Alkaline Trio + Forty Winks
17/2/2006 - "Transilvania", Milano

Come i più attenti di voi ricorderanno, la terza volta del "trio alcalino" in Italia avrebbe dovuto tenersi lo scorso settembre in occasione dell'"Independent Days Festival", ma per la disperazione di molti saltò a causa del matrimonio della sorella di Matt; ora come ora, non si può che esclamare che mai fiori d'arancio furono più azzeccati visto il loro involontario - ma indispensabile - contributo per la realizzazione di questa data italiana da headliner del trio, sia in una location più consona come capienza e atmosfera quale il "Transilvania" di Milano sia in una data così suggestiva quale un venerdì 17.
Giusto, di nebbia e code avremmo fatto tutti volentieri a meno, ma si sa, nella vita bisogna sapersi accontentare. E, inutile dirlo, di un gruppo come gli Alkaline Trio ci si accontenta molto volentieri.

Il tempo di arrivare districandosi nell'odioso traffico milanese e i sempre apprezzati Forty Winks sono già sul palco ad aprire la serata nel segno del sano rock'n'roll. Dopo aver completamente abbandonato ogni passato riferimento emo e pop-punk con l'ultimo disco omonimo (recensione), i quattro bolognesi eseguono quasi esclusivamente pezzi tratti dallo stesso con il solo ritorno al passato del classicone "Sweet sweet frenzy".

Alkaline Trio @ Transilvania, Milano 17/2/2006

Solita ottima prestazione con tanto di sempre più frequente utilizzo della tastiera come già notammo in quel dell'"Independent" (live report), chiusura con "Why worry" e applausi meritatissimi. E per piacere, cari colleghi di magazine e riviste varie, basta definirli con le solite frasi del tipo "giovani-promesse-dal-grande-futuro", qua si tratta già di una solida realtà in costante evoluzione.

Cambio strumentazione, chiacchiere a volontà con le conoscenze presenti, riassetto del palco, risate per un paio di compari che promettono lacrime in caso di esecuzione di improbabilissimi pezzi, check di varia natura, quando già si vanno a spegnere le luci e ad accendere cuori e voci dei presenti per accogliere i cari Matt, Dan e Derek sul palco. La partenza è al fulmicotone con i due minuti e cinquantaquattrosecondi di "Back to hell" e il suo splendido ritornello con duetto, e i due minuti e cinquantacinque di "We've had enough", la hit del penultimo "Good Mourning" (recensione); il tempo di riprendere fiato ed è già il momento di un classico, "Maybe I'll catch fire", ovvero la title-track da quello che è forse l'album più bello e importante della band, seguita da un altro pezzo dall'ultima fatica ("Crimson" - recensione), la più "easy" "Mercy me".

Alkaline Trio @ Transilvania, Milano 17/2/2006

Il pubblico festante assapora ogni singola traccia cantandola a gran voce e i tre musicisti di nero vestiti apprezzano e ricambiano con un'ottima prestazione, nonostante le due precedenti esperienze in terra italiana non sono certo ricordate come delle più felici, e i più maligni parlavano di parziale incapacità tecnica. Il sottoscritto in parte credeva in questa teoria, ma al sentirsi eseguire in fila - e con così tanta passione - pezzi storici quali "Private eye", "Cringe" e la fantastica "I lied my face off", poco dopo seguita anche da un'insperata "She took him to the lake", è costretto a ricredersi. Del tutto. E anche i frequenti estratti dall'ultimo album convincono in pieno: "The poison" e "Settle for satin" suonate con tanto di supporto di un secondo chitarrista, una grandiosa "Burn", la "Prevent this tragedy" introdotta con un lungo discorso esplicativo sul testo, nonché il brano prestato alla causa del "Rock Against Bush" (sul quale evitano commenti, olè, almeno per una volta niente fiera delle banalità!), "Warbrain", non fanno altro che convincermi che i tre di Chicago hanno pure le mie stesse opinioni sulle tracce da suonare, grandi!

 

La prima conclusione spetta, poi, ad "Armageddon" e alla cantatissima "This could be love", dopodichè classica pausetta, acclamazione della folla e le due stoccate finali con il singolone "Time to waste" e l'immancabile "Radio" che va a concludere un concerto egregio, strumentalmente impeccabile, specie da parte di quel fenomeno di batterista che è Mr. Derek Grant, a proposito del quale è inutile sprecare aggettivi, ma anche buono a livello canoro; scontato, infatti, ribadire il mio amore per la calda e avvolgente perfezione vocale di Dan, un po' meno scontato, invece, notare un Matt in netto miglioramento benché sempre un po' alterno. In definitiva, però, non è facile trovare delle pecche ad un gruppo che sa tirare fuori una setlist così intensa ed efficace e che spazia con personalità tra così tanti generi da non poter essere limitato ad una sola definizione (cosa che fin troppe bands odierne dovrebbero imparare). Il giudizio finale, quindi, non può che essere molto positivo.





(live report a cura di Kodiak)

(grazie a Sara per le foto)

Alkaline Trio @ Transilvania, Milano 17/2/2006