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La dura vita del vegano: come armarsi di pazienza e affrontare le festività natalizie
(di Gianluca Sgueo - Gianluca@threatofriot.com)

Non esiste vegano/vegetariano che non si sia mai sentito parte di una ristretta minoranza. Non perché egli ritenga di essere un eletto, tutt'altro, ma perché il quotidiano confronto con la maggioranza delle persone non fa che accentuare la particolarità delle sue scelte, alimentando il distacco con i pregiudizi e l'ignoranza. Occasioni come la cena a casa della propria ragazza/o o di un amico, riunioni di famiglia o serate al ristorante possono diventare molto imbarazzanti. Senza ombra di dubbio le festività natalizie occupano un posto di primo piano in tal senso.
In merito è curioso notare come le reazioni delle persone si differenzino a seconda di fattori eterogenei, come l'età, il grado d'istruzione e di confidenza:

* Il preoccupato - Appartengono a questa categoria le mamme e le nonne. Entrambe sono da scusare perché in fondo agiscono e pensano per il vostro bene. Nella maggior parte dei casi (soprattutto le nonne o le mamme più anziane) sono cresciute in condizioni di scarsità alimentare, e si porteranno avanti per tutta la vita una serie di convinzioni tanto assurde quanto incrollabili. Mangiare carne (e con questo termine intendono tutto ciò che ha derivazione animale) fa bene alla salute (magari con un po' di vino), non mangiarla rende gracili e malati. Potete anche essere alti 1 metro e 90 e pesare 85 chili di muscoli, per loro sarete comunque "sciupati", a causa di una dieta carente. È perfettamente inutile discutere con loro, sarebbe più facile convincere un musulmano che Allah non esiste.
In ogni caso, di fronte alle vostre convinzioni alzeranno gli occhi al cielo e si limiteranno ad offrirvi un boccone di qualsiasi cosa voi rifiutate (in pratica di tutto, visto che c'è ben poco nei piatti natalizi che ci si possa concedere), sostenendone la bontà, ecc… ecc…

* L'ironico - Questa è la categoria più numerosa, si compone di fratelli minori/maggiori, ma anche di amici e conoscenti. Il loro grado di ironia è direttamente proporzionale all'importanza che darete ai loro dileggiamenti. Solitamente tenteranno di strafogarsi davanti ai vostri occhi, accompagnando ogni boccone a complimenti esagerati. Visto che nessuno nasce vegano/vegetariano, i più di voi sapranno esattamente cosa si perdono (cosa che invece sembrano non capire gli appartenenti a questa categoria) e quindi sapranno anche perché rinunciano.
In ogni caso durano poco, solitamente si stufano di ingozzarsi davanti a voi se li ignorate, salvo qualche piccolo tentativo di tanto in tanto. Se siete fortunati il giorno dopo, a differenza di voi, avranno mal di pancia per l'aver troppo mangiato: una piccola soddisfazione.

* Lo scettico - Dicasi anche: il menefreghista. Solitamente sono informatissimi. Sanno tutto di allevamenti in serie, sofferenze animali, esperimenti su cavie e via dicendo. Leggono e si informano. Tuttavia sono convinti che lo sforzo di uno solo non serva a niente e tanto vale mangiare la carne. Sono gli stessi che voteranno tutta la vita lo stesso partito perché tanto sono tutti ladri e quindi uno vale l'altro, quelli che le donne sono tutte troie e che ci si deve accontentare di ciò che passa il convento, ecc… ecc…
Anche in questo caso è inutile insistere: se vi ritrovate a passare il Natale circondati da persone che la pensano così il problema è probabilmente vostro e delle amicizie che vi scegliete!

* Il pentito - Sono stati vegetariani o vegani ma hanno abbandonato e ora cercano di rifarsi di tutte le gioie perdute. Solitamente hanno scuse inattaccabili per la loro scelte, la più gettonata è un anemia galoppante che li avrebbe uccisi se non si fossero subito rimessi a mangiare bistecche fiorentine e compagnia. Da notare che spessissimo sono gli stessi che quando erano vegani/vegetariani bacchettavano tutto e tutti predicando disgrazie di vario genere a chi mangiasse la carne (vedi categoria successiva).
Il Natale con loro può tuttavia essere una piacevole occasione di svago, ricordandogli ad esempio i terribili anatemi che erano soliti scagliare sugli altri quando li vedevano addentare un panino col prosciutto…

