
COLUMNS
La
dura vita del vegano: come armarsi di pazienza e affrontare le
festività natalizie
(di
Gianluca Sgueo - Gianluca@threatofriot.com)
Non esiste vegano/vegetariano
che non si sia mai sentito parte di una ristretta minoranza. Non
perché egli ritenga di essere un eletto, tutt'altro, ma perché
il quotidiano confronto con la maggioranza delle persone non fa
che accentuare la particolarità delle sue scelte, alimentando il
distacco con i pregiudizi e l'ignoranza. Occasioni come la cena a
casa della propria ragazza/o o di un amico, riunioni di famiglia
o serate al ristorante possono diventare molto imbarazzanti.
Senza ombra di dubbio le festività natalizie occupano un posto
di primo piano in tal senso.
In merito è curioso notare come le reazioni delle persone si
differenzino a seconda di fattori eterogenei, come l'età, il
grado d'istruzione e di confidenza:
* Il preoccupato - Appartengono a
questa categoria le mamme e le nonne. Entrambe sono da scusare
perché in fondo agiscono e pensano per il vostro bene. Nella
maggior parte dei casi (soprattutto le nonne o le mamme più
anziane) sono cresciute in condizioni di scarsità alimentare, e
si porteranno avanti per tutta la vita una serie di convinzioni
tanto assurde quanto incrollabili. Mangiare carne (e con questo
termine intendono tutto ciò che ha derivazione animale) fa bene
alla salute (magari con un po' di vino), non mangiarla rende
gracili e malati. Potete anche essere alti 1 metro e 90 e pesare
85 chili di muscoli, per loro sarete comunque "sciupati",
a causa di una dieta carente. È perfettamente inutile discutere
con loro, sarebbe più facile convincere un musulmano che Allah
non esiste.
In ogni caso, di fronte alle vostre convinzioni alzeranno gli
occhi al cielo e si limiteranno ad offrirvi un boccone di
qualsiasi cosa voi rifiutate (in pratica di tutto, visto che c'è
ben poco nei piatti natalizi che ci si possa concedere),
sostenendone la bontà, ecc
ecc
* L'ironico - Questa è la categoria
più numerosa, si compone di fratelli minori/maggiori, ma anche
di amici e conoscenti. Il loro grado di ironia è direttamente
proporzionale all'importanza che darete ai loro dileggiamenti.
Solitamente tenteranno di strafogarsi davanti ai vostri occhi,
accompagnando ogni boccone a complimenti esagerati. Visto che
nessuno nasce vegano/vegetariano, i più di voi sapranno
esattamente cosa si perdono (cosa che invece sembrano non capire
gli appartenenti a questa categoria) e quindi sapranno anche
perché rinunciano.
In ogni caso durano poco, solitamente si stufano di ingozzarsi
davanti a voi se li ignorate, salvo qualche piccolo tentativo di
tanto in tanto. Se siete fortunati il giorno dopo, a differenza
di voi, avranno mal di pancia per l'aver troppo mangiato: una
piccola soddisfazione.
* Lo scettico - Dicasi anche: il
menefreghista. Solitamente sono informatissimi. Sanno tutto di
allevamenti in serie, sofferenze animali, esperimenti su cavie e
via dicendo. Leggono e si informano. Tuttavia sono convinti che
lo sforzo di uno solo non serva a niente e tanto vale mangiare la
carne. Sono gli stessi che voteranno tutta la vita lo stesso
partito perché tanto sono tutti ladri e quindi uno vale l'altro,
quelli che le donne sono tutte troie e che ci si deve
accontentare di ciò che passa il convento, ecc
ecc
Anche in questo caso è inutile insistere: se vi ritrovate a
passare il Natale circondati da persone che la pensano così il
problema è probabilmente vostro e delle amicizie che vi
scegliete!
