzoni sono per lo più
irriconoscibili fino al ritornello, in quanto suonate ad
una velocità quadrupla rispetto alle originali, durano
quaranta secondi e poi comincia un'altra sofferenza. I
brani sono sia del repertorio Misfits sia del repertorio
Ramones, e quelli di questi ultimi sono per fortuna
suonati decentemente
|
| (a cura di Paolo) |