* Il missionario - Questa è una categoria molto rara ma che non rischierà mai l'estinzione, potete esserne certi.
Sono vegani eppure riescono a raggiungere, a detta loro, un gradino di perfezione superiore al vostro, visto che per loro tutto è concepito nell'ottica di una sfida stile "ultimo immortale".
Se siete vegetariani non potranno fare altro che dileggiarvi lodando i pregi della scelta vegana (adducendo motivazioni in sé valide, ma che dette da loro perdono ogni valore e vi spingono quasi a mangiarvi una bistecca solamente per farli incazzare ancora di più… - cercate di resistere, però). Se invece siete vegani anche voi, attenderanno pazientemente una vostra mossa falsa e colpiranno con la rapidità di una mangusta che lotta contro un cobra. Ogni vostro passo sarà spiato in attesa di quello falso.
Tendono a pentirsi in breve tempo comunque, quindi sopportatene le angherie per questo natale visto che magari al successivo li vedrete mangiar carne come tutti gli altri.

Queste sono le categorie principali. Inutile dire che poi si sviluppa un intero sottobosco di personaggi di ogni specie, che sembrano nati apposta per farvi sentire dei guastafeste. Al proposito è bene ricordare alcuni dei momenti "clou" in cui il peso delle vostre scelte sarà più che mai sentito:

* Il primo piatto - Le cose sono due: o tutti i commensali sono a conoscenza delle vostre strambe abitudini (nel qual caso siete salvi o quasi, rischiate al massimo qualche esortazione del tipo "ma è Natale! Fai un eccezione!"), oppure no. E in questo caso sono dolori perché, se non avrete avvertito prima, rischiate di offendere la padrona di casa, mettendola in imbarazzo. Ma se non amate dilungarvi in spiegazioni sul perché rifiutate quel fumante piatto di tortellini ripieni di ricotta e salsiccia (anche se sarebbe il caso di chiarire subito l'equivoco, un pranzo natalizio può essere molto lungo…) sappiate che il peggio deve ancora arrivare. C'è infatti:

* Il secondo - …E se vi eravate salvati con il primo (cosa quasi impossibile, ma non del tutto) qui siete fregati. Impossibile non trovare della carne o del pesce, senza contare (per i vegani) i vari contorni a base di formaggi e salsette. Alcuni risolvono il problema alzandosi in piedi e fingendo una crisi mistica… Può essere una soluzione. Ma, sempre nel caso in cui siate stati invitati da gente che non vi conosce (certi del fatto che difficilmente si ripeterà l'invito), sappiate essere fantasiosi o questa sarà la vostra Waterloo. Tanto vale ammettere subito, anche perché a seguire vi aspetta:

* Il dolce - I vegetariani qui possono rifarsi, i vegani invece no. A questo punto però potrete risollevare le sorti del pranzo tirando fuori un dolce vegano appositamente preparato (mi raccomando: assicuratevi che sia buono, non tentate esperimenti!). Se non altro non passerete per maleducati, e magari qualcuno, con la pancia piena di capretto, sarà pure interessato ad ascoltare qualcosa…

In fin dei conti, dunque, il pranzo natalizio, e in generale le festività, sono peggio di quello che possiate pensare. Ma non disperate: cercate una vostra tecnica di guerriglia ed applicatela, tanto è bene sapere che non c'è una soluzione vincente al 100%.
E mentre vi destreggiate tra un primo ed un secondo piatto, messi a dura prova dalle varie mamme, nonne e zie, siate sempre sorridenti e cordiali: del resto nella vita, prima o poi, si è sempre parte di una minoranza, che lo si voglia o no.

(di
Gianluca Sgueo)