* Il pentito - Sono stati vegetariani o
vegani ma hanno abbandonato e ora cercano di rifarsi di tutte le
gioie perdute. Solitamente hanno scuse inattaccabili per la loro
scelte, la più gettonata è un anemia galoppante che li avrebbe
uccisi se non si fossero subito rimessi a mangiare bistecche
fiorentine e compagnia. Da notare che spessissimo sono gli stessi
che quando erano vegani/vegetariani bacchettavano tutto e tutti
predicando disgrazie di vario genere a chi mangiasse la carne (vedi
categoria successiva).
Il Natale con loro può tuttavia essere una piacevole occasione
di svago, ricordandogli ad esempio i terribili anatemi che erano
soliti scagliare sugli altri quando li vedevano addentare un
panino col prosciutto
* Il missionario - Questa è una
categoria molto rara ma che non rischierà mai l'estinzione,
potete esserne certi.
Sono vegani eppure riescono a raggiungere, a detta loro, un
gradino di perfezione superiore al vostro, visto che per loro
tutto è concepito nell'ottica di una sfida stile "ultimo
immortale".
Se siete vegetariani non potranno fare altro che dileggiarvi
lodando i pregi della scelta vegana (adducendo motivazioni in sé
valide, ma che dette da loro perdono ogni valore e vi spingono
quasi a mangiarvi una bistecca solamente per farli incazzare
ancora di più
- cercate di resistere, però). Se invece
siete vegani anche voi, attenderanno pazientemente una vostra
mossa falsa e colpiranno con la rapidità di una mangusta che
lotta contro un cobra. Ogni vostro passo sarà spiato in attesa
di quello falso.
Tendono a pentirsi in breve tempo comunque, quindi sopportatene
le angherie per questo natale visto che magari al successivo li
vedrete mangiar carne come tutti gli altri.
Queste sono le categorie principali. Inutile dire che poi si
sviluppa un intero sottobosco di personaggi di ogni specie, che
sembrano nati apposta per farvi sentire dei guastafeste. Al
proposito è bene ricordare alcuni dei momenti "clou"
in cui il peso delle vostre scelte sarà più che mai sentito:
* Il primo piatto - Le cose sono due: o
tutti i commensali sono a conoscenza delle vostre strambe
abitudini (nel qual caso siete salvi o quasi, rischiate al
massimo qualche esortazione del tipo "ma è Natale! Fai
un eccezione!"), oppure no. E in questo caso sono
dolori perché, se non avrete avvertito prima, rischiate di
offendere la padrona di casa, mettendola in imbarazzo. Ma se non
amate dilungarvi in spiegazioni sul perché rifiutate quel
fumante piatto di tortellini ripieni di ricotta e salsiccia (anche
se sarebbe il caso di chiarire subito l'equivoco, un pranzo
natalizio può essere molto lungo
) sappiate che il peggio
deve ancora arrivare. C'è infatti:
* Il secondo -
E se vi eravate
salvati con il primo (cosa quasi impossibile, ma non del tutto)
qui siete fregati. Impossibile non trovare della carne o del
pesce, senza contare (per i vegani) i vari contorni a base di
formaggi e salsette. Alcuni risolvono il problema alzandosi in
piedi e fingendo una crisi mistica
Può essere una
soluzione. Ma, sempre nel caso in cui siate stati invitati da
gente che non vi conosce (certi del fatto che difficilmente si
ripeterà l'invito), sappiate essere fantasiosi o questa sarà la
vostra Waterloo. Tanto vale ammettere subito, anche perché a
seguire vi aspetta:
* Il dolce - I vegetariani qui possono
rifarsi, i vegani invece no. A questo punto però potrete
risollevare le sorti del pranzo tirando fuori un dolce vegano
appositamente preparato (mi raccomando: assicuratevi che sia
buono, non tentate esperimenti!). Se non altro non passerete per
maleducati, e magari qualcuno, con la pancia piena di capretto,
sarà pure interessato ad ascoltare qualcosa
In fin dei conti, dunque, il pranzo natalizio, e in generale le
festività, sono peggio di quello che possiate pensare. Ma non
disperate: cercate una vostra tecnica di guerriglia ed
applicatela, tanto è bene sapere che non c'è una soluzione
vincente al 100%.
