Divertimento che si
sente, lo "tocchi", lo vedi nel suo volto da
"bambino" che dialoga con il pubblico, che
dirige la band, che fa casino, si sbatte e dà tutto,
come sempre. Gli piace fare quello che fa, e lo si vede
lontano un miglio.
Ed ecco che allora anche unoperazione sulla carta
discutibile, appare sincera e fatta con il cuore e dal
vivo si trasforma nella solita capacita di Bruce di
trascinare e convincere.
Tutto sommato di propriamente folk il concerto ha poco,
perché la lettura che ne dà sul palco, pur senza
chitarre elettriche, è aggressiva e assetata di passione,
e non a caso nella band c'è una robusta sezione fiati di
quattro elementi, che regala alle canzoni un umore
esuberante e "nero" con radici che rimandano
sino a New Orleans.
Ed infatti i due momenti meno eccitanti e, ad essere
sinceri, un po' noiosi, sono stati la folkeggiante "We
shall overcome" e una "When the saints go
marching in" versione "preghiera sussurrata"
(non so voi, ma trovo "We shall overcome"
davvero orribile; sarà anche la canzone di protesta più
famosa al mondo ma, musicalmente, è davvero pallosa e
nemmeno Bruce riesce a risollevarne le sorti).
Per il resto è davvero festa, con un palco come al
solito semplice e senza fronzoli, ed una partecipazione
del pubblico diretta ed intensa che dà quel qualcosa in
più alla serata, come testimonia il fatto che non chiude
il concerto, come nelle altre date europee, con "When
the saints go marching in", ma si ripresenta sul
palco per salutare e regalare al pubblico italiano una
divertente "Buffalo gals".
Da notare che oltre alle canzoni del disco, le quasi due
ore e mezza del concerto hanno visto la presenza di
alcuni suoi brani, rivoltati come un calzino e dipinti
con colori diversi da questa "improvvisata"
band; ed ecco vecchi pezzi tratti dall'album "The
River" (1980), come "Ramrod", una
irriconoscibile "Cadillac Ranch" e una
irresistibile e godibilissima "You can look (But you
better not touch)", e tratte da "Nebraska"
(1982) come "Open all night" e una splendida
versione di "Johnny 99".
A 57 anni Bruce Springsteen, a differenza di altri
dinosauri del rock, non appare patetico, suscita ancora
forti emozioni, è genuino e candido, ancora convinto (e
alcuni di noi, con Lui) che il rock'n'roll può
ancora cambiarti la vita.
E verso la fine del concerto, quando urla in italiano per
ben tre volte "Ci vediamo a novembre",
un boato si alza, e ho la netta sensazione che per l'ennesima
volta (diciottesima? diciannovesima?), sarò ancora lì a
divertirmi, con Lui. |