Veganesimo, i perché di una scelta
(a cura di Gianluca Sgueo)
22/11/2000

Partiamo da alcune doverose precisazioni che sono necessarie a chiarire quello che tenterò di spiegare. Anzitutto per dovere di chiarezza io non sono vegano, ma vegetariano (più avanti spiegherò la differenza tra le due cose). Vorrei che questo si sappia, non perché non pensi di diventarlo (anzi molto probabilmente sarà un obiettivo che mi porrò presto) ma perché è giusto dire che essere vegetariani non è facile, eppure lo si può essere con scarsi sacrifici a mio avviso. Ben diverso è l'essere vegani. Riuscirci non è affatto impossibile ma di certo comporta alcune rinunce più gravose, che non tutti -a meno che non siano fortemente motivati- riescono a reggere. Personalmente ho queste motivazioni, e credo siano forti, ma non mi sento ancora pronto ad affrontare questo passo, e finchè non mi sentirò del tutto pronto non lo affronterò.
In secondo luogo è bene chiarire subito la differenza tra vegetarianesimo e veganesimo: Vegetariano è colui il quale sceglie di non cibarsi di animali (acquatici e terrestri) mentre il vegano è colui il quale non si nutre (né utilizza) animali e derivati animali (e quindi anche latticini, uova, formaggi ecc ecc).
Detto questo posso dirvi che le ragioni che spingono una persona a compiere una scelta così radicale sono di diverso tipo. Non necessariamente ogni vegano avrà tutte queste motivazioni, più spesso saranno solo alcune di esse ad averlo spinto. Quello che comunque importa è che chi abbia compiuto questa scelta sia convinto di ciò che fa e non lo faccia solamente per moda, come purtroppo accade in alcuni casi.
Le motivazioni più importanti sono senz'altro quelle etiche, dettate dal profondo rispetto della vita che ci circonda. Motivazioni che portano alla consapevolezza di avere noi umani possibilità di scelta nella soddisfazione delle nostre esigenze vitali che sono invece precluse ad animali carnivori. Se nell'antichità infatti era lecito per l'uomo cacciare per procurarsi il necessario sostentamento, la moderna società consumistica offre fin troppe alternative ad una dieta carnivora, alternative che, è bene precisarlo, non comportano deficienze di tipo sanitario ma che anzi paiono assicurare una salute migliore di chi invece facendo uso di carne si espone ai mille pericoli che questo comporta. Molti probabilmente non sanno che nelle moderne strutture zootecniche le esigenze di produzione costante e a basso prezzo hanno determinato una trasfigurazione dell'animale, divenuto da essere vivente a semplice macchina utilizzata per riprodurre se stessa, in un ciclo infinito di prigionia, nutrizione innaturale e morte prematura (l'essere ingabbiati o incatenati, sottoposti ad una illuminazione continua che impedisce loro di dormire, essere a volte nutriti con la carne dei propri simili, la sottoposizione a continue terapie di tipo ormonale ed antibiotico volte a prevenire lo scoppio di epidemie ed assicurare una crescita più rapida o ancora la totale repressione di istinti sessuali e affettivi sono solo alcune delle torture cui sono sottoposti questi esseri viventi, il tutto nel solo nome del dio-profitto). La privazione del piacere che può procurare il cibarsi di carne animale o di derivati della stessa è ben poca cosa rispetto ai vantaggi che se ne traggono (ultimo e non meno importante la consapevolezza di non favorire la fame nel mondo, evitando di cibarsi indirettamente delle piante che costituiscono la nutrizione di questi animali si ha infatti la consapevolezza di non contribuire allo spreco di risorse primarie utilizzabili direttamente dal Terzo e Quarto mondo).