E mentre vi destreggiate tra un primo ed un secondo piatto, messi
a dura prova dalle varie mamme, nonne e zie, siate sempre
sorridenti e cordiali: del resto nella vita, prima o poi, si è
sempre parte di una minoranza, che lo si voglia o no.
(di Gianluca Sgueo)
Veganesimo, i perché di una scelta
(a
cura di Gianluca Sgueo)
22/11/2000
Partiamo da
alcune doverose precisazioni che sono necessarie a chiarire
quello che tenterò di spiegare. Anzitutto per dovere di
chiarezza io non sono vegano, ma vegetariano (più avanti
spiegherò la differenza tra le due cose). Vorrei che questo si
sappia, non perché non pensi di diventarlo (anzi molto
probabilmente sarà un obiettivo che mi porrò presto) ma perché
è giusto dire che essere vegetariani non è facile, eppure lo si
può essere con scarsi sacrifici a mio avviso. Ben diverso è l'essere
vegani. Riuscirci non è affatto impossibile ma di certo comporta
alcune rinunce più gravose, che non tutti -a meno che non siano
fortemente motivati- riescono a reggere. Personalmente ho queste
motivazioni, e credo siano forti, ma non mi sento ancora pronto
ad affrontare questo passo, e finchè non mi sentirò del tutto
pronto non lo affronterò.
In secondo luogo è bene chiarire subito la differenza tra
vegetarianesimo e veganesimo: Vegetariano è colui il quale
sceglie di non cibarsi di animali (acquatici e terrestri) mentre
il vegano è colui il quale non si nutre (né utilizza) animali e
derivati animali (e quindi anche latticini, uova, formaggi ecc
ecc).
Detto questo posso dirvi che le ragioni che spingono una persona
a compiere una scelta così radicale sono di diverso tipo. Non
necessariamente ogni vegano avrà tutte queste motivazioni, più
spesso saranno solo alcune di esse ad averlo spinto. Quello che
comunque importa è che chi abbia compiuto questa scelta sia
convinto di ciò che fa e non lo faccia solamente per moda, come
purtroppo accade in alcuni casi.
Le motivazioni più importanti sono senz'altro quelle etiche,
dettate dal profondo rispetto della vita che ci circonda.
Motivazioni che portano alla consapevolezza di avere noi umani
possibilità di scelta nella soddisfazione delle nostre esigenze
vitali che sono invece precluse ad animali carnivori. Se nell'antichità
infatti era lecito per l'uomo cacciare per procurarsi il
necessario sostentamento, la moderna società consumistica offre
fin troppe alternative ad una dieta carnivora, alternative che,
è bene precisarlo, non comportano deficienze di tipo sanitario
ma che anzi paiono assicurare una salute migliore di chi invece
facendo uso di carne si espone ai mille pericoli che questo
comporta. Molti probabilmente non sanno che nelle moderne
strutture zootecniche le esigenze di produzione costante e a
basso prezzo hanno determinato una trasfigurazione dell'animale,
divenuto da essere vivente a semplice macchina utilizzata per
riprodurre se stessa, in un ciclo infinito di prigionia,
nutrizione innaturale e morte prematura (l'essere ingabbiati o
incatenati, sottoposti ad una illuminazione continua che
impedisce loro di dormire, essere a volte nutriti con la carne
dei propri simili, la sottoposizione a continue terapie di tipo
ormonale ed antibiotico volte a prevenire lo scoppio di epidemie
ed assicurare una crescita più rapida o ancora la totale
repressione di istinti sessuali e affettivi sono solo alcune
delle torture cui sono sottoposti questi esseri viventi, il tutto
nel solo nome del dio-profitto). La privazione del piacere che
può procurare il cibarsi di carne animale o di derivati della
stessa è ben poca cosa rispetto ai vantaggi che se ne traggono (ultimo
e non meno importante la consapevolezza di non favorire la fame
nel mondo, evitando di cibarsi indirettamente delle piante che
costituiscono la nutrizione di questi animali si ha infatti la
consapevolezza di non contribuire allo spreco di risorse primarie
utilizzabili direttamente dal Terzo e Quarto mondo).
