the mEMOry time: retrospettive | #7


Samiam

Samiam

 
anno di formazione e originaria provenienza
1988 - Berkeley, California (USA)
contatti ufficiali
http://www.gosamgo.com/
 
formazione attuale
Jason Beebout - voce
Johnny Cruz - batteria
James Brogan - chitarra
Sean Kennerly - basso
Sergie Loobkoff - chitarra
discografia
album
1990 - "S/T" - New Red Archives
1991 -
"Soar" - New Red Archives
1992 -
"Billy" - New Red Archives
1994 -
"Clumsy" - Atlantic/Burning Heart
(recensione)
1998 -
"You Are Freaking Me Out" - Ignition/Burning Heart
2000 -
"Astray" - Hopeless/Burning Heart

singoli, split, ep, altro

1989 -
"I Am" - 7" - Lookout! Records
1990 -
"Underground" - 12" - New Red Archives
1992 -
"Don't Break Me" - 10" - New Red Archives
1992 -
"Split" w/ Jawbreaker 7" - No Idea
1992 -
"Stump" - 7" - Black Box
1992 -
"Beauf" - 12" - Beri Beri
1995 -
"Live In Germany" - 7" - Your Choice
1996 -
"Ping Pong Gods" - split EP w/ Garlic Frog Diet - Pakolo
1997 -
"Glow" - split 7" w/ Six Pack - Sugar And Spice
1997 -
"She Found You EP" - Burning Heart
1999 -
"Search And Destroy" - Blackout!/Burning Heart
 

breve biografia
Nel 1988, a San Francisco e dintorni (come peraltro in tutto il mondo), il punk non se la passava certo benissimo, almeno a livello di visibilità. La furia degli intensissimi primi anni '80 era un lontano ricordo, e solo pochissime persone coinvolte nella scena underground si azzardavano ad immaginare che da lì a qualche stagione il genere avrebbe avuto una vera e propria seconda esplosione, di dimensioni non del tutto incomparabili con quella che investì il panorama musicale sul finire dei Seventies.
Ma i tempi erano ancora immaturi: il grunge stava cominciando a prendere piede e a colonizzare tutto, e si viveva una tranquilla fase di pausa e di transizione che consentiva ai più intraprendenti di raccogliere le idee e di sperimentare nuovi approcci. Esattamente ciò che provavano a fare Sergie Loobkoff (batterista dei The Sweet Baby Jesus), James Brogan (chitarra dei noti Social Unrest), Mark Mortinsen (primo batterista della serie), Martin Brohm e Jason Beebout (entrambi militanti nei non meno conosciuti Isocracy) sotto il nome di Samiam, che - per chi non lo sapesse - si pronuncia come se si dovesse dire
"Sam I Am".
Insomma, una nuova band era nata, e il suo proposito - tutt'altro che semplicistico, bensì parecchio ambizioso - fu fin da subito quello di elaborare ed unire un accentuato substrato melodico ed emotivo al proprio stile d'indubbia fattura punk/hardcore, senza peraltro tralasciarne il tiro, l'attitudine e l'ideologia. Il primo risultato concreto fu l'uscita di un 7" per l'allora emergente etichetta Lookout! Records; il lavoretto attirò l'attenzione di Nicky Garret degli UK Subs, proprietario della label indipendente New Red Archives, che pubblicò il primo full lenght omonimo della formazione di Berkeley.
Siamo nel 1990; sulla scorta dell'album i Samiam vanno in tour negli USA e in Europa, qui in compagnia degli Snuff e con un nuovo drummer, Dave Ayer. Tra il '91 e il '92 la New Red Archives licenzia altri due ellepì della band,
"Soar" e "Billy", e nei mesi successivi - tra la pubblicazione di un singolo e l'altro per una miriade di etichette indipendenti - la line-up cambia ancora: un nuovo "conciapelli", Victor Indrizzo (ex Red Kross), prende il posto di Ayer, mentre al basso un vecchio amico di Sergie, Aaron Rubin, sostituisce Martin Brohm. E' la vigilia di un periodo importante per il gruppo: le major, grazie al successo inatteso di Green Day e Offspring, hanno rimesso gli occhi addosso ai gruppi punk, specialmente se californiani, e anche i Samiam sono riusciti ad entrare nella grazie della Atlantic.
Fa la sua apparizione, dunque,
"Clumsy", che ha un buono smercio e permette ai Samiam di affiancare dal vivo sia realtà consolidate sia promesse prepotentemente emergenti della scena quali Bad Religion, Circle Jerks, Green Day, Supersuckers, Texas Is The Reason. Ma il ritorno alla realtà è duro: l'Atlantic non è soddisfatta delle vendite e li scarica; i Samiam non se la prendono più di tanto, sapendo di non avere difficoltà a rientrare in una dimensione loro più consona come quella delle "indie"; ma la sorpresa è dietro l'angolo: l'Atlantic - appigliandosi alle clausole evidentemente vessatorie di un contratto ancora in essere - si dimostra tutto meno che sportiva, e ostacola in ogni modo Sergie e soci, non permettendo la pubblicazione di dischi neanche con altre etichette.
Nel 1997, dopo lo stop forzato e un ennesimo avvicendamento (Indrizzo va a fare il turnista e lascia il seggiolino a tale M.P.), i Samiam rientrano in possesso dei diritti sullo loro musica e danno finalmente alle stampe il seguito di
"Clumsy", pronto ormai da diverso tempo: si tratta di "You Are Freaking Me Out", edito dalla svedese Burning Heart in Europa, Australia e Giappone (e in America dalla Ignition). I tour si moltiplicano e il combo suona in ogni angolo del Pianeta, consacrandosi definitivamente tra le più importanti e influenti entità emocore; nel 2000 - dopo l'ultima rivoluzione della squadra (dentro il bassista Sean Kennerly e il drummer Johnny Cruz) - viene alla luce, ancora per la Burning Heart nel Vecchio Continente (e per la Hopeless Records negli Stati Uniti), l'eccellente "Astray", che ad oggi è anche l'ultimo album realizzato dai Samiam.
Infatti, poco dopo i Nostri annunciano una "pausa di riflessione" che più di qualcuno ha interpretato come una sorta di scioglimento "morbido", vuoi anche per la contemporanea genesi dei Solea, nuovo progetto principale di Loobkoff. Ma la speranza è l'ultima a morire, e dopotutto con i Samiam non si sa mai… Un nuovo album potrebbe uscire da un momento all'altro: almeno è questo ciò che si augurano le migliaia di fans di questa band esemplare, ancora adesso un punto di riferimento per molti amanti del punk rock più genuino, intelligente ed appassionato.