Come già accennato poco fa, possono essere anche motivazioni di tipo salutista a determinare una scelta di questo tipo. Ricerche scientifiche dimostrano che il veganesimo/vegetarismo non e' una pericolosa fonte potenziale di squilibri e carenze nutrizionali, ma al contrario il modo di alimentarsi piu' confacente alle esigenze anatomo-fisiologiche dell'organismo umano. Non a caso tra queste persone l'incidenza di malattie cardiovascolari, cancri, ipertensione, diabete, calcolosi, artrosi e obesità sono decisamente inferiori rispetto a chi fa abituale uso/abuso di carne animale. Del resto non è un mistero che tra le pratiche suindicate vi sia il costante uso, nell'alimentazione fornita agli animali, di elementi di natura chimica che ne inquinano la carne, favorendo addirittura la nascita di virus non propri della razza (un caso su tutti quello della celebre "Mucca Pazza").
Strettamente collegate a questo discorso sono le motivazioni di tipo ecologista: è bene si sappia che per coltivare quel 40% di cereali e 70% di semi proteici della produzione agricola mondiale destinati al nutrimento degli animali "da carne", si usano ingenti quantita' di concimi e pesticidi
pericolosi che danneggiano irrimediabilmente i terreni, contaminando in profondita' falde acquifere e corsi d'acqua, senza risparmiare l'aria a causa degli scarichi delle industrie chimiche dell'indotto. Queste sostanze, spesso liposolubili e quindi ben presenti nei grassi degli animali macellati, si concentrano lungo la catena alimentare per giungere infine ad intossicare l'uomo. Non solo: il disboscamento determinato dall'estensione dei pascoli e lo sfruttamento intensivo di tali terreni causa una carenza tale di legname da determinare fenomeni notoriamente conosciuti come l'aumento di frane ed inondazioni, la diminuzione del riapprovvigionamento delle falde acquifere e delle sorgenti (a loro volta causa principale della desertificazione).
Ultime ma non meno importanti le motivazioni di tipo economico. È noto che il rendimento energetico dell'alimentazione carnea è molto basso, tale da richiedere l'utilizzo di 7 calorie vegetali per ottenerne una animale. Tenendo presente questo dato inconfutabile si pensi che in media un terreno adibito a pascolo fornisce una tonnellata di carne, ma potrebbe invece fornirne 20 di legumi. Considerando ora che alla fine il 20% dell'energia totale utilizzata nel settore agricolo dai Paesi ricchi e' impiegata per la produzione dei vegetali direttamente consumati dall'uomo ed il restante 80% e' destinato al nutrimento degli animali, si evidenzia il dispendio di energia e il carico di imposte ed inquinamento causati dalla produzione di carne su larga scala. L'energia spontaneamente accumulata dalla terra e dalle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana, unico efficiente impiego dell'energia solare a basso costo, non e' piu' razionalmente sfruttata. Questo perche' l'agricoltura si e' trasformata in un'attivita' pseudoindustriale divenendo fonte di malattie, di degrado ambientale e di disoccupazione per l'inutilita' della manodopera nelle campagne che faticano ad assicurare reddito ai piccoli produttori. In una prospettiva vegetariana/vegana, le pratiche agricole permetterebbero l'autosufficienza alimentare delle collettivita', contribuendo notevolmente all'equilibrio economico delle nazioni.
Questo è quanto. Provate a riflettere 5 minuti su quanto avete letto e provate a pensare all'importanza che avrebbe una scelta di questo tipo e alla coerenza che ciò comporterebbe con altre idee che potete avere (presumo che chi legge abbia ben chiari concetti come anarchia, autoproduzione, autogestione e cose di questo tipo, legate strettamente a quello che s'è detto finora, anche se fa conmodo credere il contrario). È fin troppo facile parlare di punk e di rivolta, farsi belli il sabato alzandosi la cresta, e poi non essere a conoscenza di problematiche così evidenti, eppure così ignorate come questa... ancora una volta siamo di fronte alla dimostrazione che usare la testa è ben più difficile di quanto possa o si voglia far sembrare.