Come già accennato poco fa, possono essere anche motivazioni di
tipo salutista a determinare una scelta di questo tipo. Ricerche
scientifiche dimostrano che il veganesimo/vegetarismo non e' una
pericolosa fonte potenziale di squilibri e carenze nutrizionali,
ma al contrario il modo di alimentarsi piu' confacente alle
esigenze anatomo-fisiologiche dell'organismo umano. Non a caso
tra queste persone l'incidenza di malattie cardiovascolari,
cancri, ipertensione, diabete, calcolosi, artrosi e obesità sono
decisamente inferiori rispetto a chi fa abituale uso/abuso di
carne animale. Del resto non è un mistero che tra le pratiche
suindicate vi sia il costante uso, nell'alimentazione fornita
agli animali, di elementi di natura chimica che ne inquinano la
carne, favorendo addirittura la nascita di virus non propri della
razza (un caso su tutti quello della celebre "Mucca Pazza").
Strettamente collegate a questo discorso sono le motivazioni di
tipo ecologista: è bene si sappia che per coltivare quel 40% di
cereali e 70% di semi proteici della produzione agricola mondiale
destinati al nutrimento degli animali "da carne", si
usano ingenti quantita' di concimi e pesticidi
pericolosi che danneggiano irrimediabilmente i terreni,
contaminando in profondita' falde acquifere e corsi d'acqua,
senza risparmiare l'aria a causa degli scarichi delle industrie
chimiche dell'indotto. Queste sostanze, spesso liposolubili e
quindi ben presenti nei grassi degli animali macellati, si
concentrano lungo la catena alimentare per giungere infine ad
intossicare l'uomo. Non solo: il disboscamento determinato dall'estensione
dei pascoli e lo sfruttamento intensivo di tali terreni causa una
carenza tale di legname da determinare fenomeni notoriamente
conosciuti come l'aumento di frane ed inondazioni, la diminuzione
del riapprovvigionamento delle falde acquifere e delle sorgenti (a
loro volta causa principale della desertificazione).
Ultime ma non meno importanti le motivazioni di tipo economico.
È noto che il rendimento energetico dell'alimentazione carnea è
molto basso, tale da richiedere l'utilizzo di 7 calorie vegetali
per ottenerne una animale. Tenendo presente questo dato
inconfutabile si pensi che in media un terreno adibito a pascolo
fornisce una tonnellata di carne, ma potrebbe invece fornirne 20
di legumi. Considerando ora che alla fine il 20% dell'energia
totale utilizzata nel settore agricolo dai Paesi ricchi e'
impiegata per la produzione dei vegetali direttamente consumati
dall'uomo ed il restante 80% e' destinato al nutrimento degli
animali, si evidenzia il dispendio di energia e il carico di
imposte ed inquinamento causati dalla produzione di carne su
larga scala. L'energia spontaneamente accumulata dalla terra e
dalle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana, unico
efficiente impiego dell'energia solare a basso costo, non e' piu'
razionalmente sfruttata. Questo perche' l'agricoltura si e'
trasformata in un'attivita' pseudoindustriale divenendo fonte di
malattie, di degrado ambientale e di disoccupazione per l'inutilita'
della manodopera nelle campagne che faticano ad assicurare
reddito ai piccoli produttori. In una prospettiva vegetariana/vegana,
le pratiche agricole permetterebbero l'autosufficienza alimentare
delle collettivita', contribuendo notevolmente all'equilibrio
economico delle nazioni.
