the mEMOry time: retrospettive | #3


Jimmy Eat World

Jimmy Eat World

 
anno di formazione e originaria provenienza
1994 - Mesa, Arizona (USA)
contatti ufficiali
http://www.jimmyeatworld.net/
 
formazione attuale
Jim Adkins – voce/chitarra
Tom Linton – chitarra/voce
Rick Burch – basso
Zach Lind - batteria
discografia
album
1994 - "Jimmy Eat World" - Wooden Blue
1996 -
"Static Prevails" - Capitol
1999 -
"Clarity" - Capitol
(recensione)
2000 -
"Singles" - Big Wheel Recreation
2001 -
"Bleed American" - Dreamworks
(recensione)
singoli, split, ep, altro

1994 -
"One, Two, Three, Four" - 7" - Wooden Blue
1995 -
"Split" w/ Christie Front Drive - 7"- Wooden Blue
1995 -
"Jimmy Eat World" - 7" - autoproduzione
1995 -
"Split" w/ Emery - 7" - Ordinary
1995 -
"Split" w/ Blueprint - 7" - Abridged
1996 -
"Split" w/ Less Than Jake - 7" - Capitol
1997 -
"Split" w/ Sense Field, Mineral - 7" - Crank!
1997 -
"Split" w/ Jejune - 7" - Big Wheel Recreation
1998 -
"Jimmy Eat World EP" - Fueled By Ramen
2000 -
"Split" w/ Jebediah - Big Wheel Recreation
2001 -
"Long Knives Drawn" - Polyvinyl
2003 -
"Last Christmas" - Better Looking
 

breve biografia
Nel 1994 a Mesa in Arizona quattro amici di lunga data decisero di formare una band che chiamarono spiritosamente Jimmy Eat World in ricordo di un episodio relativo all’infanzia del chitarrista Tom Linton. L'aneddoto è più o meno questo: un giorno i due fratellini di Tom, Ed e Jimmy, vennero alle mani; al termine della lite Ed buttò giù un disegnino in cui per ripicca raffigurò il fratello (un po' sovrappeso evidentemente) intento a divorare l'intero pianeta…
I quattro Jimmy Eat World ottennero ben presto un discreto seguito intorno alla loro città pubblicando qualche singolo per l'etichetta locale, la Wooden Blue Records, e numerosi split con altre band emergenti, e a poco a poco catturarono le attenzioni della Capitol Records con cui misero nero su bianco nel 1995, l'anno anche in cui Rick Burch rimpiazzò il dimissionario bassista Mitch Porter.
Il successo arrivò nel 1999 con
"Clarity", trainato dall'hit Lucky Denver mint, ma non bastò ai Jimmy Eat World che cominciarono ad avere problemi con l'etichetta e dovettero ricostruirsi (commercialmente) una carriera da capo. "Bleed American" (poi ribattezzato "Jimmy Eat World", dopo gli avvenimenti dell'11 settembre 2001) fu registrato senza un contratto tra le mani e dopo due anni molto difficili passati da indipendenti, ma alla fine venne pubblicato dalla Dreamworks. I singoli The middle negli States e Sweetness in Europa accrebbero definitivamente la popolarità del gruppo.

(Self Healer - 28/11/03)

 

Jimmy Eat World - "Clarity" (Capitol)

     

. . Track List:
1.
Table for glasses
2. Lucky Denver mint
3.
Your new aesthetic
4. Believe in what you want
5.
A sunday
6.
Crush
7. 12.23.95
8.
Ten
9. Just watch the fireworks
10.
For me this is heaven
11. Blister
12.
Clarity
13. Goodbye Sky Harbor

contatti:

Jimmy Eat World
website

 
 
file under:
emo stellare/indie-rock

rsvp:
Texas Is The Reason, The Get Up Kids, Elliott.

I Jimmy Eat World non sono stati né i primi né probabilmente i più bravi, ma è fuor di dubbio che "Clarity" ha rappresentato una svolta (neanche piccola) per migliaia di giovani americani che grazie a questo album si sono avvicinati all'emo con sempre maggior interesse.
Per dirla in due parole, questo lavoro diede probabilmente la spinta decisiva a un movimento già fervido, anche se è facile considerare come a beneficiarne oggi siano spesso band che c'entrano poco o nulla con i Jimmy Eat World, così come i Jimmy Eat World a loro volta già si differenziavano molto dai loro predecessori. Quello che risulta, infatti, più incredibile è constatare come dall'uscita di
"Clarity" ad oggi siano passati appena quattro anni, musicalmente dovrebbe essere un arco di tempo abbastanza breve mentre nel caso dell'emo è successo di tutto: tante nuove tendenze (dall'emo-rock acustico alla Carrabba all'emo-core alla Thursday), un sistematico rimescolamento delle band storiche (dai Sunny Day Real Estate ai Fire Theft, dai Mineral ai Gloria Record, dai Braid agli Hey Mercedes…), e soprattutto un'autentica invasione di nuovi gruppi.
"Clarity" è un album raffinato e piuttosto eterogeneo, lontano dalle asperità di "Static Prevails" ma comunque sofferto, e distante anche dall'immediatezza di "Bleed American" eppure melodico. Prima che veniate assaliti dal dubbio, non è esattamente quello che si può definire un disco di transizione. Più facile che venga considerato un capitolo a parte, soprattutto da parte di coloro che lo considerano e continueranno a considerarlo la pietra miliare del gruppo. La malinconia è probabilmente la cornice alle diverse sfumature un album indimenticabile, che preferisce accarezzare l'ascoltatore anziché travolgerlo coi suoi umori. Il carillon della progressiva Table for glasses apre con dolcezza, Lucky Denver mint conquista tutti col suo ritornello. Lo scenario sonoro cambia in continuazione dando l'impressione di essere sempre lo stesso; dall'aggressività di Your new aesthetic, al riff trascinante di Believe in what you want, alla nostalgia di A Sunday non c'è spazio per la critica ma solo per le emozioni. Si prosegue con Crush, forse la più punkeggiante del lotto, e le decisamente più pacate 12.23.95 e Ten.
In fondo,
"Clarity" è quel tipo di disco che anziché sfondare coi singoli convince dall'inizio alla fine, mettendo in difficoltà chi si volesse impegnare nell'impresa di trovargli una canzone debole. L'atmosfera e i sette densi minuti di Just watch the fireworks sono lì a dimostrarcelo, così come la struggente For me this is heaven e il brillante emo-power-pop di Blister. La title-track (che insieme a Crush preannuncia quello che sarà il nuovo corso) arriva quasi agli sgoccioli, ma si tratta senza dubbio di un altro mezzo capolavoro; la chiusura spetta, infine, a Goodbye Sky Harbor, un'appendice di ben sedici minuti (di cui circa tredici essenzialmente strumentali) che sembra essere un distacco lento e il più possibile indolore da un disco che, già possiamo dirlo, è rimasto negli annali.

(Self Healer - 28/11/03)