La mucca pazza
(a cura di AOB)
5/2/2001

E' da un po' (circa due mesi) che sui giornali e soprattutto in TV, accanto alle solite facce di cazzo di politici e giornalisti e ai vari quizzoni per diventari miliardari, appaiono incessantemente bovini, mucche, insomma quelle bestiacce comunemente dette vacche. Ti inseguono senta tregua, e ti beccano proprio ad ora di pranzo, quando stai addentando il tuo agognato boccone... Vive, morte, X: non fa differenza; pazze, psicolabili, sporche, appese, squoiate, squartate, grondanti sangue, sanguinolenti teste senza corpi e penzolanti corpi senza teste; e come se non bastasse, interiora andate a male, cervelli al BSE, costate, fiorentine al sangue da salvare a tutti i costi, carcasse putride, fosse comuni, farine animali.
Ora, detto che ognuno si regola come crede opportuno, ci sono dei fatti incontrovertibili sui quali riflettere tutti insieme, amanti o meno della braciola e della salsiccia ai ferri.
Il primo di questo è il ruolo tenuto dalla stampa sull'intera vicenda, ma questo argomento è talmente ampio che comincierei a parlarci sù adesso, per finire domani mattina, e questa prospettiva non mi alletta molto (termine scelto non a caso... alLETTa... ok?), considerata la tarda ora...
Allora passo direttamente al secondo, non meno importante: la cosiddetta e ormai famossissima "protesta degli allevatori" (e dei macellai...).
Festeggiano con fiumi di spumante la notizia che la Sissi non è malata: la baciano, alla Sissi, le vogliono davvero tutti molto bene; le fanno addirittura assaggiare lo spumante. Si sono vestiti bene, i cafoni, ci sono le telecamere dei TG a riprendere, cazzo... Gli stivali buoni fanno conoscenza con gli escrementi della Sissi, ma oggi la Sissi è la principessa! Le fanno la festa, oggi, alla Sissi, e domani gliene faranno un'altra: peccato che quella di domani sarà anche l'ultima... Viva la Sissi! La Sissi è morta!
Poi i cafoni e i "macellari" vanno in piazza a protestare, completi di trattori e campanacci d'ordinanza e mucche regolamentari al seguito. Giunti dinanzi al Parlamento, cominciano a tirare uova e altro sulla facciata e sul portone del Palazzo. Contestazione tutt'altro che pacifica. E i poliziotti in formazione anti-sommossa cosa fanno? No, oggi non si muovono... non ci sono mica quei fessi dei centri sociali da malmenare un po'... Oggi assistono allo spettacolo, spettatori non paganti (anzi, ben pagati per un cazzo) di una patetica esibizione. Eppure sono recenti gli scontri di Roma in occasione della visita di quel fascista di Haider a quel fascista del Papa: allora "i ragazzi del popolo di Seattle" (o gli "squatters" o "quelli dei centri sociali" o "quelli del calcio" ecc...), pur restando fermi immobili, presero botte e si beccarono il poco simpatico fumo dei lacrimogeni negli occhi, come fossero stati i peggiori guerriglieri; erano schierati certo, ma con la chiara e previa manifestata intenzione di condurre una (giusta) protesta forte ma assolutamente non-violenta.
E allora, c'è o no qualcosa che non quadra? Fatevi i vostri conti, e rispondete a questa domanda: perchè?
(Perchè ai cafoni bastardi no, e ai "ragazzi del muretto" giù mazzate senza pietà?)
Ma passiamo ad un altro punto: le carni alternative. Maiali agli antibiotici, polli alla diossina, e soprattutto cavalli, perfino struzzi, e chissà quant'altro di "alternativo" da trucidare, da adesso alla fine dell'"emergenza"... Che arriverà, prima o poi, e che come una valanga sotterrerà tutti i timori e come un uragano spazzerà via tutti i dubbi: basterà un simil-medico corrotto col camice bianco a normativa CEE, etichettato da un qualsaisi telegiornale come super-esperto del problema, a far passare tutto di un colpo la paura, la "psicosi mucca pazza", e a riportare la situazione al caro, tranquillizzante "tutto come prima".
Perchè gli interessi economici, si sa, sovrastano tutto. Anche e soprattutto la vita delle persone (e delle bestie).
Ma forse un cosa buona in tutto questo c'è: se questa "mucca pazza" alla fine servirà a risvegliare le coscienza assopite, a far riflettere più a fondo sul significato di (ogni) vita e sul sempre più discutibile operato umano, che ormai è orientato solo in unica direzione, quella del profitto ad ogni costo, allora c'è una speranza.
Se la "mucca pazza" avrà spinto qualcuno ad essere vegetariano (per qualsiasi motivo), per convinzione, e non per moda o per paura (anche se, a questo punto, giustificata), questo significherà qualcosa di importante: meno mucche uccise, meno sangue inutile sparso, meno guadagni per "aguzzini" e "boia" (alias allevatori e macellai), e più salute, per noi e per le "bestie" (o per le bestie e le vacche...).
Speriamo solo che non si risolva tutto nel solito, irrefrenabile fremito televisivo della solita, abusatissima, mucca pazza inglese...


