Blink-182
15/2/2004 - "Paladozza", Bologna

Arrivo al "Paladozza" con un lieve ritardo, i Blink, infatti, stanno salendo sul palco proprio nel momento in cui io sto entrando nella zona del concerto... Meglio così: per come si erano messe le cose, ho rischiato anche di perdermi parte del loro show.
La prima cosa che mi colpisce è la strumentazione, semplicemente "imponente" (vi basti pensare che Mark usava tre, e dico TRE, casse per il basso... cosa forse più utile alla scena che all'effettiva resa del tutto). I tre di San Diego iniziano subito giocando duro: dei primi tre pezzi due sono "What's My Age Again" e "Feeling This". Già dall'avvio, però, si capisce subito quello che sarà il grosso problema della serata: i volumi dei vari strumenti. Basso e chitarra inesistenti (anche se quest'ultima migliorerà nel corso del concerto) e batteria a coprire tutto.

Blink-182

I Blink sembrano abbastanza carichi, fanno movimento, ma il vero protagonista della serata è Travis, impressionante: non si ferma un minuto, dall'inizio alla fine picchia sulle pelli come un dannato. Tutto sommato anche gli altri due non se la cavano male, anche se oggettivamente non fanno cose particolarmente difficili... e la già menzionata carenza di un basso udibile rende arduo il giudizio sull'operato di Mark.
Il concerto prosegue bene, vengono suonati praticamente tutti i pezzi più conosciuti del loro repertorio: "Dumpweed", "All The Small Things", "The Rock Show", "Stay Together For The Kids" (dove, tra l'altro, Tom chiede di sollevare i cellulari invece degli accendini... ottenendo un palazzetto pieno di luci verdi, blu e arancioni). I tre, però, concedono maggiore spazio alle canzoni del loro ultimo album (
recensione), su tutte spiccano l'esecuzione di "Violence" (geniale il lavoro di volumi fatto sulla cassa della batteria per rendere al meglio lo "scoppio" del pezzo durante il ritornello), del secondo singolo "I Miss You" e di "Obvious". Conclusa "Easy Target" scendono dal palco, durante il poco tempo che passano fuori scena le casse dell'impianto trasmettono il discorso che precede "Stockholm Syndrome", che immancabilmente viene eseguita non appena ritornano on stage. Dopo questa canzone c'è spazio ormai solo per il gran finale, che viene affidato a "Dammit".
Quindi i Blink scendono dal palco; il concerto è durato poco più di un'ora e l'orologio non segna ancora la mezzanotte, per la gioia dei padri e delle madri che aspettavano i propri pargoli all'esterno del palazzetto: d'altronde è domenica, e domani c'è scuola per gran parte del pubblico.

 
(a cura di Gnappen)