Questo è quanto. Provate a riflettere 5 minuti su quanto avete
letto e provate a pensare all'importanza che avrebbe una scelta
di questo tipo e alla coerenza che ciò comporterebbe con altre
idee che potete avere (presumo che chi legge abbia ben chiari
concetti come anarchia, autoproduzione, autogestione e cose di
questo tipo, legate strettamente a quello che s'è detto finora,
anche se fa conmodo credere il contrario). È fin troppo facile
parlare di punk e di rivolta, farsi belli il sabato alzandosi la
cresta, e poi non essere a conoscenza di problematiche così
evidenti, eppure così ignorate come questa... ancora una volta
siamo di fronte alla dimostrazione che usare la testa è ben più
difficile di quanto possa o si voglia far sembrare.
La mucca pazza
(a
cura di AOB)
5/2/2001
E'
da un po' (circa due mesi) che sui giornali e soprattutto in TV,
accanto alle solite facce di cazzo di politici e giornalisti e ai
vari quizzoni per diventari miliardari, appaiono incessantemente
bovini, mucche, insomma quelle bestiacce comunemente dette vacche.
Ti inseguono senta tregua, e ti beccano proprio ad ora di pranzo,
quando stai addentando il tuo agognato boccone... Vive, morte, X:
non fa differenza; pazze, psicolabili, sporche, appese, squoiate,
squartate, grondanti sangue, sanguinolenti teste senza corpi e
penzolanti corpi senza teste; e come se non bastasse, interiora
andate a male, cervelli al BSE, costate, fiorentine al sangue da
salvare a tutti i costi, carcasse putride, fosse comuni, farine
animali.
Ora, detto che ognuno si regola come crede opportuno, ci sono dei
fatti incontrovertibili sui quali riflettere tutti insieme,
amanti o meno della braciola e della salsiccia ai ferri.
Il primo di questo è il ruolo tenuto dalla stampa sull'intera
vicenda, ma questo argomento è talmente ampio che comincierei a
parlarci sù adesso, per finire domani mattina, e questa
prospettiva non mi alletta molto (termine scelto non a caso... alLETTa...
ok?), considerata la tarda ora...
Allora passo direttamente al secondo, non meno importante: la
cosiddetta e ormai famossissima "protesta degli allevatori"
(e dei macellai...).
Festeggiano con fiumi di spumante la notizia che la Sissi non è
malata: la baciano, alla Sissi, le vogliono davvero tutti molto
bene; le fanno addirittura assaggiare lo spumante. Si sono
vestiti bene, i cafoni, ci sono le telecamere dei TG a riprendere,
cazzo... Gli stivali buoni fanno conoscenza con gli escrementi
della Sissi, ma oggi la Sissi è la principessa! Le fanno la
festa, oggi, alla Sissi, e domani gliene faranno un'altra:
peccato che quella di domani sarà anche l'ultima... Viva la
Sissi! La Sissi è morta!
Poi i cafoni e i "macellari" vanno in piazza a
protestare, completi di trattori e campanacci d'ordinanza e
mucche regolamentari al seguito. Giunti dinanzi al Parlamento,
cominciano a tirare uova e altro sulla facciata e sul portone del
Palazzo. Contestazione tutt'altro che pacifica. E i poliziotti in
formazione anti-sommossa cosa fanno? No, oggi non si muovono...
non ci sono mica quei fessi dei centri sociali da malmenare un po'...
Oggi assistono allo spettacolo, spettatori non paganti (anzi, ben
pagati per un cazzo) di una patetica esibizione. Eppure sono
recenti gli scontri di Roma in occasione della visita di quel
fascista di Haider a quel fascista del Papa: allora "i
ragazzi del popolo di Seattle" (o gli "squatters"
o "quelli dei centri sociali" o "quelli del calcio"
ecc...), pur restando fermi immobili, presero botte e si
beccarono il poco simpatico fumo dei lacrimogeni negli occhi,
come fossero stati i peggiori guerriglieri; erano schierati certo,
ma con la chiara e previa manifestata intenzione di condurre una
(giusta) protesta forte ma assolutamente non-violenta.