Togli la carne e la salute va su
tratto da Alternativamente, corpo & spirito

Vegetariano, per definizione, è colui che non si nutre di alimenti contenenti prodotti che derivino da uccisione o sofferenze di animali; carne e pesce e loro derivati sono ovviamente banditi dai suoi piatti ma rimangono uova, latte, formaggi e miele. Oltre, ovviamente, a frutta, verdura, legumi, cereali e - per chi le ama - alghe. Esistono, all'interno di questo mondo, delle scuole più radicali (la vegana - o vegetaliana - che esclude l'utilizzo di prodotti di origine animale; la crudista, che sostiene che la cottura dei cibi impoverisce gli stessi; la fruttariana, che invita a mangiare solo frutta fresca, biologica e matura colta dall'albero un attimo prima che cada per terra), ma queste possono essere scelte successive, che comportano certamente maggiori attenzioni e precauzioni. L'alimentazione vegetariana, di per sé, è completa. "Non ci sono controindicazioni - precisa Giuseppe Fariselli, vegetariano, medico chirurgo, specializzato in oncologia e dirigente dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - anche se per i bambini e le donne con mestruazioni abbondanti, la dieta va sostenuta con alimenti ricchi di ferro. Quindi occorre una maggiore attenzione, anche alle combinazioni alimentari.
L'alimentazione deve essere variata, altrimenti si possono manifestare delle carenze. La dieta vegetariana, in particolare se unita all'uso di prodotti integrali biologico-dinamici e all'assunzione giornaliera di frutta fresca, è associata ad una ridotta mortalità per cardiopatia ischemica, malattie cerebro-vascolari e tumorali; si addice al benessere della persona, alla disintossicazione dell'organismo ed al potenziamento delle difese immunitarie".
La passione per la carne è dura a morire. Soprattutto per un fattore culturale. Se fino agli anni Sessanta si osannava una dieta ricca di proteine animali, all'insegna della "bistecca con insalata", il tempo ha portato prima la rivalutazione della dieta mediterranea, forte di carboidrati, per poi porre l'accento sull'importanza strategica, nell'alimentazione, di frutta e verdura: in grado di contrastare molte delle malattie "del benessere" (obesità, arteriosclerosi, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, artritismo ecc). Ciò nonostante, l'attaccamento alle proteine animali rimane forte. Nella comportamento comune, la carne aiuta a "tirarsi su"; senza non si può vivere bene. I fatti dicono, però, il contrario. Le proteine, è vero, sono indispensabili per la vita. Secondo le indicazioni della Fao-Oms, il fabbisogno proteico giornaliero è di 0,5 grammi per ogni chilo di peso corporeo: questo significa, ad esempio, che un uomo di 70 chili ha bisogno al massimo di 35 grammi di proteine al giorno. Recuperabili, tra l'altro, in quasi tutti gli alimenti. Ma: introdurne troppe è dannoso: "fegato e reni sono sottoposti ad un superlavoro e vengono favorite, oltre all'accumulo di tossine nell'organismo, diverse forme di nefropatie ed epatopatie": spiega il prof. Armando d'Elia. "Se poi le proteine ingerite sono di origine animale, vengono favoriti anche processi putrefattivi a livello intestinale, che costituiscono un pericoloso fattore di rischio per i tumori, oltre che veicolare un sovradosaggio di grassi saturi e colesterolo". Di più: "se nelle 24 ore si ingerisce una quantità di proteine inferiore a quella indicata da Fao-Oms, tale dieta non potrà mai essere patogena".
Molti sono anche i segnali che arrivano dal nostro corpo: "i denti, che fanno da specchio alle capacità dell'intestino e dello stomaco, parlano chiaro: noi siamo fatti per un'alimentazione prevalentemente basata sui cereali e sulle verdure. Molari e incisivi, infatti, sono decisamente superiori di numero ai canini": afferma Silvana Giorgiani, erborista, esperta in alimentazione naturale e Reiki Master, di Sassocorvaro (Pesaro). Che puntualizza: "Gli animali carnivori hanno un intestino corto, per espellere velocemente i rifiuti. Nell'uomo, che ha un intestino lungo, la carne è soggetta a putrefazione, con conseguente intossicazione del sangue". Se non si vuole optare per l'eliminazione definitiva delle proteine animali dalla propria tavola, è consigliabile farlo di tanto in tanto: "magari per un mese, come cura disintossicante e per far riposare i reni; la ripresa dovrà comunque essere graduale".
Il punto sta proprio qui. Nella scelta di passare ad un'altra alimentazione. Ad un altro stile di vita. Sapendo di poterlo fare senza rischi per la propria salute. In questo senso si è mosso, due anni fa, l'intervento dell'Avi presso l'Istituto di Autodisciplina della Pubblicità, per bloccare uno spot in cui si asseriva che la carne è indispensabile: "Abbiamo presentato tutta la documentazione scientifica in nostro possesso ed è stato riconosciuto che nessuno slogan potrà mai più affermare che senza carne o pesce non si può stare. Vogliamo soltanto che venga fatta la giusta informazione, affinchè le persone possano scegliere tranquillamente e liberamente, senza paure ingiustificate", spiega Carmen Somaschi.
"Quando si passa da un'alimentazione tradizionale ad una vegetariana occorre farlo gradualmente, per abituare il corpo. Inizialmente l'intestino farà un po' di fatica, ad esempio. L'importante è farsi seguire da un medico e leggere qualche buon testo di cultura vegetariana, per ampliare le proprie conoscenze in ambito alimentare", avvisa il dott. Fariselli. Si può diventare inizialmente anche un po' anemici perché il corpo è abituato con le proteine animali; ma tolti carne, pesce e derivati, ed abituandolo ad un'altra alimentazione, l'organismo si adatta e sintetizza meglio anche le "altre" proteine.


