
The
Ataris + Vanilla Sky + Feedback
4/3/2004
- "Black Out", Roma
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Gli Ataris
a Roma. Me li ero persi l'anno scorso quando vennero
nella capitale per il "Kung Fu Tour" insieme a
Vandals, Tsunami Bomb e Audio Karate, quindi non credevo
ai miei occhi quando ho visto per la prima volta le
locandine di questo concerto alla stazione Tiburtina di
Roma. |
Fuori dal locale ci saranno già un centinaio di persone quando si comincia ad entrare. Dato che sono uno dei primi a varcare l'ingresso, mi fiondo verso i banchetti del merchandise per scoprire che la roba degli Ataris non me la posso permettere: 5 euro per tre spillette, ma soprattutto una felpa (molto bella, tra l'altro) con su scritto "The Saddest Song" veniva "solo" 50 euro. |
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Dopo venti minuti di attesa e metà cd dei System Of A Down ascoltato cominciano a suonare i Feedback. Personalmente li ritengo molto bravi nel fondere l'hardcore melodico tipico dei Lagwagon e NOFX con il pop punk alla Blink-182 (periodo "Dude Ranch") e quello degli Ataris. Purtroppo non riescono a scaldare gli animi di un pubblico troppo freddo con loro, che non poga nemmeno quando i pezzi si fanno veloci (vedi "Feelings Are Running High"). Anche per questo risultavano parecchio intimiditi dalla gente romana e hanno dato poco spettacolo (eravamo solo in tre a pogare, giuro!). Sicuramente da rivedere in un altro contesto. |
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Dopo di loro arrivano i romani Vanilla Sky e mi sembra di capire che il pubblico non era lì solo per gli Ataris. Grande esibizione la loro! Emo pop punk suonato alla perfezione, dal vivo mi hanno ricordato molto gli Slick Shoes. Ovviamente sapevano che buona parte del pubblico era lì per sostenerli e hanno tirato fuori uno spettacolo grandioso al pari degli headliner. Si sono divertiti con le persone, hanno tirato fuori delle canzoni davvero eccezionali (ad esempio "Distance") e hanno sorpreso tutti quando hanno fatto entrare un uomo con una maschera alla Rey Mysterio che ha cominciato ad urlare durante la loro canzone. |
Questo numero è stato ripetuto anche verso la fine, quando in due sono entrati urlando. I Vanilla Sky si confermano come una delle realtà più importanti d'Italia e da me (come, del resto, dalla maggior parte dei presenti) vengono promossi a pieni voti. |
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Eccoli. Finalmente arrivano gli Ataris: entrano, non guardano in faccia nessuno e partono con "So Long Astoria", con la folla davanti a loro che poga impazzita e fa diversi dive. Suoni impeccabili come al solito: Kris Roe è in gran forma e sfodera una gran bella voce, oltretutto è osannato da alcune ragazze americane lì presenti (ma Kris, si sa, è il solito biondone americano che sa tanto di giocatore di college statunitense!), mentre il resto del gruppo (secondo me l'altro chitarrista è Daryl Palumbo dei Glassjaw, è uguale!) dimostra di non essere da meno, soprattutto il batterista. |
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Dal
pubblico sono provenute delle urla di gioia non appena i
quattro hanno attaccato con la famosissima "San
Dimas High School Football Rules" e soprattutto con
la radio friendly "Boys Of Summer", quando Kris
si butta con tutta la chitarra sul pubblico e dopo due
lunghi minuti riesce finalmente a tornare on stage.
Dopo una mezz'oretta gli Ataris abbandonano il palco,
prima del rientro a sorpresa con una formazione inedita,
cioè Kris alla voce pronto a fare giochetti assurdi con
il microfono per divertire il pubblico, il loro tecnico
delle chitarre (una sorta di Kris Roe più grasso) e John
Collura alle chitarre, il solito Mike Davenport al basso
e il drum tech alle pelli per sostituire giusto per due
canzoni il batterista Chris Knapp. Momento di ilarità
quando Chris Knapp (ormai nei camerini) si ricorda che
doveva suonare l'ultima canzone e torna sul palco
chiamato a gran voce da tutti! |
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| (live report a cura
di Fat Emokid) (foto a cura di Darkflame - 3/3/04 @ "Transilvania", Milano) |