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mEMOry time: retrospettive | #13
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| anno di formazione e
originaria provenienza 1986 - New York, NY / Santa Monica, CA (USA) |
contatti ufficiali http://www.blackballrecords.com/ |
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| formazione Blake Schwarzenbach - voce/chitarra Chris Bauermeister - basso Adam Pfahler - batteria |
discografia album 1990 - "Unfun" - Shredder 1992 - "Bivouac" - Tupelo 1994 - "24 Hour Revenge Therapy" - Tupelo (recensione) 1995 - "Dear You" - DGC 1999 - "Live 4/30/96" - Blackball 2002- "Etc." - Blackball singoli, split, ep, altro 1989 - "Whack & Blite" - 7" - Blackball 1989 - "Busy" - 7" - Shredder 1991 - "Split" w/ Jawbox - 7" - Selfless 1992 - "Split" w/ Samiam - 7" - No Idea 1992 - "Chesterfield King" - 12" - Tupelo 1992 - "Split" w/ Crimpshrine - 7" - Skene 1995 - "Fireman EP" - DGC |
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breve
biografia Schwarzenbach, un'inclinazione al bicchiere facile e di lì a poco una laurea in Letteratura Americana e Scrittura Creativa, decostruisce l'allora stilisticamente già obsoleto punk rock abbattendo come paletti i piccoli dogmi della scena, sfogando paure e drammi interiori in quelle che in apparenza sembravano semplici tree chords songs sotto cui però montava la piccola rivoluzione Jawbreaker. "Unfun", l'esordio sulla lunga distanza, fu un pugno in faccia e alla mente di chi predicava l'hardcore nello Stato del Sole (e non solo), tramite un suono di chitarra facilmente assimilabile a quello di un Interregionale di Trenitalia, su cui in dodici bozzetti di ribellione strisciante e momenti di pura auto espiazione Blake - carta vetrata in bocca - cita Llyod C. Douglas al ritmo dei Descendents (Incomplete) trovando pure il tempo di criticare chi non li vuole "abbastanza hardcore"… A scanso di equivoci, la cosa migliore accaduta al punk dopo il Jack Daniel's (e viceversa). Dopo una breve separazione dovuta a necessità accademiche, i Jawbreaker si riformano nel tardo 1991 a San Francisco, quella che d'ora in poi considereranno "Casa" e al cui tributo nascerà attorno al 924 di Gilman Street l'omonimo locale che farà da catalizzatore per tutte le band della Bay Area di lì a venire. Il 1992 è l'anno in cui "Bivouac" vede la luce; il disco si distinguerà per ritmi mediamente più riflessivi fusi in un misto di poesia irriverentemente punk - "We pulled each other into one, parkas clinging on the lawn and kissed right there. Said all my chicks they smoke these things and handed you a Chesterfield King" (Chesterfield King) - riassumendo laconicamente cosa voleva dire allora la vita on the road - "Seven hundred miles to play to fifteen angry men. I need some sleep. They hate the songs. We hate them too" (Toursong) - ed in generale offrendo la spalla all'etichetta "emo" che seppur irrimediabilmente restrittiva e qualunquistica finirà per connotare la band anche ai posteri. Il tempo per raddrizzare la mira ed ecco giusto ad un solo anno di distanza il terzo album ufficiale dei Jawbreaker, "24 Hour Revenge Therapy", anticipato di qualche mese dalla release di Kiss the bottle sulla comp "17 Reasons: The Mission District", piccolo grande anthem della band curiosamente non presente nel disco ma la cui presenza e tema dominante aleggia sotto forma di fil rouge per tutto il disco costituendone ossatura e prequel. Registrato, ad eccezione di un paio di tracks, dal grande vecchio Steve Albini, "24 Hour Revenge Therapy" è lavoro monumentale e commovente, piccolo sunto della vita nella Bay Area di un erudito punk rocker californiano - "Desperate, alone, without an excuse. I try to explain. Christ, what's the use?" (Condition Oakland) - intervallato dalla spietata cronaca del recente intervento alla gola - "A little voice that's not quite your own. Count backwards from ten. Yellow jelly shot hard in vein, I want to talk to you again" (Outpatient) - non dimenticando l'ennesima frecciatina alla mai amata scena punk - "You're not punk, and I'm telling everyone. Save your breath, I never was one. You don't know what I'm all about. Like killing cops and reading Kerouac" (Boxcar) - con sullo sfondo gli immancabili agrodolci romanzi adolescenziali (Do you still hate me?). Di qui in poi la popolarità della band crebbe esponenzialmente passando da piccolo culto a vera realtà alternativa, tanto da accrescere l'attenzione delle major pronte a rincorrere il successore di Green Day ed Offspring. La spuntò la Geffen Records che accostò alla band il famoso producer Rob Cavallo, già artefice del successo delle band sopraccitate, cosa che scatenò l'ovvia ritorsione di mezza comunità punk; a nulla servirono le numerose dichiarazioni del leader e della band al completo per rassicurare i fans che si preoccupavano delle eventuali ingerenze in fase creativa. Ne risultò un disco estremamente levigato in fase di produzione, complice la "nuova voce" di Schwarzenbach, avvicinando sul fronte della scrittura a quello standard di downtempo slow songs già sperimentato ai tempi di "Bivouac". Non certo avaro di grandi canzoni, "Dear You": il singolo Fireman, Bad scene, Everyone's fault, Jet black. Il disco, però, risentì enormemente del clima teso in seno al gruppo, come sostenne Blake poco dopo lo scioglimento dello stesso: "It was totally insane to me that I'd be working on the record during the day, a lot of the time alone, then hanging out alone in a bar at night. It was very alienating". Un finale un po' amaro che però lascia splendidamente intatto il patrimonio artistico di questa grandissima band capace di cambiare le carte in gioco anche quando tutti avevano già "truccato" il mazzo. (holybuble - 28/3/07) |
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Jawbreaker - "24 Hour Revenge Therapy" (Tupelo) Track List file under: |
Oggi, in cui l'i-Pod e quindi la
musica è l'ultimo simbolo di una società tristemente
globalizzata, sembra logico se non necessario rivolgersi
al passato in cerca di qualcosa ancora - allora -
incontaminata e quindi eccitante. Ashtray monument verso metà - "Ashtray monument. A life spent waiting in cement. After all, it 's not that bad. I still have pictures" - dà dignità al concetto di canzone d'amore, mentre Do you still hate me? è l'equivalente di rivedere il filmino delle vacanze con la tua ex e magari (o anche no…) farci una gran risata sopra. Spegnendosi leggermente nel finale dopo aver bruciato per mezz'ora come carne viva. (holybuble - 28/3/07) |