Pop, Sofficini e Che Guevara
(a cura di Borys@Tetanus - e-mail / website)
tratto da Tetanus 'zine #16

Il pop più beceramente commerciale ha la caratteristica di avere un numero impressionante di detrattori: il metallarino invasato coi Rhapsody che divide il mondo in metal e non metal, il punketto cresciuto al suono destabilizzante il sistema dei Punkreas, il sinistroide tutto Che, Leonka e Rage Against The Machine, il maturo artista ascoltatore consapevole di jazz e classica ma che non hai mai preso uno strumento in mano ma che si crogiola nella ricerca creativa, il bongoloide rastafariano che sbongola il bongo la sera al parco delle Cascine, l'elenco di persone che gettano merda potrebbe continuare ad iterum. Eppure il pop non è merda, avete mai visto della merda al supermercato? Okay, il caffè Fidèl fa schifo, alla Nestlè sono delle merde, ma si tratta comunque di roba che attrae, mentre la merda in senso stretto è repellente. E il pop commerciale non ha nulla di più o di meno rispetto ai cereali Kellogs supercrococioccolosi, all'esotica fragranza del Nescafè o alla genuinità dei sofficini Findus. Si tratta di un prodotto che nasce da ricerche di marketing apposta per vendere e per far guadagnare le multinazionali (che poi magari investono gli utili in ricerche sui sistemi di puntamento dei missili, non è uno scherzo). E quello che ne viene fuori è così smaccatamente ruffiano, così apertamente proclive alla demenza, che solo un idiota non si accorgerebbe della finalità al profitto più sfrenato. Questa trasparenza forse da noia a molti, ricorda loro che i propri idoli forse non sono così onesti, ricorda loro che i Rhapsody forse se la ridono riguardo le violente diatribe sul fatto che i Korn siano o non siano metal, che i Punkreas hanno ipocritamente usato la scena Do It Yourself come trampolino verso il successo (tra gli adolescenti brufolosi), che il Leonka si è legalizzato, che i Rage Against The Machine fanno fare dei grossissimi profitti alla multinazionale Sony dietro le belle parole sui nativi americani, e così via. Ben venga Britney Spears al pari della Cola Fidèl (senza caffeina), ben vengano gli Eiffel 65 al pari dell'acqua Rocchetta che senza sodio inibisce la ritenzione idrica chissà che cazzo è, spazio alle coscie di Mariah Carey che ha scoperto che facendo la castigata vendeva meno della cioccolata Montalpina, e poi 'N Sync, Jennifer Lopez, French Affair, Geri Halliwell, che sicuramente se ne fottono pure di quello che ora il sottoscritto sta scrivendo, godendosi alla luce del sole i loro profitti (mentre i 99 Posse fanno gli straccioni, ma poi girano in Mercedes). E' l'assoluta mancanza di pretenziosità che mette Christina Aguilera decisamente al di sopra dei Rage Against The Machine, che la rende un prodotto decisamente più appetibile in quanto più genuino. Inoltre è di una semplicità inaudita rimediare dei cd di pop beceramente commerciale, c'è il senegalese che ne vende le copie pirata in mezzo alla strada, c'è Internet da cui si possono facilmente scaricare gratuitamente gli mp3, c'è l'amica che ha fatto la cazzata di comprare il cd originale quando tanto c'era il senegalese, c'è insomma la possibilità di ascoltare della musica leggera, superficiale e divertente spendendo poco o nulla e senza dare comunque soldi alle multinazionali che patrocinano l'"artista", quindi ancora meglio dei Sofficini Findus, la mercificazione è più innocua. E poi via, fra qualche anno nessuno si ricorderà più delle M2M come pochissimi oggi si ricordano della cazzata del dentifricio con Gardiol..., e sicuramente non ci tengo minimamente a ricordarmi fra qualche anno dei Rhapsody...