(aob - 3/10/04)

 

Samiam - "Clumsy" (Atlantic/Burning Heart)

     

. . Track List:
1.
As we're told
2. Capsized
3.
Stepson
4. Bad day
5.
Tag along
6.
Routine
7. Simca
8.
No size that small
9. She's a part of me
10.
Cradle
11. Time by the dime

contatti:

Samiam
official website

 
 
file under:
emocore

rsvp:
Hot Water Music, Texas Is The Reason, Small Brown Bike, Sense Field, Gameface, Jawbreaker, Lifetime, Face To Face, Gunmoll.

Questo è probabilmente il miglior disco dell'intera carriera dei Samiam. Nonché il primo e unico album della band ad uscire sotto major, con la prevedibile conseguenza di essere anche il loro best seller. Insomma, il fatto che quantità e qualità coincidano non è decisamente una cosa che capita spesso nel mondo musicale. E punk rock in particolare.
Spinto dal fortunato (e ottimo) singolo
Capsized, il cui video per un periodo ha quasi monopolizzato la programmazione di Mtv (!), l'album riesce a vendere molte, moltissime, copie. Ma non abbastanza a giudizio della Atlantic: i Green Day avevano raggiunto quote milionarie con "Dookie", gli Offspring con "Smash" idem, e i Samiam certo non potevano stargli dietro a quelle condizioni. Nessun discografico o stratega del marketing con un minimo di senno avrebbe riposto così tante aspettative di quel tipo su un gruppo talentuosissimo ma commercialmente non tra i più appetibili, ma evidentemente qualcuno aveva fatto male i propri conti. Poco male: fallire all'appuntamento con la major non è né un fatto inedito né - normalmente - una tragedia, ma per i Samiam ciò si trasforma in una specie di maledizione, ovvero in quell'assurda interdizione ed incomprensibile ritorsione di cui abbiamo parlato sopra.
"Clumsy", prodotto dall'esperto Lou Giordano, si apre con un quartetto di canzoni fantastiche ed indimenticabili: un inizio che oserei definire irripetibile. As We're told,
Capsized, Stepson e Bad day inquadrano al meglio l'essenza dei Samiam, delineando senza pecche la loro foggia stilistica, costruita su quel punk rock intimamente aggressivo, sofferto, malinconicamente melodico, dalle tinte fosche e - soprattutto - dall'indole dannatamente seria. Ad ulteriore riprova del fatto che punk non è necessariamente sinonimo di superficialità e facile provocazione. E che i Ramones - come i Clash, o i Sex Pistols, o qualunque altra formazione storica - sono solo una sembianza di un solido dalle molteplici facce, di fatto indipendenti le une dalle altre. Che punk, insomma, vuol dire esprimersi in maniera libera e quanto più personale possibile, e non scimmiottare qualcuno: difficile spiegare questo concetto ai "kids della nuova generazione", non credete?
Tornando al disco, tra gli altri episodi più riusciti vanno segnalati senz'altro anche la ritmata e melodica
Simca, la (agro)dolce Cradle e la ruvida e penetrante Time by the dime, ma - come si dice spesso in questi casi - è tutto il lavoro nel proprio complesso a mostrarsi superiore alla somma delle sue singole parti. L'atmosfera è densa, verace, colma di sincera commozione, e pochi altri album del genere riescono a raggiungere e a trasmettere una tale e tangibile intensità.
Ci si sorprende a considerare che questo disco, uscito giusto dieci anni fa, suona molto più fresco di buona parte delle produzioni emo-punk attuali. Se non conoscete per niente i Samiam, dovete assolutamente cominciare da
"Clumsy". Non avete scuse: nel 1999 è stato ristampato dalla Burning Heart.

(aob - 3/10/04)