E allora, c'è o no qualcosa che non quadra? Fatevi i vostri
conti, e rispondete a questa domanda: perchè?
(Perchè ai cafoni bastardi no, e ai "ragazzi del muretto"
giù mazzate senza pietà?)
Ma passiamo ad un altro punto: le carni alternative. Maiali agli
antibiotici, polli alla diossina, e soprattutto cavalli, perfino
struzzi, e chissà quant'altro di "alternativo" da
trucidare, da adesso alla fine dell'"emergenza"... Che
arriverà, prima o poi, e che come una valanga sotterrerà tutti
i timori e come un uragano spazzerà via tutti i dubbi: basterà
un simil-medico corrotto col camice bianco a normativa CEE,
etichettato da un qualsaisi telegiornale come super-esperto del
problema, a far passare tutto di un colpo la paura, la "psicosi
mucca pazza", e a riportare la situazione al caro,
tranquillizzante "tutto come prima".
Perchè gli interessi economici, si sa, sovrastano tutto. Anche e
soprattutto la vita delle persone (e delle bestie).
Ma forse un cosa buona in tutto questo c'è: se questa "mucca
pazza" alla fine servirà a risvegliare le coscienza
assopite, a far riflettere più a fondo sul significato di (ogni)
vita e sul sempre più discutibile operato umano, che ormai è
orientato solo in unica direzione, quella del profitto ad ogni
costo, allora c'è una speranza.
Se la "mucca pazza" avrà spinto qualcuno ad essere
vegetariano (per qualsiasi motivo), per convinzione, e non per
moda o per paura (anche se, a questo punto, giustificata), questo
significherà qualcosa di importante: meno mucche uccise, meno
sangue inutile sparso, meno guadagni per "aguzzini" e
"boia" (alias allevatori e macellai), e più salute,
per noi e per le "bestie" (o per le bestie e le vacche...).
Speriamo solo che non si risolva tutto nel solito, irrefrenabile
fremito televisivo della solita, abusatissima, mucca pazza
inglese...
Vegetariano, per
definizione, è colui che non si nutre di alimenti contenenti
prodotti che derivino da uccisione o sofferenze di animali; carne
e pesce e loro derivati sono ovviamente banditi dai suoi piatti
ma rimangono uova, latte, formaggi e miele. Oltre, ovviamente, a
frutta, verdura, legumi, cereali e - per chi le ama - alghe.
Esistono, all'interno di questo mondo, delle scuole più radicali
(la vegana - o vegetaliana - che esclude l'utilizzo di prodotti
di origine animale; la crudista, che sostiene che la cottura dei
cibi impoverisce gli stessi; la fruttariana, che invita a
mangiare solo frutta fresca, biologica e matura colta dall'albero
un attimo prima che cada per terra), ma queste possono essere
scelte successive, che comportano certamente maggiori attenzioni
e precauzioni. L'alimentazione vegetariana, di per sé, è
completa. "Non ci sono controindicazioni - precisa Giuseppe
Fariselli, vegetariano, medico chirurgo, specializzato in
oncologia e dirigente dell'Istituto Nazionale dei Tumori di
Milano - anche se per i bambini e le donne con mestruazioni
abbondanti, la dieta va sostenuta con alimenti ricchi di ferro.
Quindi occorre una maggiore attenzione, anche alle combinazioni
alimentari.
L'alimentazione deve essere variata, altrimenti si possono
manifestare delle carenze. La dieta vegetariana, in particolare
se unita all'uso di prodotti integrali biologico-dinamici e all'assunzione
giornaliera di frutta fresca, è associata ad una ridotta
mortalità per cardiopatia ischemica, malattie cerebro-vascolari
e tumorali; si addice al benessere della persona, alla
disintossicazione dell'organismo ed al potenziamento delle difese
immunitarie".
