Arrivo al
"Paladozza" con un lieve ritardo, i Blink,
infatti, stanno salendo sul palco proprio nel momento in
cui io sto entrando nella zona del concerto... Meglio
così: per come si erano messe le cose, ho rischiato
anche di perdermi parte del loro show.
La prima cosa che mi colpisce è la strumentazione,
semplicemente "imponente" (vi basti pensare che
Mark usava tre, e dico TRE, casse per il basso... cosa
forse più utile alla scena che all'effettiva resa del
tutto). I tre di San Diego iniziano subito giocando duro:
dei primi tre pezzi due sono "What's My Age
Again" e "Feeling This". Già dall'avvio,
però, si capisce subito quello che sarà il grosso
problema della serata: i volumi dei vari strumenti. Basso
e chitarra inesistenti (anche se quest'ultima migliorerà
nel corso del concerto) e batteria a coprire tutto. |
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I Blink
sembrano abbastanza carichi, fanno movimento, ma il vero
protagonista della serata è Travis, impressionante: non
si ferma un minuto, dall'inizio alla fine picchia sulle
pelli come un dannato. Tutto sommato anche gli altri due
non se la cavano male, anche se oggettivamente non fanno
cose particolarmente difficili... e la già menzionata
carenza di un basso udibile rende arduo il giudizio
sull'operato di Mark.
Il concerto prosegue bene, vengono suonati praticamente
tutti i pezzi più conosciuti del loro repertorio:
"Dumpweed", "All The Small Things",
"The Rock Show", "Stay Together For The
Kids" (dove, tra l'altro, Tom chiede di sollevare i
cellulari invece degli accendini... ottenendo un
palazzetto pieno di luci verdi, blu e arancioni). I tre,
però, concedono maggiore spazio alle canzoni del loro
ultimo album ( recensione), su tutte spiccano l'esecuzione
di "Violence" (geniale il lavoro di volumi
fatto sulla cassa della batteria per rendere al meglio lo
"scoppio" del pezzo durante il ritornello), del
secondo singolo "I Miss You" e di
"Obvious". Conclusa "Easy Target"
scendono dal palco, durante il poco tempo che passano
fuori scena le casse dell'impianto trasmettono il
discorso che precede "Stockholm Syndrome", che
immancabilmente viene eseguita non appena ritornano on
stage. Dopo questa canzone c'è spazio ormai solo per il
gran finale, che viene affidato a "Dammit".
Quindi i Blink scendono dal palco; il concerto è durato
poco più di un'ora e l'orologio non segna ancora la
mezzanotte, per la gioia dei padri e delle madri che
aspettavano i propri pargoli all'esterno del palazzetto:
d'altronde è domenica, e domani c'è scuola per gran
parte del pubblico. |