Amari
4/10/2006 - "Banale", Padova

Ero davvero curioso di sentire il fenomeno pop italiano made in Friuli, il creatore del disco più intrigante e che si fissa in mente il più rapidamente possibile di nome "Grand Master Mogol". Finalmente, dopo tante occasioni tramutatesi in nulla, riesco a presenziare alla "Riotmaker Night" al "Banale" di Padova.

L'inizio non è dei migliori: al nostro arrivo mancano i biglietti e il problema maggiore è che c'è davvero poca gente fuori che si domanda dove siano. Passato questo inconveniente, la serata ha inizio con i Carniful Trio sul palco.

Il gruppo, nella propria ricerca di indie-rock, funk, disco music, pop e percussionismo fine a se stesso, pur regalando momenti sonori di pregevole impaginazione, si perde nel non arrivare mai ad un suono omogeneo e nel prestare pochissima attenzione al testo che risulta assente o banale nella maggior parte dei casi. E proprio questo mi lascia un po' esterrefatto vista l'attenzione e la ricerca testuale che il gruppo al quale aprono il concerto predica.

Amari @ Banale, Padova 4/10/2006

Ma c'è poco tempo per star lì a riflettere visto che si montano i neon colorati, le luci si abbassano e cinque soggetti abbigliati con felpe identiche, con pantaloni identici e scarpe identiche prendono possesso del palco con l'atteggiamento tipico del rapper statunitense medio. Sono gli Amari, rispettivamente Marcapiano alla chitarra e alla tastiera, Cero al basso, Enri Colibrio alla batteria, Dariella alla chitarra e alla voce e il Pasta alla tastiera e alla voce. La band inizia subito forte e spazza via alcuni dubbi che durante il mio viaggio in treno Trento-Padova mi erano sorti: riusciranno a riprodurre quell'insieme di suoni ammucchiati nel cellofan al gusto di poser fighetti anche live?

Amari @ Banale, Padova 4/10/2006

"Accipicchia" è il brano che apre il concerto e che mi dà una giusta risposta alla domanda di prima: un pezzo preso a prestito dal loro precedente lavoro "Gamera" è l'intro che ogni pugile vorrebbe sentire prima di entrare sul ring nel match decisivo.

"L'avvoltoio Delle Tre" e "Arte Bruciante" riportano le coordinate sull'ultimo e stra-osannato da critica, blogger e pubblico "Grand Master Mogol": loop, tastiere che suonano le canzoni del Nintendo apparecchiate su testi che sfumano nell'hip-hop per immergersi nel pop d'autore.

Dal vivo rendono bene, anche se Dariella non nega di non essere al meglio questa sera a causa di alcuni problemi di voce e ci scherza su parlando di Amari versione Baustelle con il Pasta che canticchia "ti amaro ti amaro ma ti odio però". Nonostante questo, e grazie ad un Pasta che catalizza attenzione neanche fosse il nuovo Seth Cohen versione italiana, il concerto scorre piacevole tra canzoni vecchie e nuove: "Megamedio" datato 2002 e targato "Apotheke", il loro primo album, seguita da "Bolognina Revolution" che è così ruffiana e tristemente verosimile che l'intero "Banale" si perde nel cantarla anche se nessuno dei presenti vorrebbe essere a casa in questo momento per poi farsi travolgere dalla carica e dal testo di molteplice interpretazione di "La prima volta".

Intanto le felpe hanno lasciato posto al loro proverbiale arcobaleno: ogni componente indossa una t-shirt di diverso colore mentre canta le due canzoni filastrocche più interessanti di tutto l'album, "Il Vento Del 15 Gennaio" e "Campo Minato", che non perdono quel tocco malinconico, dannatamente adorabile, anche dal vivo. E le ragazze della prima fila tutte in tiro ne sono la prova.

Il concerto scorre veloce e sempre piacevole tra sketch made by Pasta e Dariella, sguardi al passato e occhi attenti verso il futuro con la presentazione di un nuovo pezzo ("Appless") per poi arrivare ad un finale mastodontico introdotto con un "una versione specialissima per una nostra canzone specialissima": "Conoscere Gente Sul Treno" viene velocizzata e incastonata su beat più potenti non perdendo quel suo spiccato senso "Battisti che si scontra con gli LCD Soundsystem mentre attende il treno direzione Udine sul binario uno" e aumentando così il suo alto tasso di ballabilità.

Il pubblico risponde alla grande nonostante l'affluenza non sia delle migliori e gli Amari ci tengono a farsi volere bene e regalano "Part(y)-Time Jobs" come loro personale buonanotte. Insomma, una bella conferma da una delle realtà più bizzarre e innovative della Penisola. Non lasciateli suonare in un locale mezzo vuoto la prossima volta, mi raccomando!


(testo e foto a cura di Woodgate)