La passione per la carne è dura a morire. Soprattutto per un
fattore culturale. Se fino agli anni Sessanta si osannava una
dieta ricca di proteine animali, all'insegna della "bistecca
con insalata", il tempo ha portato prima la rivalutazione
della dieta mediterranea, forte di carboidrati, per poi porre l'accento
sull'importanza strategica, nell'alimentazione, di frutta e
verdura: in grado di contrastare molte delle malattie "del
benessere" (obesità, arteriosclerosi, diabete, ipertensione,
malattie cardiovascolari, artritismo ecc). Ciò nonostante, l'attaccamento
alle proteine animali rimane forte. Nella comportamento comune,
la carne aiuta a "tirarsi su"; senza non si può vivere
bene. I fatti dicono, però, il contrario. Le proteine, è vero,
sono indispensabili per la vita. Secondo le indicazioni della Fao-Oms,
il fabbisogno proteico giornaliero è di 0,5 grammi per ogni
chilo di peso corporeo: questo significa, ad esempio, che un uomo
di 70 chili ha bisogno al massimo di 35 grammi di proteine al
giorno. Recuperabili, tra l'altro, in quasi tutti gli alimenti.
Ma: introdurne troppe è dannoso: "fegato e reni sono
sottoposti ad un superlavoro e vengono favorite, oltre all'accumulo
di tossine nell'organismo, diverse forme di nefropatie ed
epatopatie": spiega il prof. Armando d'Elia. "Se poi le
proteine ingerite sono di origine animale, vengono favoriti anche
processi putrefattivi a livello intestinale, che costituiscono un
pericoloso fattore di rischio per i tumori, oltre che veicolare
un sovradosaggio di grassi saturi e colesterolo". Di più:
"se nelle 24 ore si ingerisce una quantità di proteine
inferiore a quella indicata da Fao-Oms, tale dieta non potrà mai
essere patogena".
Molti sono anche i segnali che arrivano dal nostro corpo: "i
denti, che fanno da specchio alle capacità dell'intestino e
dello stomaco, parlano chiaro: noi siamo fatti per un'alimentazione
prevalentemente basata sui cereali e sulle verdure. Molari e
incisivi, infatti, sono decisamente superiori di numero ai canini":
afferma Silvana Giorgiani, erborista, esperta in alimentazione
naturale e Reiki Master, di Sassocorvaro (Pesaro). Che
puntualizza: "Gli animali carnivori hanno un intestino corto,
per espellere velocemente i rifiuti. Nell'uomo, che ha un
intestino lungo, la carne è soggetta a putrefazione, con
conseguente intossicazione del sangue". Se non si vuole
optare per l'eliminazione definitiva delle proteine animali dalla
propria tavola, è consigliabile farlo di tanto in tanto: "magari
per un mese, come cura disintossicante e per far riposare i reni;
la ripresa dovrà comunque essere graduale".
Il punto sta proprio qui. Nella scelta di passare ad un'altra
alimentazione. Ad un altro stile di vita. Sapendo di poterlo fare
senza rischi per la propria salute. In questo senso si è mosso,
due anni fa, l'intervento dell'Avi presso l'Istituto di
Autodisciplina della Pubblicità, per bloccare uno spot in cui si
asseriva che la carne è indispensabile: "Abbiamo presentato
tutta la documentazione scientifica in nostro possesso ed è
stato riconosciuto che nessuno slogan potrà mai più affermare
che senza carne o pesce non si può stare. Vogliamo soltanto che
venga fatta la giusta informazione, affinchè le persone possano
scegliere tranquillamente e liberamente, senza paure
ingiustificate", spiega Carmen Somaschi.
"Quando si passa da un'alimentazione tradizionale ad una
vegetariana occorre farlo gradualmente, per abituare il corpo.
Inizialmente l'intestino farà un po' di fatica, ad esempio. L'importante
è farsi seguire da un medico e leggere qualche buon testo di
cultura vegetariana, per ampliare le proprie conoscenze in ambito
alimentare", avvisa il dott. Fariselli. Si può diventare
inizialmente anche un po' anemici perché il corpo è abituato
con le proteine animali; ma tolti carne, pesce e derivati, ed
abituandolo ad un'altra alimentazione, l'organismo si adatta e
sintetizza meglio anche le "altre" proteine.
Pop, Sofficini e Che Guevara
(a
cura di Borys@Tetanus - e-mail / website)
tratto
da Tetanus 'zine #16
Il pop più beceramente commerciale ha la caratteristica di avere un numero impressionante di detrattori: il metallarino invasato coi Rhapsody che divide il mondo in metal e non metal, il punketto cresciuto al suono destabilizzante il sistema dei Punkreas, il sinistroide tutto Che, Leonka e Rage Against The Machine, il maturo artista ascoltatore consapevole di jazz e classica ma che non hai mai preso uno strumento in mano ma che si crogiola nella ricerca creativa, il bongoloide rastafariano che sbongola il bongo la sera al parco delle Cascine, l'elenco di persone che gettano merda potrebbe continuare ad iterum. Eppure il pop non è merda, avete mai visto della merda al supermercato? Okay, il caffè Fidèl fa schifo, alla Nestlè sono delle merde, ma si tratta comunque di roba che attrae, mentre la merda in senso stretto è repellente. E il pop commerciale non ha nulla di più o di meno rispetto ai cereali Kellogs supercrococioccolosi, all'esotica fragranza del Nescafè o alla genuinità dei sofficini Findus. Si tratta di un prodotto che nasce da ricerche di marketing apposta per vendere e per far guadagnare le multinazionali (che poi magari investono gli utili in ricerche sui sistemi di puntamento dei missili, non è uno scherzo). E quello che ne viene fuori è così smaccatamente ruffiano, così apertamente proclive alla demenza, che solo un idiota non si accorgerebbe della finalità al profitto più sfrenato. Questa trasparenza forse da noia a molti, ricorda loro che i propri idoli forse non sono così onesti, ricorda loro che i Rhapsody forse se la ridono riguardo le violente diatribe sul fatto che i Korn siano o non siano metal, che i Punkreas hanno ipocritamente usato la scena Do It Yourself come trampolino verso il successo (tra gli adolescenti brufolosi), che il Leonka si è legalizzato, che i Rage Against The Machine fanno fare dei grossissimi profitti alla multinazionale Sony dietro le belle parole sui nativi americani, e così via. Ben venga Britney Spears al pari della Cola Fidèl (senza caffeina), ben vengano gli Eiffel 65 al pari dell'acqua Rocchetta che senza sodio inibisce la ritenzione idrica chissà che cazzo è, spazio alle coscie di Mariah Carey che ha scoperto che facendo la castigata vendeva meno della cioccolata Montalpina, e poi 'N Sync, Jennifer Lopez, French Affair, Geri Halliwell, che sicuramente se ne fottono pure di quello che ora il sottoscritto sta scrivendo, godendosi alla luce del sole i loro profitti (mentre i 99 Posse fanno gli straccioni, ma poi girano in Mercedes). E' l'assoluta mancanza di pretenziosità che mette Christina Aguilera decisamente al di sopra dei Rage Against The Machine, che la rende un prodotto decisamente più appetibile in quanto più genuino. Inoltre è di una semplicità inaudita rimediare dei cd di pop beceramente commerciale, c'è il senegalese che ne vende le copie pirata in mezzo alla strada, c'è Internet da cui si possono facilmente scaricare gratuitamente gli mp3, c'è l'amica che ha fatto la cazzata di comprare il cd originale quando tanto c'era il senegalese, c'è insomma la possibilità di ascoltare della musica leggera, superficiale e divertente spendendo poco o nulla e senza dare comunque soldi alle multinazionali che patrocinano l'"artista", quindi ancora meglio dei Sofficini Findus, la mercificazione è più innocua. E poi via, fra qualche anno nessuno si ricorderà più delle M2M come pochissimi oggi si ricordano della cazzata del dentifricio con Gardiol..., e sicuramente non ci tengo minimamente a ricordarmi fra qualche anno dei Rhapsody...